Data del americano

Tornare in Italia dall'America?

2020.10.08 21:32 elisaz91 Tornare in Italia dall'America?

Mi sono appena imbattuta in un post molto simile al mio, so che forse questa è storia vecchia, ma leggendo le risposte e i contributi ho pensato che questa possa essere una discussione più interessante delle risposte medie che sto ricevendo da alcuni conoscenti. So che Reddit non è uno psichiatra o un amico, ma confido nella community per aiutarmi a vedere cose che magari io non vedo...
Sono originaria del Nord Italia ma da 6 anni vivo altrove - Austria, Germania, ora America. In Austria e in Germania per studio e dottorato, poi ho conosciuto un Americano, l'ho sposato. Lui è stato con me in Germania/Italia per un po' e si è in un certo senso innamorato dell'Europa - soprattutto sulle cose che ci stanno a cuore di più: idea di famiglia, cura per la persona e il bello, priorità non data solo al lavoro/soldi/successo/casa grande etc. Abbiamo provato a rimanere in Germania, ma a causa dei suoi student loans e assenza di lavoro immediato siamo dovuti tornare a Chicago, di dove è originario. Io ho ricevuto la green card e sono arrivata qui a gennaio, poco prima dell'inizio del delirio 2020. Ovviamente, l'anno peggiore in cui trasferirsi in America. America che io non ho MAI amato e con cui ho sempre fatto MOLTA fatica psicologicamente. E infatti, da gennaio ad oggi è stata solo una gran fatica. Lavoricchio, ma pagata malissimo, assolutamente lontana dall'ambito che ho studiato [mea culpa - non penso di voler andare avanti in accademia, e il mio era un ambito solamente accademico...]; lui lavora e ha un buon salario, ma siamo con un assicurazione sanitaria orribile, cosa che rende il fare un figlio una spesa atroce. La vita a Chicago sta diventando, oltre che costosa, anche pericolosa - sembra che non ci sia un futuro per l'Illinois, figuriamoci Chicago. In tutta questa fatica, lui ha mandato CV un po' a caso a aziende nel suo ambito in Italia e pochi giorni fa una azienda nel mezzo del nulla in centro Italia gli ha fatto un'offerta buona (molto meglio del previsto) per una posizione che a lui interesserebbe parecchio. Ora, in 2/3 giorni dobbiamo decidere se mollare tutto qua (gli amici che ci stiamo finalmente facendo e la sua famiglia, ma poche soddisfazioni lavorative e molta fatica psicologicamente ed economicamente) per trasferirci in un paesino di 10mila abitanti per questo lavoro - che sulla carta sembra buono, ma non so. Noi lo tratteremmo come un primo passo per tornare in zona Milano, vicino alla mia famiglia e amici, che è poi il motivo principale che ci spinge a desiderare l'Italia. A noi della carriera importa poco, ma io mi chiedo davvero se e come possa essere un passo sensato - nonostante alcuni amici che lavorano in HR di grandi aziende ci stiano dicendo che è un'offerta molto buona.

Chi di voi è tornato in Italia? Che fattori hanno giocato maggiormente nel vostro processo decisionale? So benissimo che un anno non è niente per conoscere l'America, ma quando pensiamo oggettivamente ai costi della vita qui e alla mentalità dominante in cui dovremmo crescere i nostri figli, ci viene abbastanza paura...
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2020.09.27 20:17 R_I_P_F_I_R_E (UnOfficial) Sega Genesis Emulator [DreamCast Version]

(UnOfficial) Sega Genesis Emulator [DreamCast Version]

https://i.redd.it/67v7ipt7dqp51.gif
SOBRE EL PROYECTO
Esta modificación esta basado en el prototipo del emulador de MegaDrive en esta añade caracteristicas de compatibilidad de Sega Smash Pack y eliminado varias proteciones que no hacia funcionar en DreamCast Japones y algunos modelos de la versión americana. Ademas se limpio el codigo para hacerlo mas estable en su función como emulador de Sega Genesis.
COMO AÑADIR JUEGOS
  1. Todos los juegos debe ser en binario (.bin)
  2. Los nombres de los juegos deben tener menos de 20 caracteres sin espacio, ejemplo: Comix_Zone.bin
  3. Todos los juegos debe colocarlos en la carpeta GAMES
  4. Añadir el nombre de juego en el texto de GAMES que esta localizado en la carpeta GENESIS y debe colocarlo de la siguiente forma, (EJEMPLO):

Comix_Zone.bin Comix Zone Mortal_Kombat.bin Mortal Kombat 
NOTA: Para major compatibilidad en los juegos americanos y/ japones debe añadir el prefijo #U en el nombre del binario para los juegos Americanos o #J para los juegos Japones en la lista de los juegos (GAMES.TXT), Ejemplo:
#UComix_Zone.bin Comix Zone (USA) #JMortal_Kombat.bin Mortal Kombat (JAP) 
De esa forma el emulador identificara el juego con su region y el nombre del juego en lista de selecion.
COMO GRABARLO
Este emulador es funcional si esta en modo DATA/DATA usando el BOOTDREAM ya sea como imagen virtual o grabarlo directamente al disco.
https://i.redd.it/a8m57gwaeqp51.gif
DESCRIPCIÓN
  • Autor (es): SEGA Corp.
  • Modificador: Ripfire
  • Categoria: Video Juegos
  • Genero: Emulador
  • Licencia: Sin Licencia
  • Lenguaje: Multi-lenguaje
  • Jugadores: 1 - 2
  • Fecha de Lanzamiento: ¿2000 / 2001? (Versión Original) 2020.06.15 (Versión Modificada)
  • Estado: Prototipo
  • Sistema de Video Juego: Sega Dreamcast
  • Región: NTSC (60 Hz) & PAL (50 Hz + 60 Hz)
DESCARGA (CODIFICADO A 64 BITS)
aHR0cHM6Ly91eC5udS9MTWNXbg== 
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2020.09.23 09:18 randieri La Authority irlandese per la data protection ha inviato a Facebook un ordine preliminare con cui si intima la sospensione del trasferimento dei dati dei cittadini europei in USA. In caso di risposta negativa da parte del colosso americano sarebbe pronta una sanzione del 4% sul fatturato di...

La Authority irlandese per la data protection ha inviato a Facebook un ordine preliminare con cui si intima la sospensione del trasferimento dei dati dei cittadini europei in USA. In caso di risposta negativa da parte del colosso americano sarebbe pronta una sanzione del 4% sul fatturato di... submitted by randieri to u/randieri [link] [comments]


2020.09.18 07:46 SamueleDelPapa Storia

Vai a... Home / Articoli / Governo / Militare / L'onda del triangolo volante del Belgio
Triangolo volante del Belgio Postato da: Antonio Huneeus agosto 26, 2020 0
Trent'anni fa, migliaia di cittadini belgi riferirono di piattaforme misteriose che volavano silenziosamente sui tetti. La Royal Belgian Air Force è stata coinvolta e ha collaborato pienamente con gli investigatori civili. Ad oggi, tuttavia, le origini di queste imbarcazioni rimangono sconosciute.
È difficile trasmettere l'eccitazione causata dall'ondata UFO belga se non stavi seguendo le notizie sugli UFO nel 1989 e all'inizio degli anni '90. All'epoca non mancavano i rapporti sugli UFO e l'interesse per il fenomeno era alto. Gli avvistamenti e le foto da Gulf Breeze, in Florida, hanno dominato la scena americana, i rapporti selvaggi sugli UFO e le storie provenienti dalla vecchia Unione Sovietica hanno ricevuto un'enorme attenzione dei media internazionali e l'ondata di video messicani è decollata nel 1991. Eppure l'ondata belga sembrava avere la meglio tutte queste storie per un po '. I rapporti di questo piccolo paese, quartier generale sia della Commissione europea che della NATO, hanno ricevuto una copertura senza precedenti, arrivando persino alla prima pagina del Wall Street Journal il 10 ottobre 1990, con una storia intitolata "Belgium Scientists Seriously Pursue A Triangular UFO . "
Il classico UFO di forma triangolare descritto da centinaia di testimoni oculari durante l'ondata belga: schizzo del testimone utilizzato per creare la ricostruzione dell'oggetto visto all'inizio della storia. Credito: SOBEPS
Molte erano le ragioni dell'interesse generato dall'ondata belga. Uno era la qualità delle relazioni stesse, la maggior parte delle quali sono state registrate nella regione francofona della Vallonia. Non ci sono stati atterraggi o avvistamenti umanoidi, ma molti avvistamenti dettagliati di più testimoni di piattaforme volanti che si muovevano lentamente e silenziosamente sopra i tetti. Le forme variavano, ma la forma predominante era l'artigianato triangolare oa forma di delta. Alcune delle descrizioni erano così precise che le spiegazioni tradizionali di fenomeni naturali identificati erroneamente o di aerei convenzionali erano escluse. Invece, i caccia stealth e altri aerei militari segreti statunitensi sono diventati le spiegazioni preferite suggerite dagli scettici, ma sono state rapidamente escluse dalla Royal Belgian Air Force (RBAF). Un altro motivo per l'importanza dell'onda è che è stata attentamente studiata e documentata da un'organizzazione UFO locale chiamata SOBEPS (società belga per lo studio dei fenomeni spaziali).
SOBEPS è stata fondata nel 1971 da Lucien Clerebaut, Michel Bougard e altri, e ha costituito un piccolo ma altamente dedicato gruppo di investigatori sul campo. Alla fine dell'ondata nel 1993, SOBEPS aveva raccolto oltre duemila rapporti di testimoni oculari comprendenti ventimila pagine, quattrocento ore di registrazioni audio e seicento indagini complete. Cinquecentoquaranta casi sono rimasti inspiegabili. SOBEPS ha avuto anche l'assistenza di scienziati di prim'ordine, tra cui Léon Brenig, un teorico delle dinamiche non lineari presso la Libera Università di Bruxelles, e il professor Auguste Meessen, un fisico dell'Università Cattolica di Lovanio. Per quanto riguarda il suo lavoro con SOBEPS, il dottor Brenig ha detto, "questa è un'opportunità in cui possiamo applicare il metodo scientifico". Lo stesso Brenig divenne un testimone del cosiddetto triangolo belga durante la guida nelle Ardenne il 18 marzo 1990. L'intero dossier fu infine pubblicato da SOPEPS in due enormi volumi, cinquecento pagine ciascuno, dal titolo Vague d'OVNI sur la Belgique ( UFO Wave ver Belgium), pubblicati rispettivamente nel 1991 e nel 1994. A causa di difficoltà finanziarie, SOBEPS si è sciolta il 31 dicembre 2007, ma alcuni dei suoi membri hanno formato una nuova organizzazione più piccola chiamata COBEPS (comitato belga per lo studio dei fenomeni spaziali) per preservare gli archivi e il lavoro svolto per trentasei anni.
I due volumi pubblicati da SOBEPS intitolati "UFO Wave Over Belgium". Credito: SOBEPS
Un elemento finale e chiave nella credibilità dell'onda UFO belga è stata la partecipazione e la convalida da parte della RBAF, che ha mostrato un insolito grado di apertura. Quando l'ondata belga ha preso piede, il ministero della Difesa belga è stato sommerso dalle domande del pubblico e dei media. Il compito ricadde sul capo delle operazioni dell'aeronautica militare, il colonnello Wilfried De Brouwer, che fu successivamente promosso a maggiore generale e vice capo della RBAF. Ora in pensione dal servizio, il generale De Brouwer ha continuato a parlare dell'onda. È stato uno dei tanti funzionari internazionali intervenuti al famoso evento al National Press Club (NPC) di Washington, DC, nel novembre 2007, organizzato dal regista James Fox e dalla giornalista Leslie Kean. "L'onda UFO belga è stata eccezionale e l'aviazione non è riuscita a identificare la natura, l'origine e le intenzioni dei fenomeni segnalati", ha detto De Brouwer all'NPC. Ha anche tenuto una presentazione dettagliata sull'onda al MUFON International UFO Symposium a San Jose, in California, nel luglio 2008, ed è stato uno dei cinque generali a scrivere un saggio nel nuovo libro di Leslie Kean, UFOs: Generals, Pilots, and Government Officials Vai nel registro.
Sebbene la RBAF abbia lanciato i jet in tre occasioni durante l'ondata, il generale De Brouwer ha spiegato in varie occasioni che non avevano la forza lavoro o le risorse per avviare un'indagine a tutti gli effetti per conto proprio, così invece hanno preso la via insolita di cooperare pienamente con SOBEPS. I dati radar sono stati inviati al Prof. Meessen per l'analisi e il generale De Brouwer ha accettato di scrivere il postface per il primo volume di SOBEPS quando era ancora in servizio. "Devo riconoscere che ho un po 'esitato quando SOBEPS mi ha chiesto di contribuire con la mia parte a questo libro", ha scritto. “In effetti, non sono uno specialista di UFO e, inoltre, è abbastanza delicato per qualcuno che occupa una funzione ufficiale mettere su carta le sue idee personali su una questione così controversa. Tuttavia, ritengo che non sarei stato onesto nei confronti dei SOBEPS se avessi rifiutato. L'aeronautica ha sempre giocato un gioco leale su questo argomento e considero questo postface un elemento complementare all'eccezionale file scritto dal popolo di SOBEPS ".
L'INCIDENTE EUPEN
Sebbene alcuni avvistamenti siano stati segnalati nell'ottobre 1989, il primo incidente importante dell'ondata belga si è verificato un mese dopo, il 29 novembre, intorno alla piccola città di Eupen, che si trova in una regione del Belgio vicino al confine tedesco. Questo caso iniziale ha messo sulla mappa il cosiddetto "triangolo belga" e ha portato all'inizio del coinvolgimento della RBAF. Ci furono avvistamenti sia diurni che notturni, sebbene questi ultimi fossero più lunghi e dettagliati. Il generale De Brouwer ha spiegato nel suo saggio per il libro di Leslie Kean, "un totale di settanta avvistamenti segnalati effettuati il ​​29 novembre sono stati completamente indagati e nessuno di questi avvistamenti poteva essere spiegato dalla tecnologia convenzionale. Il team di investigatori e io stimiamo che circa millecinquecento persone devono aver visto il fenomeno in più di settanta luoghi diversi da diverse angolazioni durante questo pomeriggio e la sera ". C'erano un totale di tredici gendarmi (poliziotti) che hanno visto l'UFO da otto diverse località intorno a Eupen. Il Prof. Meessen ha riassunto il caso nel libro di SOBEPS:
Il 29 novembre 1989, una grande imbarcazione di forma triangolare ha sorvolato la città di Eupen. I gendarmi von Montigny e Nicol lo trovarono vicino alla strada che collega Aix-la-Chapelle ed Eupen. Era fermo nell'aria, sopra un campo che illuminava con tre potenti raggi. I raggi provenivano da grandi superfici circolari vicino agli angoli del triangolo. Al centro della sottostruttura scura e piatta c'era una sorta di "faro rotante rosso". L'oggetto non ha prodotto alcun rumore. Quando ha iniziato a muoversi, i gendarmi si sono diretti verso una piccola strada nella zona sulla quale si aspettavano che l'oggetto volasse. Invece ha fatto un mezzo giro e ha proseguito lentamente in direzione di Eupen, seguendo la strada a bassa quota. È stato visto da diversi testimoni mentre volava sopra le case e vicino al municipio.
Nella sua conferenza MUFON del 2008, il generale De Brouwer ha fornito ulteriori dettagli su questo avvistamento: “L'UAP [Unidentified Aerial Phenomenon] ha emesso ripetutamente e simultaneamente due fasci di luce rossa con una sfera di luce rossa sulla punta di lancia del raggio. Successivamente, le palline rosse sono tornate sul velivolo. " Apparentemente c'era anche un secondo velivolo triangolare, che ha effettuato "una manovra di inclinazione in avanti, esponendo il lato superiore della fusoliera", ha continuato De Brouwer. “Loro [i gendarmi] hanno visto una cupola con finestre rettangolari, illuminate all'interno. Poi è scomparso a nord. " Altri due gendarmi videro uno dei velivoli di un monastero vicino; "Uno è attualmente il capo della polizia in quella zona, era spaventato a morte", ha aggiunto De Brouwer.
Grafico statistico degli avvistamenti belgi tra ottobre 1989 e settembre 1990, con picchi nel periodo novembre-dicembre e un secondo in aprile. Credito: SOBEPS
L'incidente di Eupen fu seguito da molti altri avvistamenti UFO, compresi diversi riportati l'11 dicembre 1989. Uno dei testimoni quella sera era un conoscente personale del generale De Brouwer, il colonnello André Amond, un ingegnere civile dell'esercito belga. Il Col. Armond ha lavorato accanto al generale De Brouwer e ha scritto un rapporto dettagliato per il Ministero della Difesa. Il colonnello Armond stava guidando con sua moglie intorno alle 18:45, quando hanno notato uno strano oggetto con luci rosse lampeggianti. Hanno fermato la macchina e sono scesi per vederla meglio. "All'improvviso, hanno visto un riflettore gigante, circa il doppio della dimensione della luna piena, che si è avvicinato a una distanza stimata di 100 metri", ha scritto De Brouwer, aggiungendo che "la moglie del colonnello era spaventata e ha chiesto di andarsene". Nel suo rapporto al Ministero, Armond "ha accertato che questo velivolo non era un ologramma, un elicottero, un aereo militare, un pallone, un ultraleggero motorizzato o qualsiasi altro veicolo aereo noto".
Varie forme sono state riportate in tutta l'onda, comprese rotonde, rettangolari ea forma di sigaro, ma la maggior parte erano oggetti triangolari. Il generale De Brouwer osserva che le differenze potrebbero essere dovute anche agli angoli di visione dei testimoni oculari. Il ricercatore Marc Valckenaers ha elencato alcune delle caratteristiche degli UFO nel secondo volume di SOBEPS sull'onda, tra cui: spostamento irregolare (zig-zag, cambio istantaneo di traiettoria, ecc.), Spostamento che segue i contorni del terreno; velocità variabili di spostamento (incluso movimento molto lento), volo stazionario (hovering), sorvolo di centri urbani e industriali ed effetti sonori (debole ronzio al silenzio totale).
Ricostruzione dell'incredibile piattaforma volante rettangolare vista da due operai il 22 aprile 1990, descritta come "una portaerei capovolta". Credito: SOBEPS
Uno dei rapporti più strani è venuto da due operai della città di Basècles, a sud-ovest di Bruxelles, che hanno visto un'enorme piattaforma volante trapezoidale (330 x 200 piedi) poco prima della mezzanotte del 22 aprile 1990. L'oggetto si muoveva lentamente e silenziosamente, coprendo l'intero cortile della fabbrica. Nel rapporto SOBEPS, gli operai della fabbrica hanno descritto l'UFO come "una portaerei capovolta". Nonostante la qualità fantascientifica di questo avvistamento, un rapporto quasi identico fu presentato quasi un anno dopo, il 15 marzo 1991, da un ingegnere elettronico ad Auderghem, vicino a Bruxelles, che si svegliò nel cuore della notte quando “sentì un fischio ad alta frequenza appena udibile. Ha guardato fuori dalla finestra e ha visto una grande imbarcazione rettangolare a bassissima quota con strutture irregolari sul fondo ", ha scritto il generale De Brouwer.
Una caratteristica dell'onda belga era quanto vicini gli oggetti volavano sopra i tetti, come mostrato con questa piattaforma rettangolare volante. Credito: SOBEPS
Un'altra vista della piattaforma volante rettangolare sopra il tetto e schizzo che mostra dove l'ha vista il testimone. Credito: SOBEPS
L'EPISODIO DI SCRAMBLE DELL'F-16
Se gli avvistamenti di testimoni multipli di Eupen del novembre 1989 hanno innescato l'ondata belga, l'incidente del caccia a reazione durante la notte del 30 marzo 1990 ha segnato il picco dell'interesse pubblico e della copertura mediatica globale. L'aeronautica militare belga aveva decentrato i jet in due precedenti occasioni senza risultati positivi. La corsa del 5 dicembre 1989 non ebbe successo; quando il jet ha raggiunto il cielo, l'UFO era sparito. Inoltre, il caso del 16 dicembre 1989 si è rivelato un falso allarme; le autorità hanno rapidamente stabilito che si trattava di una proiezione laser riflessa da uno strato di nuvole. A seguito di questi due fiaschi, la RBAF ha implementato una nuova politica in base alla quale i jet sarebbero stati lanciati solo quando un avvistamento sarebbe stato rilevato sul radar e sarebbe stato visivamente confermato a terra dalla polizia.
Il team SOBEPS in visita alla struttura radar della Royal Belgian Air Force a Glons: nel gruppo centrale, a sinistra, il presidente della Società Lucien Clerebaut e a destra, il fisico Prof. Auguste Meessen, accanto all'ufficiale militare. Credito: SOBEPS
Come riportato in un rapporto preliminare preparato dal maggiore P. Lambrechts della RBAF, intitolato "Rapporto sull'osservazione degli UFO durante la notte dal 30 al 31 marzo 1990", l'incidente iniziò alle 22:50. il 30 marzo, quando la gendarmeria ha telefonato al "controllore principale a Glons" del radar per segnalare "tre luci insolite che formano un triangolo equilatero". Altri gendarmi hanno confermato le luci. Quando la struttura NATO a Semmerzake ha rilevato un obiettivo sconosciuto alle 23:49, è stata presa la decisione di rimescolare due caccia F-16. I jet sono decollati alle 12:05 da Beauvechain, la base aerea più vicina, e hanno volato per poco più di un'ora. Secondo il rapporto del maggiore Lambrechts:
L'aereo ha avuto brevi contatti radar in diverse occasioni, [ma i piloti] ... in nessun momento hanno stabilito un contatto visivo con gli UFO ... ogni volta che i piloti sono stati in grado di fissare un aggancio su uno degli obiettivi per pochi secondi, si è verificato un drastico cambiamento nel comportamento dei bersagli rilevati ... [Durante il primo aggancio alle 00:13] la loro velocità è cambiata in un tempo minimo da 150 a 970 nodi [da 170 a 1.100 mph] e da 9.000 a 5.000 piedi, tornando poi a 11.000 piedi per cambiare di nuovo per avvicinarsi al livello del suolo.
Quando il Col. De Brouwer ha mostrato le immagini radar computerizzate dell'UFO tracciato dal sistema radar di bordo F-16 in una conferenza stampa al Ministero della Difesa l'11 luglio 1990, i media internazionali sono entrati in delirio. Sono state rilasciate anche trascrizioni delle comunicazioni radio tra i piloti di caccia, il capitano Yves Meelbergs, il tenente Rudy Verrijt e il Glons Control Reporting Center vicino a Liegi, che hanno fornito alcuni momenti drammatici. Le trascrizioni dipingono un'immagine dei jet che inseguono echi radar fantasma che appaiono e scompaiono e poi riappaiono di nuovo, ma in nessun momento i piloti sono in grado di stabilire un contatto visivo con i presunti oggetti. L'Electronic War Centre (EWC) belga alla fine ha intrapreso un'analisi tecnica dettagliata dei nastri radar computerizzati F-16, completata dal Col. Salmon e dal fisico M. Gilmard nel 1992, e successivamente rivista dal Prof. Meessen.
Un caccia F-16 della Royal Belgian Air Force come quelli si è arrampicato nella notte tra il 30 e il 31 marzo 1990. Credito: Bernard Thouanel
Sebbene alcuni aspetti di questo caso rimangano ancora inspiegabili, Meessen e SOBEPS hanno accettato l'ipotesi di Gilmard-Salmon che la maggior parte dei contatti radar fossero in realtà echi causati da un raro fenomeno meteorologico. Ciò è diventato evidente in quattro lock-on, ha spiegato Meessen, “dove l'oggetto è disceso a terra con calcoli che mostravano un'altitudine negativa…. Era evidentemente impossibile che un oggetto potesse penetrare nel terreno, ma era possibile che il terreno potesse fungere da specchio ". Meessen ha spiegato come le alte velocità misurate dal radar Doppler dei caccia F-16 potrebbero derivare da effetti di interferenza. Ha sottolineato, tuttavia, che c'era un'altra traccia radar per la quale non vi è alcuna spiegazione fino ad oggi. Per quanto riguarda gli avvistamenti visivi di questo evento da parte dei gendarmi e altri, Meessen ha suggerito che potrebbero essere stati causati da stelle viste in condizioni di "rifrazione atmosferica eccezionale".
Un fotogramma del sistema radar di bordo dell'F-16 che mostra l'aggancio degli UFO durante l'episodio di scramble del marzo 1990, mostrato dalla RBAF in una famosa conferenza stampa nel luglio 1990. Credito: RBAF / Bernard Thouanel
In un'intervista telefonica del 1995, il generale De Brouwer ha riassunto le sue riflessioni su questo caso complesso: “Cerchiamo sempre possibilità che possano causare errori nei sistemi radar. Non possiamo escludere che ci siano state interferenze elettromagnetiche, ma ovviamente non possiamo escludere la possibilità che ci fossero oggetti nell'aria. In almeno un'occasione c'è stata una correlazione tra i contatti radar di un radar a terra e un caccia F-16. Ciò indebolisce la teoria secondo cui tutti i contatti radar sono stati causati da interferenze elettromagnetiche. Se aggiungiamo tutte le possibilità, la domanda è ancora aperta, quindi non c'è una risposta definitiva ". De Brouwer ha preso una visione più distaccata dell'episodio di scramble dell'F-16, tuttavia, nella sua conferenza MUFON del 2008 e nel suo saggio del 2010 incluso nel libro di Kean: "La conclusione dell'Air Force, quindi, era che le prove erano insufficienti per dimostrare che c'erano vere imbarcazioni nell'aria in quell'occasione. "
LA FOTO DI PETIT-RECHAIN
La famosa diapositiva a colori del triangolo belga fotografata a Petit-Rechain all'inizio di aprile 1990. Credito: © Guy Mossay / SOFAM
Raramente il vecchio detto secondo cui un'immagine vale più di mille parole diventa più vero che nel caso della straordinaria fotografia di un triangolo volante scattata nella piccola città di Petit-Rechain nell'aprile 1990. Questa diapositiva a colori è diventata il simbolo emblematico del Onda UFO belga. È stato pubblicato e trasmesso in programmi televisivi di tutto il mondo, e compare sulla copertina dei due volumi SOBEPS sull'onda belga. È anche una delle foto di UFO più analizzate nella storia dell'ufologia. Durante il mio viaggio a Bruxelles nel 1995, ho avuto l'opportunità di parlare a lungo con Patrick Ferryn, l'investigatore che inizialmente ha studiato il caso e ha scritto il capitolo al riguardo nel libro SOBEPS. Ferryn mi ha fornito copie della foto e campioni di miglioramenti al computer realizzati da Marc Acheroy, professore di elettricità alla Royal Military School, dove l'immagine è stata analizzata dal Signal Treatment Center. I dettagli di come è stata scattata la foto sono abbastanza semplici e diretti.
Il fotografo, P.M. (che vuole la privacy, ma ha collaborato pienamente con SOBEPS), era un operaio di vent'anni, che viveva nella piccola comunità di Petit-Rechain, vicino a Verviers. Era a casa con la sua ragazza la notte tra il 4 o il 7 aprile 1990 (non riesce a stabilire la data esatta), quando la sua ragazza ha notato per la prima volta l'oggetto tra le 23:00 e le 23:30. mentre portava il cane in cortile. Secondo la dichiarazione di P.M. a Ferryn, fu allertato dalla sua ragazza, uscì e "vide l'oggetto praticamente fermo verso sud-ovest, a circa quarantacinque gradi di elevazione. Consisteva di tre luci rotonde bianche su una superficie triangolare appena percettibile. Al centro c'era una macchia lampeggiante dello stesso colore, o forse un po 'più rossastra delle altre luci. " P.M. ha afferrato la sua macchina fotografica, una Praktica modello BX20 con uno zoom da 55-200 mm e un filtro per lucernario "Cokin" 1A da 52 mm. Ha girato gli ultimi due fotogrammi di un rotolo di pellicola per diapositive a colori Kodak 36-200 ASA. L'UFO si è poi spostato lentamente verso Petit-Rechain, fino a quando è stato nascosto dai tetti del villaggio. L'intero episodio è durato circa cinque minuti.
Il rullino è stato inviato per posta a una casa di sviluppo che offre uno sconto speciale e quando P.M. ricevute le diapositive, ha notato che solo il fotogramma # 35 aveva catturato l'UFO; il fotogramma n. 36 era completamente nero. Ferryn ha stimato che "la foto è stata probabilmente scattata con una distanza focale compresa tra 55 e 200 mm e con un tempo di esposizione compreso tra 1 e 2 secondi". P.M. ha mostrato la foto ai suoi colleghi della fabbrica (tutti in seguito intervistati da Ferryn), ma per il resto non ha fatto nulla per analizzare o commercializzare l'immagine. Uno dei suoi colleghi conosceva un fotoreporter locale di Verviers, Guy Mossay, che ha immediatamente visto il potenziale valore dell'immagine. P.M. ha venduto i diritti delle foto a Mossay per una piccola tassa. Mossay ha quindi proceduto al copyright della SOFAM (la società multimediale belga per gli autori di arti visive).
Gli scettici hanno naturalmente indicato la possibilità di una bufala con motivi di profitto. Tuttavia, in tal caso, perché P.M. vendere i diritti a Mossay per una quota minore? Inoltre, gli hoaxer non forniscono mai diapositive originali o negativi per l'analisi scientifica, come è stato fatto da P.M. Dopo aver verificato il suo background, intervistato conoscenti e così via, Ferryn ha osservato che "il racconto dei principali testimoni era coerente". Il generale De Brouwer ha trascorso un bel po 'di tempo a spiegare i dettagli di questo caso durante la sua conferenza al MUFON, dicendo del testimone che, "questo ragazzo è autentico, è un ragazzo che non fingerebbe affatto, te lo posso assicurare . " Ancora più importante, la foto del Petit-Rechain è stata sottoposta a più analisi scientifiche rispetto a praticamente qualsiasi altra foto di UFO nella storia.
Quando la foto del Petit-Rechain è sovraesposta, il contorno triangolare dell'oggetto appare chiaramente. Credito: © Guy Mossay / SOFAM
L'elenco degli esperti e delle istituzioni che hanno analizzato questa foto include il Prof. Acheroy della Royal Military Academy del Belgio; Il Prof. François Louange, esperto di fotointerpretazione di immagini satellitari per l'agenzia spaziale francese CNES; Il dottor Richard Haines, uno scienziato senior in pensione della NASA e rispettato ricercatore UFO; Istituto reale del patrimonio artistico belga; e André Marion, un fisico nucleare del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (CNRS), che ha condotto un'analisi nel 2002 con una tecnologia migliorata. I dettagli tecnici di queste analisi sono troppo numerosi per questo articolo, ma basti dire che non sono mai state trovate prove di inganno fotografico. Inoltre, di diversi tentativi di duplicare la foto utilizzando un modello triangolare di cartone scuro con fori e lampadine, solo uno realizzato dai membri dell'Istituto di astrofisica dell'Università di Liegi somigliava in qualche modo alla foto del Petit-Rechain. Ma la luminosità delle macchie nella replica era uniforme, mentre quelle nell'originale mostravano forme ed effetti spettrali differenti. Il più recente studio del CNRS del Dr. Marion ha confermato l'analisi precedente e ha trovato, come affermato dal Gen. De Brouwer, un "alone attorno al velivolo con struttura modellata", che potrebbe essere stato causato dal "sistema di propulsione" dell'oggetto di "magnetoplasma". dinamico." Marion ha anche affermato che "sarebbe estremamente difficile falsificare una fotografia del genere".
Alla fine, è quasi impossibile garantire l'autenticità di un'immagine di UFO. Ci sarà sempre una divergenza di opinioni, ma il verdetto nel caso Petit-Rechain appare molto favorevole. UFO triangolari sono stati avvistati in tutto il Belgio all'inizio degli anni '90. Sono state scattate dozzine di video sfocati e foto sgranate, ma generalmente non erano impressionanti. Petit-Rechain è stata la grande eccezione.
Nota: dalla stesura di questo articolo, la foto si è rivelata una bufala ammessa.
NESSUNA PROVA DI AEROMOBILE SEGRETO
A causa dell'elevata credibilità della maggior parte dei testimoni dell'onda belga e delle loro descrizioni di un velivolo triangolare silenzioso così preciso, cercare di spiegare l'onda in termini di bufale, fenomeni naturali erroneamente identificati o aerei convenzionali sembrava inutile. Pertanto, un certo numero di scettici e giornalisti dell'aviazione si sono concentrati sul tentativo di dimostrare l'ipotesi di aerei segreti statunitensi che volano sul Belgio. Sono stati proposti una serie di candidati, dall'Airborne Warning and Control System (AWACS) ai dirigibili segreti, dal caccia stealth F-117A ad altri rivoluzionari velivoli militari segreti statunitensi come il presunto TR-3A Black Manta. Innanzitutto, devi riflettere sul motivo per cui gli Stati Uniti dovrebbero condurre test dei loro aerei più segreti in un'area così popolata come la Vallonia, che non è solo un alleato degli Stati Uniti, ma anche il quartier generale dell'alleanza NATO. Il generale De Brouwer lo ha detto senza mezzi termini in un'intervista del 1991 alla rivista francese OVNI Présence: “Perché gli americani dovrebbero condurre test qui in Europa, senza permesso e con il rischio di avere un incidente che potrebbe creare un incidente diplomatico su scala globale ? Ciò non riguarda solo il Belgio, ma la NATO, dove il suo stesso concetto potrebbe essere messo in discussione. Non credo che gli americani possano correre un tale rischio, è evidente. "
Il maggiore generale (in pensione) Wilfried De Brouwer, che era l'uomo di punta della Royal Belgian Air Force per l'onda UFO, durante il suo viaggio a Washington, DC per partecipare all'evento del National Press Club nel 2007. Crediti: Bernard Thouanel
Guy Coeme e Leo Delcroix, i due ministri della Difesa belgi durante l'ondata, hanno negato enfaticamente la teoria che gli UFO fossero in realtà aerei statunitensi e hanno basato la loro smentita su indagini ufficiali con l'ambasciata degli Stati Uniti a Bruxelles. In una lettera del 1993 al ricercatore francese Renaud Marhic, il ministro Delcroix scrisse: “Sfortunatamente, fino ad oggi non è stata trovata alcuna spiegazione. La natura e l'origine del fenomeno rimangono sconosciute. Una teoria può, tuttavia, essere definitivamente accantonata poiché le forze armate belghe sono state positivamente assicurate dalle autorità americane che non c'è mai stato alcun tipo di volo di prova aereo americano ". Un documento declassificato del 1990 della US Defense Intelligence Agency (DIA) intitolato "Il Belgio e la questione degli UFO", sostiene la posizione di Delcroix. Dopo aver descritto gli eventi di base dell'ondata che si erano verificati fino a quel momento, il funzionario statunitense senza nome ha scritto proprio alla fine di questo memo: "The [U.S. L'aeronautica militare (USAF)] ha confermato all '[aeronautica belga] e al [ministero della Difesa belga] che nessun aereo stealth USAF stava operando nell'area delle Ardenne durante i periodi in questione. Questo è stato rilasciato alla stampa belga e ha ricevuto ampia diffusione ".
Sono trascorsi trent'anni dall'ondata UFO belga e non sono state prodotte nuove prove significative per dimostrare che gli avvistamenti siano stati causati da aerei militari segreti. I casi segnalati rimangono inspiegabili. Sembra certo che qualcosa di massiccio e tecnologicamente avanzato abbia volato sul territorio belga durante il periodo 1989-93. Perché e chi c'era dietro sono domande a cui resta una risposta. Un'opportuna conclusione, per ora, è ripetere quanto ha scritto il Gen. De Brouwer alla fine del suo famoso postface al primo volume del SOBEPS: “Verrà senza dubbio il giorno in cui il fenomeno sarà osservato con mezzi tecnologici di rilevazione e raccolta che ha vinto non lasciare un solo dubbio sulla sua origine. Questo dovrebbe sollevare una parte del velo che ha coperto il mistero per molto tempo. Un mistero che continua così presente. Ma esiste, è reale e questa di per sé è una conclusione importante ".
L'autore (a sinistra) con il presidente della SOBEPS Lucien Clerebaut presso la sede della Società a Bruxelles nel 1995. La mappa sullo sfondo mostra i luoghi degli avvistamenti in Belgio. Credito: Antonio Huneeus
Una versione di questo articolo è apparsa originariamente nel numero 5 (dicembre / gennaio 2011) di Open Minds UFO Magazine. I problemi arretrati possono essere trovati qui.
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Il reporter investigativo di Open Minds J. Antonio Huneeus ha coperto il campo degli UFO da una prospettiva internazionale per oltre 30 anni. I suoi articoli sono apparsi in dozzine di pubblicazioni negli Stati Uniti, America Latina, Europa e Giappone. È stato anche co-autore del "Documento informativo sugli UFO - La migliore prova disponibile", finanziato da Laurance Rockefeller, e ha curato il libro "Guida allo studio sugli UFO, fenomeni psichici e paranormali nell'URSS". Huneeus ha studiato francese all'Università Sorbona di Parigi e giornalismo all'Università del Cile a Santiago negli anni '70. Ha tenuto conferenze in dozzine di Conferenze UFO in tutto il mondo ed è stato intervistato da molti media tra cui The Washington Post, Sy-Fy e History Channel, Nippon-TV, ecc. Ha ricevuto il premio "Ufologist of the Year" al National UFO Conference a Miami Beach nel 1990 e il premio "Courage in Journalism" alla X-Conference di Gaithersburg, nel Maryland, nel 2007.
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2020.09.09 07:54 Accomplished-Review2 EL QUE Y PORQUE DEL COLECCIONISMO DE FIGURAS DE ACCION (comics, manga y videojuegos)

EL QUE Y PORQUE DEL COLECCIONISMO DE FIGURAS DE ACCION (comics, manga y videojuegos)
El coleccionismo data desde la antigüedad, los grandes reyes y faraones tenían estatuas, algunas con referencias a sus dioses, y otras como artículos de lujo, desde cleopatra hasta Alejandro magno, dicha tendencia ha continuado a través del tiempo, en nuestros días, muchos tienen la afición de coleccionas figuras de acción, ya sea de comics, películas, manga o videojuegos, las hay para distintos gustos, y a distintos costos.
Por un tiempo se consideró que el coleccionismo era exclusivo de las elites, de la clase alta, pero la verdad el coleccionismo va mas allá, hay algo importante que debe ser tomado en cuenta….
LA NOSTALGIA
La gran mayoría de coleccionistas, busca figuras que representen algo importante, algo, o alguien, que marco sus vidas, con alguna influencia positiva, o algún hecho impactante, otros en cambio, ven en esas figuras un reflejo de su personalidad, se puede decir que se ven identificados con esos personajes, otros, simplemente compran figuras que le recuerden algo de su infancia, alguna serie que les gusto , sin profundizar en la historia y personajes, y otros, simplemente lo hacen por moda, como ocurrió con la película de EL JOKER
Tipos de coleccionista
Esta lista la voy a hacer desde mi punto de vista, así como referencias externas, y mi experiencia personal como coleccionista, con algunas clasificaciones extra no vistas en las fuentes que consulte:
Coleccionistas específicos: son aquellos que compran una sola línea de figuras, como aquellos que coleccionan los muñecos de star wars o los Marvel legends, los compran en grandes números, y en algunos casos colecciones completas

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Coleccionistas temáticos: esta es nueva, la acabo de inventar, es aquel coleccionista que compra ciertas figuras necesarias para algún proyecto personal, como por ejm, un diorama o un escenario, para ellos no es necesaria la colección completa, se puede ver casos de personas creativas que hacen dioramas espectaculares recreando una escenas, con 2 o más figuras específicas, al terminar, es posible que vayan tras otra línea de un tema totalmente diferente, o son coleccionistas que no tienen dinero para colecciones completas, llámese “tema” a un escenario o situación que implica 2 o más personajes específicos, ejm:
Sigfried vs Seiya

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Superman vs doomsday

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Coleccionista de varios: es aquel que puede tener figuras de varias líneas, sin completarlas, puede ser incluso una sola, digamos que compran ocasionalmente una figura que les gusta, sin la necesidad de concentrarse con completar una línea, se puede decir que tienen “de todo un poco”, manga, comic, videojuegos, Se podría decir que son coleccionistas casuales
Colección personal:

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Coleccionistas de figuras de anime: las figuras de anime son muy populares, y hay coleccionista que solo compran figuras de este género, puede haber varios tipos dentro de esta categoría, como aquellos que coleccionan un anime especifico, varios, personajes de videojuegos con estética anime, personajes femeninos, y hasta figuras echi o hentai

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Coleccionistas por moda o noveleros: este tipo de coleccionistas se da mucho en la actualidad y podría decirse que seria un inicio en el mundo del coleccionismo, ya que por lo general son personas que no compran figuras, pero lo hacen porque es sobre alguna película de moda, como la de joker, escuadrón suicida, o en el caso de la anime, la última película de broly, en mi país venden estatuas de dragonball, y muchos que no eran coleccionistas, iniciaron con una estatua de broly, en muchas de las ocasiones estas personas compran un solo artículo representativo , pero no inician una colección y lamentablemente, al pasar de moda, llegan a olvidar sus artículos, lo hacen mas por estar al día con las tendencias actuales ( ejm…artículos relacionados con películas de estreno)

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Coleccionistas de figuras de comic americano: estos coleccionistas comprar todo lo referente al comic americano, sea de Marvel, DC, image y otros, no nombro películas porque pertenecen a otra clasificación

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Coleccionistas de estatuas: estos coleccionistas prefieren el detalle de las figuras rígidas, ya que, en las figuras articuladas, se pierde detalle con las articulaciones.

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Coleccionistas vintage: estos de aquí son el ejemplo que lo que mencione anteriormente, LA NOSTALGIA, este tipo coleccionistas prefiere comprar figuras referentes a su época de infancia, aunque existe reediciones, como el caso las tortugas ninja y he-man, otros, buscan lo antiguo, no importando si es de décadas atrás , les apasionan las antigüedades, algunas de alto costo, en le caso del vintage, existen líneas como ghostbuster, He-man, tortugas ninja, o de mazinger Z o los caballeros del Zodiaco, alcanzan un alto valor, como este articulo especifica lo que son figuras de acción, el vintage abarca mucho más.

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Coleccionistas de robots: una pequeña variante , ya sea de comic o manga, son aquellos que se dedican únicamente a coleccionar robots, destacando entre ellos los Transformers americanos, asi como animes como mazinger Z o Macross/Robotech

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Coleccionistas extremos o completistas: estos van al límite, no solo se conforman con un set de figuras, menos un tema, sino la colección en su totalidad, no importa si tienen varias versiones del mismo muñeco, como el caso de star wars con los distintos luke skywalker, pueden tener habitaciones enteras llenas de figuras, y llegan a pagar fuertes sumas de dinero por la ultima figura de un set, toda serie o wave que a ellos les gustan, no sirve si no esta completa, pueden ser pequeños sets, como el caso de los dragón estar, o Marvel legendas, que incluyen 6 figuras, que incluyen un BAF ( build action figure), los 12 caballeros de oro, los 7 dioses guerreros, todos los linterna verde, todo es TODO.

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Coleccionistas de figuras de películas: estos coleccionistas gustan de las figuras de neca o mcfarlane toys, los movie maniacs, y otras líneas parecidas de películas de culto como terminator, depredador, Halloween, chucky, pesadilla en la calle del infierno, evil dead , etc…..

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El coleccionismo desde el punto de vista psicológico
El porque los coleccionistas gastan dinero en cosas que les hagan sentir nostalgia, según los psicólogos, es porque añoran el pasado, aquella época donde tuvieron vivencias que desean volver a vivir o recordar, esta comprobado que, para los coleccionistas, el comprar algo, de valor valor simbólico, da una sensación de bienestar, de placer, le hace sentir bien, es por eso que lo hacen, y mientras mas grande sea el valor simbólico, mayor será la gratificación.
Citan como ejemplo a comprar a la figura de acción de tu personaje favorito, no cualquiera, algo muy subjetivo, aquel personaje con el que mas te identificas, puede incluso que su valor económico no sea muy alto, sino lo que representa para la persona.
para psicólogo Ricard Cayuela afirma que la actividad de coleccionar resulta beneficiosa en muchos sentidos: “Porque produce relajación y la satisfacción anímica de conseguir cosas, además de la contemplación de algo que para el coleccionista resulta bello o precioso”. También facilita el orden, el deseo de cuidar los objetos y de valorarlos. Coleccionar es también un modo de aprender a lidiar con la frustración (no se puede lograr todo ya, hay que tener paciencia), y de aumentar la autoestima (en el momento de mostrarla a otras personas).
Desde el punto de vista antropológico, el coleccionar puede abrirnos campo a conocer personas con nuestros mismos gustos y aficiones, así como en la antigüedad los primeros humanos se dedicaban a recolectar alimentos y recursos, surge como una necesidad del cerebro de organizar y clasificar cosas, cabe destacar que los coleccionistas son personas muy meticulosas y ordenadas.
Patologías asociadas con el coleccionismo
Existen algunos trastornos que pueden estar asociados al coleccionismo en general:
Acumulación: esto tiene que ver mucho con quienes tienen grandes colecciones de cualquiera cosa, sin escatimar gastos, o incluso puede derivar en problemas mas graves, como recoger cualquiera cosa de la calle, estas personas descuidan de su vida social y afectiva, hasta el punto de aislarse.

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Trastorno obsesivo compulsivo: este trastorno esta asociada con el orden y el control, casi todos los coleccionistas tienen algo de eso, pero se puede considerar como patología cuando el coleccionista se obsesiona con tanto con un artículo, que es capaz de sacrificar cosas mas importantes, como las cuentas de la casa, o relaciones interpersonales

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Para el filósofo francés, Jean Baudrillard, habría un cierto carácter inacabable en la afición del coleccionista y que esa constante búsqueda sería una forma de mantenerse “vivo” en un mundo en el que la persona que colecciona se siente bien. Esta búsqueda constante sería, incluso, una manera de seguir siendo el hombre “vivo y apasionado” que es, gracias a algo que es mucho más que una simple afición.
Para terminar este artículo, un coleccionista que podría considerar su afición como algo saludable es cuando disfruta su colección, y mide su presupuesto de manera responsable, sin llegar a endeudarse, así también como el compartir su afición con la familia y amigos, para así dar llegar a ser interesantes para los demás.
¿Que línea coleccionas?
¿Porque coleccionas?
¿Que te gustaría hacer con tus figuras?
¿Consideras patológico el coleccionismo?
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2020.09.03 07:34 Antistene Alle origini dell'anarchia

parte prima 1525 All'interno del movimento riformatore messo in moto in Germania dalla predicazione di Martin Lutero contro la chiesa romana, ma contro gli sviluppi aristocratici del luteranesimo stesso, si organizza la rivolta dei contadini tedeschi. Mentre Lutero si lega all'elettore di Sassonia. Miinzer scrive:«Quando il popolo si libererà il dottor Lutero sarà come una volpe presa in trappola Guidati da Thomas Miinzer gli anabattisti rivendicano, oltre a una religiosità più democratica (diritto di elezione e di rimozione dei propri pastori), l'eguaglianza sociale, la comunità delle terre e una nuova società. Miinzer vede nel movimento dei contadini lo strumento di una lotta che affranchi l'umanità dai rapporti feudali sul piano della libertà religiosa, della libertà economica. della libertà sociale.
parte seconda 1751 Muore a Lisbona Io scrittore inglese Henry Fielding, autore dei romanzi satirici Tom Jones (1749) e Jonathan Wild (1743). Sogghigna sulle labbra dell'avventuriero Jonathan Wild, con cui l'autore fornisce dimensioni borghesi ai Viaggi di Gulliver dello Swift, classico dell'anarchismo ante litteram, la nuova morale della rivoluzione industriale: Jonathan Wild aveva tutti i requisiti necessari a formare un grand'uomo. La sua passione più forte e predominante era l'ambizione, e la Natura, con consumata perizia, aveva adattato tutte le sue facoltà a raggiungere i fini gloriosi cui quella passione lo portava. Era quanto mai ingegnoso nel concepire piani, abile nel procurarsi i mezzi per mandare a effetto i suoi propositi, e risoluto nell'eseguirli.
parte terza 1753 Diderot pubblica De l'interprétation de la nature, in cui si esprime la polemica contro la civilizzazione dell'uomo che ha prodotto soltanto infelicità e schiavitù: “Diffidate da colui che vuole mettere ordine” è l'ammonimento libertario lanciato da Diderot in Supplément au voyage de Bougainville (1772): il “selvaggio” si corrompe nello “stato civile”.
parte quarta 1789 Gli stati generali francesi si proclamano assemblea costituente e danno il via al processo rivoluzionario che porterà all'eliminazione della monarchia (1793) e al configurarsi politico-giuridico del potere della borghesia come classe egemone. Nell'aprile 1790, al posto dei distretti vengono create 48 sezioni, i cui rappresentanti formano l'assemblea generale della Comune di Parigi. Le sezioni adottano il suffragio universale, esercitano poteri di polizia e funzioni economiche.
parte quinta Godwin pensa di poter porvi rimedio con l'educazione. Il suo primo scritto politico, del 1784, è il programma della scuola che vuole istituire a Epsom, nel Surrey. La ragione e l'esempio prenderanno il posto dell'autoritarismo: lo annuncia l'opuscolo dal titolo curioso, An Account of the Seminary That Will Be Opened on Monday the Fourth Day of August at Epsom in Surrey.
parte sesta La posizione di Godwin non è ancora del tutto opposta al potere (il “governo”), ma già si sta profilando un sostanziale anarchismo. Non dice ancora che il governo è il male, ma non pare disposto a riconoscergli granché di buono. Anche nei rapporti del “contratto sociale” rousseauiano il Godwin ha un atteggiamento originale, già filo-anarchico.
parte settima Percy e Mary si sposano dopo il suicidio della prima moglie del poeta. Per contribuire al bilancio familiare Mary scrive Frankenstein, con la collaborazione di Byron, l'altro grande poeta inglese che in quel momento s'è accostato alle idee di Godwin. Una nuova popolarità sembra nascere per le idee “anarchiche”, ma la sventura torna ad abbattersi su Godwin. Mary Wollstonecraft, prima di unirsi in matrimonio con lui, era stata innamorata di un americano, certo Imlay.
parte ottava 1795-96 Gracco Babeuf raduna nella Lega degli Uguali quanti si oppongono alla degenerazione borghese della rivoluzione, degenerazione iniziata già sotto Robespierre e portata alle estreme conseguenze dal Direttorio. Il Direttorio, espressione della controrivoluzione (Termidoro), fa cadere ogni illusione sui principi universalistici dell'89 esplicando il carattere classista del governo della borghesia. Babeuf dichiara che preferisce la guerra civile “a questa orribile concordia che strangola l'affamato”.
parte nona 1830
Viene usato per la prima volta in Gran Bretagna il termine “Trade Unions”. I tessitori e i muratori del Lancashire e dello Yorkshire tentano per primi di organizzarsi sul piano nazionale. L'Unione dei tessitori di cotone riesce ad avere un ampio sviluppo.
parte decima 1837
10 ottobre. Muore a Parigi Charles Fourier. Nato a Besancon nel 1772, commerciante ricchissimo rovinato dalla Rivoluzione, militare nei cacciatori a cavallo, impiegato, piazzista, cassiere, nel 1799 dovette, per ordine del padrone, distruggere un carico di riso per mantenere alti i prezzi.
parte undicesima Si calcola che a questa data oltre quaranta gruppi si siano creati in America per costituire falansteri fourieristi. Gli Stati Uniti. con le loro immense terre disabitate, diventano un grande vivaio di esperimenti comunitari. Robert Owen si era recato in America nel 1824 e vi aveva iniziato il movimento owenista che conta ben presto almeno dodici comunità, la più nota delle quali è New Harmony nell'Indiana.
parte dodicesima1848
7 febbraio - Esce a Parigi il primo numero di "Le Représentant du peuple". Il primo periodico anarchico regolare afferma: “Che cos'è il lavoratore? Nulla... Che cosa dovrebbe essere? Tutto!” Con la collaborazione di Alfred Darimon, Amadée Langlois, Duchéne e Ramòn de la Sagra, Proudhon dirige e compila il giornale che in un isolamento quasi totale dalle altre formazioni sostiene che “il proletariato deve emanciparsi da solo, senza l'aiuto del governo”, e organizza la Banca del popolo.
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2020.07.15 04:14 LazerDot Aiuto con compilazione modulo GDPR

Ciao redditors di /italy (che dovrebbe essere con la I maiuscola perché il regno d'Italia è Grande),
(Mi scuso in anticipo per l'ironia o l'irritazione che il post può procurare ma purtroppo ho un po' di mal di testa e una brutta serata. Se c'è qualcosa da cambiare o editare basta che me lo facciate presente e provvederò quanto prima. Stessa cosa vale per il Flair... ho messo AskItaly ma non sono molto pratico purtroppo... sorry)
Questo post vorrebbe essere ANCHE una guida o un aiuto non solo per me ma anche per tutti quelli che magari si trovano a dover affrontare per la prima volta un modulo GDPR per svariati motivi. Sperando magari di poter fare un post successivo o editare bene (e meglio) questo come una guida completa al 99% per tutti.
Vi chiedo un aiuto perché sto facendo molta fatica a capire come si compila (e manda) un modulo GDPR.
Prendendo come esempio quello che c'è sul sito del Garante della Privacy [-qui-](https://www.garanteprivacy.it/documents/10160/0/MODELLO+esercizio+diritti+in+materia+di+protezione+dei+dati+personali.pdf/af5f258d-5a81-0c82-6a45-2a06ac860ffb?version=1.2) il tutto mi pare alquanto complesso(?) e nel solito burocratichese...
Partiamo prima di tutto dalla voce in alto:
All’attenzione di (indicare il titolare del trattamento);
Indirizzare al titolare del trattamento (ad esempio: banche, operatori telefonici, sistemi di informazioni creditizie, gestori di siti web, assicurazioni, strutture sanitarie, pubbliche amministrazioni, etc.), anche per il tramite del Responsabile della Protezione dei Dati (RPD), ove designato dal titolare.
Qui bisogna scrivere Nome e Cognome dell'azienda o ente al quale andiamo a rivolgere la nostra richiesta di GDPR con ovviamente la sede legale Italiana es: Pinco&Pallino, Via della sede legale, 1 00100, Roma, ItaGlia
1. Accesso ai dati personali
Mi pare abbastanza semplice ed esplicativo e si spiega decisamente da se ma meglio essere sicuri
Questa voce va barrata se pensate o volete accertarvi che l'azienda alla quale vi state rivolgendo possa avere qualsiasi tipo di vostro dato forniti da Voi o da terzi per scopi di marketing, amministrativi o altri (che spero mi aiuterete a scoprire)
Qui ovviamente chiede quali dati, in che data e come vengono gestiti da questa azienda e con quali motivi/scopi, e soprattutto a chi questa azienda manda i vostri dati e per quali motivi manda questi dati a questa azienda, in quale data ecc. Cosa importante da notare è che vengono indicati anche i Paesi Terzi ai quali i vostri dati vengono mandati come per esempio può essere la Svizzera (che però non è Europa). Molto importante anche il periodo di conservazione di questi dati e anche l'origine di questi dati, ovvero DA CHI questa azienda, con la quale magari non avete mai avuto alcun tipo di rapporto, abbia avuto i vostri dati personali. Una cosa che non mi è chiara è l'uso della parola categoria e come si collega.
2. Richiesta di intervento sui dati
E qui vi voglio...
Cioè nel caso un sito di pubblicità o un server Cinese/Americano avesse miei dati errati vado a dargli quelli giusto? L'unica scusa che mi viene in mente è quella del furto d'identità...
Che motivi devo dare se voglio che mi cancellino i dati? Ormai inutili? Senza alcuno scopo? Scopo commerciale? Cosa devo scrivere? ?.? Nello specifico l'articolo 17 paragrafo 2 dice:
Il titolare del trattamento (Cioè l'azienda che ha i vostri dati?), se ha reso pubblici dati personali ed è obbligato, ai sensi del paragrafo 1, a cancellarli, tenendo conto della tecnologia disponibile e dei costi di attuazione adotta le misure ragionevoli, anche tecniche, per informare i titolari del trattamento che stanno trattando i dati personali della richiesta dell'interessato di cancellare qualsiasi link, copia o riproduzione dei suoi dati personali.
E andando ad esaminare il paragrafo 1:
L'interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo e il titolare del trattamento ha l'obbligo di cancellare senza ingiustificato ritardo i dati personali, se sussiste uno dei motivi seguenti:
a) i dati personali non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati; b) l'interessato revoca il consenso su cui si basa il trattamento conformemente all'articolo 6, paragrafo 1, lettera a), o all'articolo 9, paragrafo 2, lettera a), e se non sussiste altro fondamento giuridico per il trattamento; c) l'interessato si oppone al trattamento ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 1, e non sussiste alcun motivo legittimo prevalente per procedere al trattamento, oppure si oppone al trattamento ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 2; d) i dati personali sono stati trattati illecitamente; e) i dati personali devono essere cancellati per adempiere un obbligo giuridico previsto dal diritto dell'Unione o dello Stato membro cui è soggetto il titolare del trattamento; REGOLAMENTO GENERALE SULLA PROTEZIONE DEI DATI Garante per la protezione dei dati personali f) i dati personali sono stati raccolti relativamente all'offerta di servizi della società dell'informazione di cui all'articolo 8, paragrafo 1.
Non potendo fare copia incolla in questo post vi rimando semplicemente al regolamento EU
Praticamente dobbiamo Noi fornire i link, dati ecc che vogliamo siano cancellati? Es. un link di un immagine revenge porn ecc..?
  1. contesta l’esattezza dei dati personali;
  2. il trattamento dei dati è illecito;
  3. i dati sono necessari all’interessato per l’accertamento, l’esercizio o la difesa di un diritto in sede giudiziaria;
  4. l’interessato si è opposto al trattamento dei dati ai sensi dell’art. 21, paragrafo 1, del Regolamento (UE) 2016/679.
Prima di tutto credo che bisogna leggersi l'articolo 18:

  1. L'interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la limitazione del trattamento quando ricorre una delle seguenti ipotesi: a) l'interessato contesta l'esattezza dei dati personali, per il periodo necessario al titolare del trattamento per verificare l'esattezza di tali dati personali; b) il trattamento è illecito e l'interessato si oppone alla cancellazione dei dati personali e chiede invece che ne sia limitato l'utilizzo; c) benché il titolare del trattamento non ne abbia più bisogno ai fini del trattamento, i dati personali sono necessari all'interessato per l'accertamento, l'esercizio o la difesa di un diritto in sede giudiziaria; d) l'interessato si è opposto al trattamento ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 1, in attesa della verifica in merito all'eventuale prevalenza dei motivi legittimi del titolare del trattamento rispetto a quelli dell'interessato.
  2. Se il trattamento è limitato a norma del paragrafo 1, tali dati personali sono trattati, salvo che per la conservazione, soltanto con il consenso dell'interessato o per l'accertamento, l'esercizio o la difesa di un diritto in sede giudiziaria oppure per tutelare i diritti di un'altra persona fisica o giuridica o per motivi di interesse pubblico rilevante dell'Unione o di uno Stato membro.
  3. L'interessato che ha ottenuto la limitazione del trattamento a norma del paragrafo 1 è informato dal titolare del trattamento prima che detta limitazione sia revocata.
Ok, finalmente il qualcosa di chiaro(?). Qui dobbiamo barrare la motivazione per il quale vogliamo intervenire sui dati quindi, nel caso volessimo cancellarli dobbiamo fare la voce 2, nel caso di marketing, che però non necessita di alcun tipo di motivazione secondo il regolamento UE poiché va in automatico, o la voce 4?
E poi quando è illecito il trattamento? Come e quando mi posso opporre al trattamento dei dati e con quali motivi?
E poi c'è una sfilza di 10 righe dove si può scrivere quali dati si riguardano (dati personali, categorie di dati o il tipo di trattamento) Cioè? Much confusione ?.?
3. Portabilità dei dati
Che ci rimanda -qui-
La portabilità dei dati è un diritto innovativo previsto dall’articolo 20 del regolamento (Ue) 2016/679 che consente all’interessato di ricevere i dati personali forniti a un titolare, in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico, e di trasmetterli a un altro titolare del trattamento senza impedimenti.
Comunque la scheda stessa ci dice di andare -qui- per maggiori informazioni
Con riferimento a tutti i dati personali forniti al titolare, il sottoscritto chiede di:
  1. tutti i dati personali forniti al titolare;
  2. un sottoinsieme di tali dati.
La presente richiesta riguarda (indicare i dati personali, le categorie di dati o il trattamento cui si fa riferimento):
altre 10 righe vuote
Sarà l'ora ma non so bene cosa scrivere qua...
4. Opposizione al trattamento (art. 21, paragrafo 1 del Regolamento (UE) 2016/679)
Che in teoria è quello che staremmo richiedendo noi (credo)
Quindi cosa si deve scrive qua nello specifico?
5. Opposizione al trattamento per fini di marketing diretto (art. 21, paragrafo 2 del Regolamento (UE) 2016/679)
Ok qui basta barrare la casella. Questo è solo questo può essere inviato a tutti i gestori telefonici e/o social?
Ok qui basta barrare e questo lavoro lo faranno direttamente loro, altrimenti incorreranno in multe salate.
Poi c'è la parte dei nostri dati da inserire dove loro ci recapiteranno tutto il materiale necessario:
Recapito per la risposta: Via/Piazza, Comune, Provincia, Codice postale oppure
E-mail/PEC:
Infine
Eventuali precisazioni Il sottoscritto precisa (fornire eventuali spiegazioni utili o indicare eventuali documenti allegati):
Quali tipi di precisazioni o spiegazioni potrebbe essere necessario fornire?
Luogo e data
Firma
Copia Carta D'identità in corso di Validità
(cioè che non vi sia scaduta.. c'è gente che gira, e non solo italiani, con documenti scaduti in giro per l'Europa... ma come si fa?)
Vi ringrazio per l'eventuale aiuto e spero che questo post sia di una qualche utilità non solo a me ma a tutti quelli che lo leggeranno...
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2020.05.25 02:13 SuperPantaleon Vorrei trovare lavoro in Italia

Ciao a tutti!
Sono un italo-americano, nato e cresciuto in America ma con una forte passione per l'Italia. Sono bilingue e sono anche cittadino italiano (doppia cittadinanza tramite jure sanguinis). Il mio sogno è di un giorno vivere in Italia ed ogni tanto penso a trasferirmi. Sto attualmente cercando lavoro a New York nel campo di UX Research, di Ricerca mercato e di Data Analysis. Ho un po' di esperienza in tutti e tre di questi campi, ma sono sempre un principiante.
Qual'è la procedura migliore per trovare un lavoro in Italia? Cerco su Indeed e LinkedIn ma le offerte sembrano scarse. So che l'Italia come il resto del mondo resta distrutto dal Covid e so anche che l'Italia non è ricca di opportunità lavorativa da un bel po' di tempo.
Sarebbe meglio trasferirmi prima o cercare lavoro dagli states? Ho messo il mio CV su Randstad Italia. Ritenete molto probabile che un datore di lavoro italiano assumerebbe uno residente all'estero?
Apprezzo qualsiasi pensiero sul soggetto!
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2020.04.30 08:54 bodybuildingblogs Arnold Schwarzenegger

Filmografia di Arnold Schwarzenegger.

Arnold Schwarzenegger e una vera leggenda vivente. Un uomo ha forgiato se stesso e che, attraverso lo sforzo e il sacrificio personale, ha realizzato nella vita tutto cio che per la maggior parte dei semplici mortali sarebbero semplici sogni. E ora di conoscere un po 'meglio uno dei piu grandi eroi d'azione degli anni '80 e '90. Scopri come e riuscito a diventare uno in questa bio-filmografia . omnadren 250
“Per me, il potere e la capacita di trasformare il mondo rendendolo migliore . -Arnold Schwarzenegger.
1º.-Vero nome: Arnold Alois Schwarzenegger.
2 °.- Nazionalita: Cittadino austriaco e statunitense dal settembre 1983.
3 °.- Data e luogo di nascita: 30 luglio 1947, Thal (una piccola citta vicino a Graz, in Austria).
4º.-Altre informazioni: Arnold era sempre stato un grande amante degli sport fin da giovanissimo. All'eta di dieci anni si uni a una squadra di calcio, ma era a quindici anni quando entro in contatto per la prima volta con il mondo di cui sarebbe diventato una vera leggenda vivente: bodybuilding .
Dopo aver ottenuto da questo sport tutto cio che poteva ottenere da esso nel vecchio continente, decise di recarsi negli Stati Uniti. Li, e per mano del leggendario Joe Weider, lui diventerebbe il re assoluto del bodybuilding. Inoltre, Weider fungerebbe da consulente finanziario di fortuna. Con questi suggerimenti, il suo istinto per gli affari e gli investimenti immobiliari, otto anni dopo l'arrivo negli Stati Uniti, Arnold sarebbe diventato un milionario. Il mondo del bodybuilding ha reso Arnold consapevole di valori come: disciplina, cameratismo, sacrificio e sforzo come mezzo per raggiungere i suoi obiettivi. Una fede che li ha applicati ...
Arnold era anche appassionato di cinema. La possente quercia aveva idoli come John Wayne, Kirk Douglas, o Reg Park. In questo mondo dello spettacolo, e stato in grado di ottenere, grazie alla mediazione di Joe Weider, il suo primo ruolo da protagonista sullo schermo con il film del 1970 "Ercole a New York". In questo film, e stato accreditato come Arnold "Forte" a causa della sua, in linea di principio, "poco professionale e poco professionale" cognome: Schwarzenegger.
I risultati di "Hercules" non furono molto soddisfacenti, ma Arnold avrebbe continuato a recitare piccoli ruoli in altri film. Piu tardi e grazie a "Pompaggio di ferro" (un documentario sul Bodybuilding incentrato sulla sua figura e che ebbe grandi ripercussioni), gli sarebbe stata data l'opportunita di interpretare l'Incredibile Hulk nella famosa serie televisiva. Tuttavia, sarebbe stato respinto da Kenneth Johnson. Il noto creatore televisivo lo considerava troppo basso per il ruolo del gigante verde. Il prescelto sarebbe, anche un culturista, Lou Ferrigno. Diversi anni dopo, nel numero 374 USA del fumetto di questo personaggio, il grigio Hulk prima della possibilita di girare un film sulla sua vita avrebbe detto: "Arnold mi interpretera meglio o avranno problemi".
Dopo aver preso diverse lezioni di recitazione e dizione, la sua grande opportunita nel mondo del cinema sarebbe venuta dalla mano di Dino De Laurentiis. Questo mitico produttore gli ha offerto il ruolo di ' Conan il Barbaro ' nella produzione del 1982 girato in Spagna. L'intero team e stato sorpreso dai paesaggi naturali di aree come Segovia, la Sierra de Madrid o "La Ciudad Encantada" a Cuenca. Questo nastro avrebbe conosciuto un sequel intitolato ' Conan, il distruttore ', a film girato nel 1984 e che non ha piu avuto un tale impatto "piu poveri" rispetto al precedente.
Proprio nel 1984 il suo decollo finale nel cinema si svolge con il film leggendario ' Terminator ' di James Cameron. Per curiosita, va detto che l'attore Lance Henriksen era stato selezionato da Cameron per il ruolo del T-800. Tuttavia, un'intervista personale di Cameron con Arnold ha cambiato tutto. Da quel momento, il nome di Arnold Schwarzenegger divenne un punto di riferimento per il cinema d'azione negli anni '80. Un'icona e nata all'altezza del suo piu grande rivale e amico: Sylvester Stallone .
Negli anni seguenti recitera in film mitici per tutti i buoni amanti dell'azione come: ' Commando ' (1985), di cui Arnold stesso disse: "E un film che John Wayne girerebbe oggi" , " Esecutore " (1986), ' perseguitati ' (1987) o il favoloso ' Predatore ' (1987). Quest'ultima e stata una grande opportunita per Schwarzenegger, poiche aveva sempre desiderato realizzare un film nello stile di "Wild Group" o "The Magnificent 7". L'anno seguente avrebbe sparato **' Danko: calore rosso '**per ordine del leggendario Walter Hill. Parte di questo film e stato girato a Budapest e Mosca (nel "Piazza Rossa" stesso), grazie ad un'autorizzazione del governo sovietico. Il film offriva un'immagine positiva dei sovietici incarnando Schwarzenegger come un poliziotto locale che interpretava l'eroe. Nella capitale dell'ex Unione Sovietica, Arnold e stato sorpreso dal numero di fan che aveva li grazie al mercato nero del video.
Nel 1990 ha filmato ' Defiance totale ' sotto il comando di Paul Verhoeven. Questo e un film che le piace molto perche e stato uno sforzo personale farlo e perche secondo le sue stesse parole: "Ho fatto il grande salto grazie a lei . " E non e stato senza motivo quando lo ha detto poiche il film ha incassato oltre 260 milioni in tutto il mondo. Dopo di lei, avrebbe recitato in film tanto ricordati e di successo come ' Terminator 2: The Last Judgment ' (1991) o "Risky Lies" (1994). In entrambi avrebbe ripetuto gloria e onori con James Cameron dietro le quinte (quasi 900 milioni tra i due film in tutto il mondo).
A parte il genere di azione e fantascienza, "La quercia austriaca" ha anche tentato la fortuna abbastanza saggiamente e nel corso della sua carriera con il genere commedia. Sto parlando di film come: 'I gemelli hanno colpito due volte' (1988), 'Poli de guarderíun' (1990), 'Junior' (1994) o "Un padre in difficolta" (1996). Ha anche avuto il tempo per un curioso esercizio di metacinema che non ha funzionato altrettanto bene al botteghino come avrebbe sperato, era ' L'ultimo grande eroe ' dell'anno 1993.
Alla fine, e dopo due film che non hanno funzionato, "Il sesto giorno" e "Danno collaterale" , Schwarzenegger ha deciso di reincarnare il T-800 per la terza volta nei cinema di tutto il mondo. Era ' Terminator 3: The Rebellion of the Machines '(2003). Per questo film (diretto da Jonathan Mostow invece del solito James Cameron) Arnold ha recuperato il suo peso di 101 kg da "Terminator" e ha raccolto l'enorme cifra di 30 milioni di dollari per aver ripetuto il ruolo del cyborg dal futuro. Questi 30 milioni sembrano molti ... ma rispetto alla quantita di miliardi di dollari di entrate che tutti i suoi film hanno raccolto in tutto il mondo, perche alla fine non e cosi tanto (T3, per esempio, ha raccolto $ 433.371.112 raddoppiando il suo bilancio iniziale di 200 milioni).
Entrambi i cameo nei film ' Amazon Treasure ' (2003, qui cedendo a Dwayne Johnson ) e 'Intorno al mondo in 80 giorni' (2004) sono state le sue ultime apparizioni cinematografiche prima di diventare Governatore della California. Arnold ha deciso di voler prendere una parte piu attiva nella vita politica degli Stati Uniti. La sua vittoria alle urne e stata incontestabile.
Dopo aver esaurito il suo mandato, corse per la rielezione e riusci a riconvalidare la posizione. La sua vittoria elettorale in California e stata ancora una volta molto chiara, finendo con il candidato democratico Phil Angelides per un travolgente 57,8% rispetto a un povero 37,4%. Tuttavia, nonostante abbia vinto due elezioni, la figura di Schwarzenegger si e deteriorata e ha perso grande popolarita e apprezzamento del pubblico.
Alla fine del suo secondo mandato, decise di tornare al mondo del cinema. Prima appariva, a poco a poco, in quei magnifici tributi al cinema d'azione e al cinema anni ottanta eroi che sostanzialmente sono i film della saga ' Los mercenarios ' (2010, 2012 e 2014) creato da Stallone. Ha poi recitato in film come ' L'ultima sfida ' o ' Piano di fuga ' (qui recita nuovamente con Sly, realizzando cosi il sogno di tutti noi che amiamo l'azione).
I suoi ultimi progetti da solista sono stati David Ayer ' Sabotaggio ' , ' Maggie ' (un dramma country di zombi con uscita negli Stati Uniti limitata), il tentativo di rinascita di "franchise Terminator" con ' Terminator Genesis ' (la sua ultima versione principale) commerciale), ' Una storia di vendetta ' (un dramma sulla perdita) e "Assassini internazionali" (una commedia diretta al mercato interno e in cui Arnold appare piuttosto poco).
Attualmente sta partecipando all'ennesimo rilancio del franchise Terminator sotto la direzione di Tim Miller e la produzione di James Cameron. Va notato che le riprese di 'Terminator: Dark Fate' ha dovuto essere ritardato di alcune settimane a causa di un'operazione a cuore aperto subita dal nostro vecchio (non obsoleto) eroe. Linda Hamilton ritorna anche come Sarah Connor.
A livello sentimentale va notato che nel 1977, al "Robert Kennedy Tournament" di Tennis, incontro sua moglie Maria Maria , la nipote di Jonh F. Kennedy, fino a pochi anni fa. Con Maria aveva 4 figli e tutto sembrava andare per il meglio, nonostante le voci sulle infedelta di Arnold. Voci che sono diventate realta quando nel 2011 e emersa l'esistenza di un figlio illegittimo. Un rampollo nato poche settimane dopo il suo secondo figlio legittimo, Patrick. Questo bambino fuori dal matrimonio lo aveva con una cameriera, la guatemalteca Mildred Patricia Baena , che aveva lavorato per la famiglia Schwarzenegger-Shriver per due decenni.
A causa della loro infedelta, il matrimonio si sciolse e Arnold non ebbe altra scelta che dichiarare pubblicamente: “Non ci sono scuse e ammetto la mia piena responsabilita per il danno causato. Mi scuso con Maria, i miei figli e la mia famiglia. sono davvero dispiaciuto . " A parte questa affermazione, e in favore di Arnold in questa materia, si dovrebbe dire che ha sempre cercato di garantire che a questo figlio illegittimo non mancasse nulla. Schwarzenegger sta attualmente frequentando Heather Milligan, una fisioterapista quarantenne che e nota per la sua discrezione.
Oltre al Bodybuilding, al cinema e alla politica, va notato che nel 1979 Arnold ottenne il "Laurea in Scienze economiche e commerciali" dell'Universita di Wisconsi. Nel 1988, ha supportato George Bush (padre) ed e stato nominato "Presidente del Consiglio di educazione fisica" e allenatore di sollevamento pesi per il "Olimpiadi speciali". Alla fine del 2013, ha pubblicato un libro autobiografico intitolato "Total Challenge: My Incredible Story."
Infine, raccolgo dieci frasi del Governatore di Arnold che riflettono le sue idee su politica e vita, giudicate voi stessi ...
1st.- "Per me, il potere e la capacita di trasformare il mondo rendendolo migliore" .
2?.- "Non sono qui per promuovermi, ma per rappresentare le persone" .
3ª.- "Quando un governo non fa il suo lavoro, i cittadini si mobilitano" .
4th.- "Gli immigrati hanno il diritto al sogno americano entrando legalmente . "
5th.- "Non puoi mai soddisfare tutti" .
6th.- "Il peggior errore nel matrimonio e cercare di cambiare l'altro" .
7th.-"Difendo un esercito forte, la legge e l'ordine e la pena di morte per i criminali . "
8th.- "Saddam Hussein era un personaggio abietto, uno dei peggiori della storia" .
9th.- "Essere presidente degli Stati Uniti sarebbe un'idea interessante" .
10th.- "Ronald Reagan e venuto dal mio stesso mondo ed e stato uno dei migliori presidenti degli Stati Uniti"
5.- Premi e nomination:
TITOLI DI CORPO.
1965: Mister Europa junior (Germania).
1966: l'uomo piu muscoloso d'Europa (Germania).
1966: Mister Europa (Germania).
1966: Campionato internazionale di sollevamento pesi (Germania).
1967: NABBA: Mister Amateur Universe (Inghilterra).
1968: NABBA: Mister Professional Universe (Inghilterra).
1968: Campionato tedesco di sollevamento pesi (Germania).
1968: Mister International (Messico).
1969: Mister Amateur Universe (USA).
1969: Mister Professional Universe (Inghilterra).
1970: Mister Professional Universe (Inghilterra).
1970: Mister Mundo (USA).
1970: IFBB: Mister Olympia (USA).
1971: IFBB: Mister Olympia (Francia).
1972: IFBB: Mister Olympia (Germania).
1973: IFBB: Mister Olympia (USA).
1974: IFBB: Mister Olympia (USA).
1975: IFBB: Mister Olympia (Repubblica sudafricana).
1980: IFBB: Mister Olympia (Australia).
PREMI CINEMATOGRAFICI.
1977: vincitore del Golden Globe come "Miglior attore d'esordio" per 'Sii affamato' .
1985: Premio internazionale speciale Star of the Year (Showest Convention, USA).
1990: inaugura la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame.
1992: Miglior attore nel premio MTV per "Terminator 2".
1993: Premio internazionale speciale Star of the Decade (Showest Convezione, USA).
1995: nominato per il Golden Globe come miglior attore comico per 'Junior'.
1998: American Cinemateque Award.
1998: World Artist Award (Blockbuster Entertainment Awrds).
2000: nominato per il miglior attore da Blockbuster Entertainment Awrds per il suo ruolo in "La fine dei giorni".
2001: Taurus Honorary Award (World Stunt Awards).
6º.-Filmografia.
1970.-Ercole a New York (Ercole. Accreditato come Arnold Strong).
  1. -Un lungo addio. (Non accreditato).
1976.-Muscoli d'acciaio-Resta affamato. (Joe Santo).
1977.-Pompaggio di ferro. Documentario.
1979.-Cactus Jack. (Cowboy).
  1. -Fool l'ultimo. (Lars).
1980.-La storia di The Jayne (TV). (Mickey Hargitay).
1980.-Il ritorno. (Documentario).
1982.-Conan, il barbaro. (Conan).
1984.-Conan, il distruttore. (Conan).
1984.-Terminator. (Terminator).
1985.-Il guerriero rosso. (Kalidor).
1985.-Commado (John Matrix).
1986.-esecutore. (Mark Kamminsky).
1987.-Predator. (Olandese Schaeffer).
1987.-perseguitati. (Ben Richards).
1988.-Danko: calore rosso. (Ivan Danko).
1988.-I gemelli colpiscono due volte. (Julios Benedict).
1990.-Sfida totale. (Douglas Quaid e Hauser).
  1. - Poliziotto dell'asilo. (John Kimble).
1991.-Terminator 2: The Last Judgment. (Terminator).
1992.-Natale rischioso. (TV). (Solo regista e cameo).
1993.-Dave, presidente per un giorno. (Cammeo che si fa da solo).
1993.-L'ultimo grande eroe. (Jack Slater e se stesso).
1994.-Menzogne ??rischiose. (Harry Tasker).
1994.-Junior. (Alex Hesse).
1996.-Terminator 2 3-D: Battle Through Time. (A corto di Attrazione-Terminator).
1996.-Eraser. (John Kruger).
  1. -Un padre in difficolta. (Howard Langston).
1997.-Batman e Robin. (Victor Fries aka Mister Freezer).
1999.-Arnold Schwarzenegger, un eroe di Hollywood. (Documentario).
1999.-La fine dei giorni. (Jericho Cane).
2000.-Il sesto giorno. (Adam Gibson).
2001.-Doctor Doolilttle 2. (Voice of the White Wolf, non accreditato).
  1. -Danno collaterale. (Gordy Brewer).
2003.-Terminator 3: The Rebellion of the Machines. (Terminator).
2003.-Il Tesoro dell'Amazzonia. (Cameo, non accreditato).
2004.-Il giro del mondo in 80 giorni. (Principe Hapi).
2005.-Il ragazzo e io. (Arnold).
2010.-I mercenari. (Trench, non accreditato).
2012.-Los Mercenarios 2. (Trench).
2013.-L'ultima sfida. (Sceriffo Ray Owens).
2013.-Piano di fuga. (Emil Rottmayer).
2014.-sabotaggio. (John "Breacher" Wharton).
2014.-Los Mercenarios 3. (Trench).
2015.-Maggie. (Guadare).
2015.-Terminator Genesis. (Terminator).
2017.-Una storia di vendetta. (Romano).
  1. -assassini internazionali. (Gunther).
2019.-Terminator: Dark Fate.
2019.-Viy 2.
* In produzione: Kung Fury 2.
Culturista, uomo d'affari, attore, politico ... Arnold Shwarzenegger ha gia vissuto molte vite in una e ha eccelso in tutto. Fino ad oggi continua a cercare di dimostrare che puo continuare ad essere il piu grande in tutto cio che propone.
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2020.03.08 11:13 Antistene 8 Marzo 1917: quando le donne russe fecero la Storia.

Tra falsi storici e oblio della memoria pochi in questo 8 marzo ricordano come e perché questa data fu scelta per celebrare la "giornata delle donne". Dall'8 all'11 marzo 1917 ( dal 23 febbraio al 26 febbraio secondo il calendario giuliano), la Russia fu attraversata da una serie di tumulti e manifestazioni che avrebbero finito per abbattere il secolare dominio dei Romanov. Ebbene l'8 marzo le prime a scendere in piazza per le strade di Pietrogrado (San Pietroburgo) furono le donne. Donne stanche, affamate, sole. I mariti in guerra, il duro inverno, la scarsità dei generi alimentari di base fecero affluire per le strade migliaia di russe che nel corso della giornata si unirono agli operai in sciopero e a tutti coloro che chiedevano pane per lo stomaco e carbone per le stufe. Uomini e donne stanchi di una guerra senza fine che aveva già falcidiato due milioni di russi, stanchi di una monarchia asserragliata nei palazzi del potere, stanchi di una società nella mani di una burocrazia corrotta e di una nobiltà reazionaria. La manifestazione iniziata pacificamente degenerò nel pomeriggio. La capitale divenne un terreno di battaglia tra scioperanti e polizia. Il fronte interno era saltato. Il 10 marzo dopo due giorni di tumulti durissimi Nicola II inviò l'esercito a reprimere i rivoltosi. Ma i soldati della riserva fraternizzarono col popolo, passando alla causa dei ribelli. Era scoppiata la "Rivoluzione di Febbraio" e nessuno poteva più fermarla. Di lì a poco il dominio dei Romanov ebbe fine.
Clara Zetkin, della Lega Spartachista tedesca, che dal 1910 aveva raccolto l'idea del partito socialista americano di organizzare una giornata mondiale delle donne, proposte, durante i lavori della Seconda conferenza delle donne comuniste a Mosca (1921), di fissare la data all'8 marzo, in ricordo di quelle donne russe che per prime scesero in strada a San Pietroburgo. Donne che, come tante altre prima di loro, hanno scritto pagine storiche decisive. Donne che ne scriveranno altre per la loro emancipazione e per quella di tutta l'umanità.
Fonte
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2020.02.26 16:23 yourdarkstar CONSIGLI PER MINIMIZZARE I RISCHI DI CONTAGIO, PROTEGGERSI IN MODO EFFICACE E REPERIRE DISPOSITIVI DI PROTEZIONE

Buongiorno a tutti. Vorrei condividere con voi alcuni accorgimenti e consigli su come affrontare in maniera serena il problema coronavirus, per minimizzare le possibilità di ammalarsi ed eventualmente diffonderlo. Sono consigli questi che il ministero della sanità non ha mai diffuso, non perchè siano inefficaci, ma perchè la loro applicazione richiede un certo rigore ed una continua vigilanza sul proprio operato. Cioè sono più complicati di "lavatevi le mani con il sapone".
Premetto che non sono un medico, ma ho discrete conoscenze in ambito. Non sono nemmeno un prepper, ma mi piace leggere.
Tralascio ogni discussione sulla criticità del momento, sulla tediosità dell'argomento, sulla pericolosità del virus, sulla necessità o meno di adottare queste misure di prevenzione ed ogni altro aspetto che non sia puramente pratico. Non cito le fonti, e nemmeno i link dove trovare il materiale, ma vi basterà una rapida occhiata in internet per avere conferma. Non mi dilungherò nemmeno in tante spiegazioni, sta a voi informarvi bene sulla messa in pratica dei miei consigli, che sono rivolti a chi è seriamente preoccupato, a chi non può permettersi di ammalarsi, o a chi sarà a contatto con soggetti infetti. Sappiate infine che seguendo quanto sotto non mi sono mai ammalato di influenza negli ultimi 15 anni, pur lavorando a contatto con molte persone e soprattutto avendo un sistema immunitario penoso.

MASCHERINE
Le FF P2 ed FF P3 sono ormai introvabili in qualunque sito mondiale, è inutile cercare. Ricordate che durano 5 ore (versione senza valvola) o al massimo 8 ore (versione con valvola). Poi andrebbero buttate. La cosa buona è che le maschere mezzo facciale/pieno facciale con filtri intercambiabili invece sono reperibili ed hanno ancora prezzi onesti. Sono più sicure delle usa e getta, tollerano un po' di barba ed i filtri durano qualche giorno. Si trovano su amazon o in qualunque ferramenta/negozio di bricolage/colorificio. Non vi servono chissà che filtri contro vapori/gas. Bastano dei filtri P3 R dal costo irrisorio (non su amazon però). Più è “potente” il filtro, più facilmente si satura e più difficile è respirare. Ripeto: i P3R vanno benissimo e corrispondono ad una FF P3.
Se avete qualche amico che lavora nell’antinfortunistica potete chiedere se ha filtri scaduti da regalarvi. I filtri, se sigillati non scadono mai, ma per legge non si possono più vendere.
Se siete a corto di soldi, potete prendere una di quelle maschere antigas ex ordinanza esercito americano che si vendono nei siti di militaria a 15€. Vengono vendute in latte sigillate con un filtro in dotazione, e sono comunque valide pur avendo 30 anni. I filtri sono sempre a vite EN-148 (RD40).
Una volta indossata, la maschera non va più tolta, perché è inevitabile sfregarla sulla pelle o sui capelli che potrebbero essere venuti a contatto con il virus. Ricordatevi di riporle in un sacchetto e di disinfettarle il prima possibile.

LE MASCHERINE USA E GETTA SI POSSONO RIUTILIZZARE !!!
Esistono 3 metodi per la sanificazione:
  1. lasciarle in immersione 15 min in una soluzione di cloro (40ml di candeggina per litro d'acqua). Contro: Puzzano di cloro. Vanno asciugate alla perfezione dopo il lavaggio.
  2. sterilizzarle con lampade UVC. Si usa una luce particolare che uccide i microrganismi. Una lampada costa una trentina di euro su Amazon, valutate quelle da almeno 18W. Contro: si possono fare al massimo 3 cicli di sterilizzazione, poi gli UV distruggono la plastica delle valvole e degli elastici. Le lampade vanno usate con estrema cautela, si rischiano danni permanenti agli occhi. Esistono lampade che oltre alla luce producono anche ozono. Informatevi a riguardo.
  3. sterilizzarle con ozono. E' il metodo migliore, è poco costoso, è efficacissimo e non danneggia i materiali. Contro: serve una procedura ed un ambiente idoneo perchè l'ozono uccide gli organismi viventi e vi danneggia seriamente i polmoni. E per idoneo significa accendere la macchina, schizzare fuori dalla stanza, sigillare la porta con nastro carta ed attendere due ore dopo la fine del ciclo. Entrare nella stanza in apnea ed arieggiare per altre 2 ore prima di soggiornarci. Una macchina produttrice di ozono costa 100€ su amazon, ma se ordinate i pezzi e ve la fate in casa il prezzo scende a 40€. Prendete piastre da almeno 10g/ora.
Con l’ozono potete disinfettare anche i filtri P3 R delle maschere mezzo facciali, ma dovete ingegnarvi un metodo per fare passare l’ozono dentro il filtro.
Assolutamente non disinfettate le mascherine usa e getta o i filtri P3 R con alcol, perché l’alcol rimuove la carica elettrostatica dei materiali e li rende inservibili.
Vi chiederete se è possibile farci un'epidemia con una mascherina usa e getta: NO. Il microtessuto si intaserà di polveri prima o poi, e non lascerà più passare l'aria, facendola quindi entrare dai lati e rendendo la mascherina stessa inutile. Il mio consiglio è di lavarla come da punto 1 ogni tanto, e di usare sempre l'ozono. Fate conto che anche andandoci cauti, avrete bisogno di 3 mascherine usa e getta al mese. Lo so che i prezzi sono alle stelle, ma ancora non hanno toccato l'apice. Vi consiglio di andare in qualche ferramenta che ancora le ha, e ragionare con il negoziante, magari chiedendo uno sconto consistente se ne acquistate una decina.
EDIT: Le mascherine usa e getta sono in vendita anche presso i negozi di edilizia pura (dove vendono ruspe e betoniere per capirci), e difficilmente hanno un ecommerce, quindi avete qualche probabilità di trovarle.

OCCHIALI PROTETTIVI
L’idea è sempre quella di evitare che i droplets di un infetto entrino a contatto con le vostre mucose (e gli occhi). Quindi ogni tipo di schermatura è da apprezzare.
Gli occhiali migliori sono quelli NON VENTILATI, sono morbidi e sigillano il contorno occhi.
Se non sono più reperibili vanno bene anche quelli ventilati, a patto che sigilliate con nastro adesivo/colla a caldo ogni apertura.
Vanno bene anche le mascherine da sci, se opportunamente sigillate.
Gli schermi plasticati da decespugliatore costano poco ma per via dell’apertura ai lati non sono il massimo, e poi sono estremamente ingombranti. Sono ottimi invece se usati in combo con degli occhiali.
Se non potete permettervi occhiali protettivi, gli occhiali da vista o da sole sono comunque meglio di niente.
Come per tutto il resto, questi dispositivi non vanno tolti e rimessi. Ricordatevi di sanificarli regolarmente.

GUANTI
L’amuchina gel è introvabile (a patto che non ve la facciate in casa) e una disinfezione con cloro delle mani è tediosa e pericolosa. Inoltre i prodotti chimici, ed un lavaggio frequente possono portare a screpolature, tagli ed irritazioni. E comunque è sempre meglio evitare il contatto con il virus, ove possibile.
Vi consiglio di fare scorta di guanti in nitrile finchè ce ne sono disponibili ed il prezzo è normale. Dico nitrile perché è anallergico, ma se tollerate gli altri materiali fate pure dato che costano anche meno.
Una decina di scatole possono bastare per il momento, considerando che la pandemia si protrarrà per almeno 6-8 mesi. Gli USA ne hanno appena ordinato un centinaio di milioni di scatole, quindi presumo saranno il nuovo oro.
Abbiate l’accortezza di togliere il secondo guanto con l’interno del primo, come fanno i medici.
Dovete indossare i guanti appena uscite di casa, e non è male averne due paia di scorta in tasca. Vale sempre la regola di non riutilizzarli.
Fate scorta di crema idratante per le mani, con tutto questo lavarsi le mani vi troverete con cuoio tagliuzzato al posto della pelle.

PROTEGGI SCARPE
Le scarpe sono un veicolo fenomenale di virus e batteri, soprattutto la suola, quindi andrebbero protette. Nei supermercati vendono confezioni da 100 copriscarpe blu a 3€. Fatene scorta ed usateli, senza mai riutilizzarli.
Sono ottimi anche come cuffia per capelli da indossare prima della mascherina. Proteggere i capelli è importante perché i droplets finiscono anche lì. Magari vi comportate bene tutto il giorno, poi arrivate a casa, vi spogliate, vi lavate le mani…e vi grattate la testa, contagiando nuovamente le mani.
Le scarpe vanno tolte prima di entrare in casa, ed ove possibile, lasciate fuori dalla porta.
Non è male disinfettarle con uno spray per scarpe di tanto in tanto. Se sono scarpe vecchie e perdibili, disinfettatele con cloro.

TUTE ED ABBIGLIAMENTO
Anche l’abbigliamento è importante perché i droplets di un potenziale infetto finiscono ovunque: sulla maglia, sui jeans, sui capelli. E’ inutile lavarsi bene le mani se poi ci si gratta una spalla. Siete punto e a capo, le mani sono da lavare nuovamente, ma spesso non ci si fa caso.
Il consiglio è di spogliarvi completamente una volta arrivati a casa, buttare tutto a lavare e fiondarvi in doccia. L’ideale sarebbe un ambiente di contenimento, ma ne parlerò dopo.
Impensabile lavare il cappotto ogni sera, me ne rendo conto, però si può lasciare su una sedia all’ingresso, ed eventualmente sanificarlo con gli UV o l’ozono.
Particolare attenzione va prestata agli oggetti di uso comune, come portafogli e chiavi che teniamo in tasca ogni giorno. Io il materiale probabilmente contaminato e di uso frequente lo tengo nella tasca sinistra del giaccone (portafogli e disinfettante). In quella destra ci tengo le chiavi di casa ed i fazzoletti, che tanto non uso mai. Lo stesso vale per i pantaloni: nella tasca sinistra tengo le monetine di resto, che sono passate di mano in mano, e quindi sono potenzialmente contagiate. Nella destra tengo accendino e sigarette. Arrivato a casa butto monetine e chiavi in una vaschetta con soluzione di candeggina.
Per chi volesse esagerare, o per chi deve andare a trovare un parente sicuramente infetto, ci si può dotare di una tuta protettiva. Mi rendo conto che girare con una tuta protettiva sia complicato, e soprattutto prematuro visto l’esiguo numero di casi in Italia. Tuttavia ecco qualche consiglio:
Le tute da pittori in tessuto non tessuto non servono a nulla. Quelle di categoria 4/5/6 (plasticate con cuciture protette) sono introvabili a prezzi onesti.
Rimane l’alternativa fai da te, ovvero le tute NBC che si trovano nei siti di militaria. Sono pesanti e fanno sudare, ma costano una decina di euro.
Anche i completi antipioggia da lavoro possono andare bene, perché sono leggeri e costano poco. Attenzione: i kway in plastichina non resistono ai virus. Le tute antipioggia (quelle gialle – le famose cerate per capirsi) invece si.
Tute NBC ed antipioggia possono essere sanificate con soluzione di cloro (tanto sono in plastica). La tuta va indossata in un ambiente pulito. Quindi prima di uscire di casa.
In caso di tuta protettiva dovete indossare dei normali guanti e sopra un altro paio di quelli a mezzo avambraccio (quelli per lavare i piatti). Questi ultimi vanno messi sopra i polsini della tuta, e bloccati con due giri di nastro adesivo. I guanti per i piatti possono essere riutilizzati dopo disinfezione e resistono meglio alla trazione quando vi muovete.
Stesso discorso per le scarpe. L'ideale sarebbe avere degli stivali in gomma, la tuta sopra gli stivali e due giri di scotch sulle caviglie. Quando tornate in un luogo sicuro irroratevi di disinfettante, strofinatevi, sciacquatevi e poi spogliatevi.

Sempre al supermercato vendono confezioni da 100 grembiuli in plastica blu a 5€. Non è male averne qualcuno a portata, soprattutto da usare come barriera prima di sedersi da qualche parte o da infilare al volo. 2 grembiuli piegati occupano meno di una carta di credito.

DISINFETTANTI
Il disinfettante più efficace per virus e batteri è il cloro. Si trova in varie forme (Amuchina, candeggina, pastiglie) e a vari prezzi.
Sconsiglio la candeggina, perché ci si disinfettano solo gli oggetti in quanto contiene profumi ed altri prodotti chimici. Con le pastiglie di cloro puro invece si può disinfettare anche la verdura e costano infinitamente meno.
1 litro di amuchina pronta all’uso: 8€.
1 litro di soluzione di cloro fatto in casa partendo dalle pastiglie: 0,0012€.
Le pastiglie di cloro si trovano al supermercato, nelle ferramenta e nei negozi che vendono articoli per piscine.
Il cloro macchia –ovviamente-, non va MAI mescolato con altri prodotti chimici e purtroppo si degrada facilmente a contatto con aria e luce. Per questo va tenuto in flaconi non trasparenti ed il più possibile lontano dalla luce.
Una volta sciolta la pastiglia di cloro in tot litri d’acqua, cercate di usare la soluzione entro qualche giorno. Cercate su google i corretti rapporti acqua/cloro.
Per disinfettare un oggetto bisogna avere l’accortezza di pulirlo dallo sporco grossolano, e soprattutto lasciare agire il cloro almeno 10 minuti. Dopo la disinfezioni bisogna risciacquare con acqua, perché il cloro corrode i metalli.
Se volete portarvi appresso un gel disinfettante, è possibile farlo in casa partendo da alcol a 96 volumi, acqua ossigenata al 3% e glicerina. Le indicazioni sono sul sito del ministero della salute o cercando in internet. Se avete solo alcol a 90 volumi ricordate che ve ne servono 888ml invece che 833ml.
Se volete proprio l’amuchina, potete farla per elettrolisi ma vi servono grafite, fornelletto ed un alimentatore da banco.
Lasciate perdere ogni altro tipo di igienizzante, spray o disinfettante. Piuttosto investite in alcol a 90 volumi finchè è reperibile, che vi servirà per la soluzione disinfettante spray.

PROCEDURE E CONTENIMENTO
So che è tedioso, ma per non ammalarsi dovete immaginare che usciti di casa sarete immediatamente esposti al virus. Dovete quindi abituarvi ad agire di conseguenza.
Niente mani nel naso, anche se ve le siete appena lavate.
Non grattatevi se avete prurito e non avete le mani assolutamente pulite.
Cercate di controllare tutte le volte che vi toccate la faccia, e se vi rendete conto che lo fate troppo spesso ed involontariamente, agite di conseguenza: soluzione di acqua e peperoncino sui polpastrelli. Dopo una settimana vi sarà passato ogni tic ed ogni voglia di grattarvi.
Ripeto, meno vi toccate vicino agli orifizi, meglio è.
Perdete 5 minuti per guardare su youtube come si lavano le mani i chirurghi e mettete in pratica. Fatele sgocciolare con i gomiti verso il basso e le dita verso l’alto.
L’auto, a differenza della vostra abitazione, non è da considerare un ambiente sicuro. Abbiate cura di disinfettarla con ozono ogni volta possibile, a motore acceso e ricircolo interno attivato.
Se non avete la macchina da ozono, pulite sedili, cambio, cintura e volante con alcol a 70 volumi.
Evitate di fare circolare aria all’interno dell’abitacolo quando siete per strada. Quindi niente riscaldamento, niente aria condizionata, niente sedili riscaldati.
I mezzi pubblici sono un problema. Consiglio l’uso dei guanti per toccare qualunque cosa, e di usare una barriera prima di sedervi (un sacchetto della spesa vecchio per esempio).
Gli aerei sono più sicuri, perché hanno filtri per il ricircolo dell’aria. Se possibile scegliete i posti in testa e coda, sono quelli con minore probabilità di contagio. Entrate per ultimi ed uscite per primi.
I treni sono da considerare come ogni altro mezzo pubblico. Cercare di stare più distanti possibili dalle altre persone.
Se siete all’aperto, e state chiacchierando, abbiate l’accortezza di mettervi controvento, in modo che i droplets del vostro interlocutore fatichino ad arrivarvi.
Se lavorate in ufficio, non usate l’attaccapanni comune, ma riponete la giacca/cappotto sulla vostra sedia.
Se possibile, spostate la scrivania/postazione di lavoro in un posto soleggiato, gli UV contribuiscono ad accelerare la morte dei virus.
Idem per gli indumenti a casa, se non avete modo di sanificarli potete lasciarli esposti ai raggi del sole.
Evitate la pausa caffè collettiva, se potete andate per conto vostro o chiedete al datore di lavoro di scaglionare i dipendenti (e fatela per primi).
Come dicevo prima, l’ideale sarebbe avere una stanza di contenimento a casa, dove spogliarvi e lasciare oggetti potenzialmente infetti.
Non ha senso però spogliarsi all’ingresso se poi avete il riscaldamento a pavimento, o peggio ancora un ventil che può fare circolare il virus per casa.
Vicino alla porta di casa potete quindi attaccare al soffitto ed alle pareti dei teli da pittore, che costano 2€. In questo modo creerete un ambiente sicuramente non stagno, ma molto efficace per contenere il virus.
L’ideale sarebbe avere un ingresso secondario, o un ingresso dal garage.
Io entro dal garage, dove ho creato un ambiente da 2x1m con murali, pannelli di compensato riciclati e teli in plastica.
Lì dentro ho uno spruzzino di acqua e cloro, uno di alcol a 70 volumi, un lavandino, un cestino per le mascherine usate, un sacchetto per la biancheria ed un contenitore per buttare tutti gli oggetti che disinfetterò in loco per immersione. E’ anche l’ambiente che uso per la sanificazione con ozono.
Altro accorgimento, in casa come ovunque, è aprire e chiudere le porte con i gomiti. Prendete l’abitudine di toccare gli oggetti in modo alternativo.
Se vivete in famiglia e tutti aprono il frigo tirando la maniglia, voi apritelo tirando la porta da sotto per esempio. Se i cassetti si aprono tirandoli dal centro…voi apriteli prendendoli di lato.
Toccate, se proprio dovete, dove la gente non è abituata a toccare.
Dal momento che non è ancora chiaro se il virus si diffonde per via intestinale, evitate di andare in bagno fuori casa. Per modificate gli orari delle vostre sedute usate i kiwi.
In alternativa, se proprio dovete, disinfettate l’intera tazza con uno spray di soluzione di cloro, lasciando agire 10 minuti. Tirate l’acqua schiacciando il bottone con i piedi, e trattenete il respiro, perché lo sciacquone nebulizza l’acqua e si creano micro particelle potenzialmente pericolose.
Se avete un animale domestico non ci dovrebbero essere grossi problemi. Evitate di farlo accarezzare da altri e portatelo a passeggiare verso le 15, quando il sole è ancora alto ed i raggi UV hanno avuto qualche possibilità di distruggere eventuali presenze di virus (sputi di altri passanti/fazzoletti/pipì).
E’ cosa buona disinfettargli le zampe con alcol a 70 volumi al ritorno a casa, per non contaminare l’ambiente domestico.
Se avete visite mediche previste, state a vedere come evolve la situazione.
Se avete una carie da sistemare ed avete sempre temporeggiato, provvedere in questi giorni. Dovete minimizzare le possibili uscite future ed i contatti con le altre persone, quando statisticamente ci saranno più infetti.
Se avete bisogno di un consulto medico, avete una finestra di tempo di qualche giorno.
Oggi gli ambulatori sono deserti, ma passata la paura iniziale, già dalla settimana prossima migliaia di Karen correranno dai medici di base credendo di essere infette. Ricordate che il vostro scopo rimane sempre quello di frequentare posti poco affollati.
Tutto quanto elencato però è funzionante se rispettato da tutti i membri della famiglia. Se avete un fatalista in casa (e non ci condividete il letto) dovete adottare altre strategie. Lavate voi i piatti, per essere certi della pulizia delle stoviglie, ma anche per evitare che qualcun altro oltre a voi le tocchi. Spostate i vostri orari per trascorrere meno tempo possibile con gli altri. Inventatevi una scusa per mangiare 10 minuti dopo e non dover condividere il tavolo.
Purtroppo non sono pratico in ciò e non ho molti consigli da darvi.

SCORTE E CIBO
La corsa al supermercato di domenica ha fatto indignare un po’ tutti. L’idea di fare scorte però non è malvagia, perché come già detto, bisogna approfittare dell’attuale poca propagazione della malattia per frequentare locali pubblici. E siccome ci si può ancora muovere, a volte grossi centri commerciali in paesi limitrofi hanno offerte più vantaggiose.
Dal momento che non stiamo andando incontro ad una guerra mondiale, e di sicuro non taglieranno luce, gas ed acqua, dovreste acquistare merce non deperibile che comunque vi servirà in futuro anche se la situazione migliorasse.
Parlo di pasta, riso, scatolette di tonno, simmenthal, legumi, farina, olio, sale, zucchero, miele, rotoli di carta monostrappo e carta igienica (ad HongKong è merce di scambio). Poi guanti monouso, saponi per le mani, saponi per la doccia e pastiglie di cloro. Null’altro. L’olio, zucchero, sale, miele non scadono mai, anche se per legge le confezioni devono avere una data di scadenza. Tonno, legumi e simmenthal durano 3 anni. Farina pasta e riso 2 anni.
Se proprio volete fare i pessimisti, acquistate del multicentrum o altre vitamine.
Andate a fare la spesa quando notoriamente nei supermercati c’è meno gente, vale a dire verso le 13/13:30.
Se dovete fare shopping, fatelo in questi giorni.

ALTRO E VARIO
I soldi, le carte di credito e tutto il materiale che viene maneggiato spesso è da considerare come pericoloso.
Mettete il portafogli, magari in pelle, in una bustina ziplock, così potete disinfettare la bustina senza rovinare il contenuto.
Evitate strette di mano, baci ed abbracci (tranne alla vostra mamma, quelli non si negano mai).
Evitate i posti affollati, o dove ci sia una concentrazione di persone che non vi permetta di stare distanti almeno 2,5m dagli altri.

Per il momento non mi viene in mente altro. In caso aggiorno.



EDIT: trattandosi di un argomento controverso, ecco gli studi fatti sul riutilizzo delle mascherine usa e getta:
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4699414/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4610368/
https://www.cdc.gov/niosh/topics/hcwcontrols/recommendedguidanceextuse.html

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2020.02.18 19:11 kurlash help quotazioni

Mi servirebbero delle quotazioni di titoli ad una certa data del 2014. Dovrebbero essere obbligazioni nel mercato americano.
Mi consigliereste un sito che funziona? Grazie.
Se volete posto qualche ISIN
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2019.08.29 21:54 Pepe-Argento [Mega Thread] Origen de palabras y frases argentinas

Estimados rediturros, en base al post del usuario que hoy descubrió la etimología de Michi (gato), vengo a hacerles entrega del thread que se merecen aquellas personas curiosas.
Seguramente faltan varias palabras pero dejo las que fui recolectando. ----
A CADA CHANCHO LE TOCA SU SAN MARTÍN.
Alude al 11 de noviembre, día de San Martín de Tours, patrono de Buenos Aires, que se celebra comiendo lechón. Significa que a todos les llega en algún momento la compensación por sus buenos o malos actos.
A SEGURO SE LO LLEVARON PRESO.
Viene de Jaén, España, donde los delincuentes eran recluídos en el Castillo de Segura de la Sierra. Originalmente se decía `a (la prisión de) Segura se lo llevaron preso`, que advertía de no robar, para no terminar en Segura. Hoy significa que nadie está libre de alguna contingencia.
AL TUN TÚN.
Con la expresión `al tun tún`, los paremiólogos no se ponen de acuerdo: para unos deviene de `ad vultum tuum`, que en latín vulgar significa `al bulto`, y para otros, es una voz creada para sugerir una acción ejecutada de golpe. De cualquier forma, hoy `al tun tun` indica algo hecho sin análisis ni discriminación.
ANANÁ.
Es una fruta nativa de América del Sur, deliciosa, decorativa y habitualmente asociada con los climas tropicales. El vocablo ananá proviene de nana, que en guaraní significa perfumado. Y fueron los colonizadores portugueses quienes adaptaron esta voz original guaraní para acercarla al modo en que hoy la usamos en la Argentina. Otra de sus nominaciones, piña, se debe a Cristóbal Colón, quien al verla por primera vez (en 1493, en la isla de Guadalupe) pensó erróneamente que había encontrado un tipo de piñón de pino.
ATORRANTES.
Lo de `atorrantes` viene de principios del siglo pasado, cuando colocaron unos grandes caños de desagüe en la costanera, frente a la actual Casa de Gobierno, en lo que hoy es Puerto Madero. Éstos tenían la leyenda `A. Torrant et Cie.` (nombre del fabricante francés) bien grande a lo largo de cada segmento de caño, y estuvieron casi más de un año hasta que, por fin, los enterraron. Mientras tanto `se fueron a vivir a los caños` cuanto vago, linyera y sujetos de avería rondaban por la zona y así surgió este dicho. Cuando la gente se refería a las personas que vivían en esos caños, los llamaban "A-Torran-tes". Más adelante se llamó así a toda persona vaga o de mal comportamiento.
BACÁN.
Aunque casi ya no se emplea, podemos escuchar esta palabra en muchísimos tangos de comienzos del siglo XX. “Mina que de puro esquillo con otro bacán se fue”, dice la letra de Ivette, compuesta por Pascual Contursi. “Hoy sos toda una bacana, la vida te ríe y canta”, reza Mano a mano, el clásico de Celedonio Flores. Del genovés baccan (jefe de familia o patrón), el término alude a una persona adinerada, elegante, amante del buen vivir y acompañó un fenómeno social: el surgimiento de la clase media y la figura del hombre capaz de darse ciertos lujos y exhibirlos.
BANCAR.
Con frases como “Yo te banco” o “No te banco más”, bancar es uno de los verbos que más usamos los argentinos para expresar si aguantamos, toleramos o apoyamos a algo o alguien. El origen del término es bastante discutido. Algunas opiniones señalan que alude al banco en el que nos sentamos, en el sentido de que este soporta nuestro cuerpo. Sin embargo, otros argumentan que se trata de una expresión popularizada gracias a los juegos de azar. Es que “bancame” era la súplica que hacían los apostadores a los responsables de la banca en los casinos.
BARDO.
Esta voz comenzó a utilizarse en la década del 80 y se propagó rápidamente, incluso con su verbo derivado: bardear. Se aplica para indicar la ocurrencia de problemas, líos, desorden o embrollos. Para algunos es una especie de “lunfardo del lunfardo” porque se trata de una simplificación del término balurdo, otra locución coloquial que tomamos del italiano (balordo: necio o tonto). Así que están avisados: la próxima vez que digan que algo “es un bardo”, sepan que del otro lado del océano pueden interpretar que se refieren simplemente a una tontería.
BERRETÍN.
Una obsesión, un capricho, una esperanza acariciada sin fundamento racional… eso es un berretín. De origen genovés, donde beretín alude a una especie de gorro o sombrero, la creatividad popular nombró así a los deseos intensos que llevamos en la cabeza. El tango supo recoger esta palabra. Por ejemplo, Niño bien arranca: “Niño bien, pretencioso y engrupido, que tenés el berretín de figurar”. Esta voz, hoy casi en desuso, también llegó al cine. En 1933 se rodó Los tres berretines, la segunda película argentina de cine sonoro que narraba tres pasiones porteñas: fútbol, tango y cine.
BOLÓ.
Sin lugar a dudas, boludo es una de las palabras que identifican a los argentinos y que más transformó su sentido a lo largo de las últimas décadas. De ser agresiva e insultante, se convirtió en una expresión inocente y típica empleada para llamar la atención del otro. En la provincia de Córdoba evolucionó de tal modo que terminó teniendo una sonoridad totalmente diferente: boló. Y la frase “¿Qué hacé’ boló?” podría ser perfectamente el saludo entre dos cordobeses que se tienen la más alta estima.
BOLUDO [Mención especial].
Convertida en un verdadero clásico argentino, boludo (y sus derivados, boludez, boludeo, boludear) fue mutando su significado a través del tiempo.
En el siglo XIX, los gauchos peleaban contra un ejército de lo que en aquella época era una nación desarrolla como la española.
Luchaban contra hombres disciplinados en las mejores academias militares provistos de armas de fuego, artillería, corazas, caballería y el mejor acero toledano, mientras que los criollos (montoneros), de calzoncillo cribado y botas de potro con los dedos al aire, sólo tenían para oponerles pelotas, piedras grandes con un surco por donde ataban un tiento, bolas (las boleadoras) y facones, que algunos amarraban a una caña tacuara y hacían una lanza precaria. Pocos tenían armas de fuego: algún trabuco naranjero o arma larga desactualizada.
Entonces, ¿cuál era la técnica para oponerse a semejante maquinaria bélica como la que traían los realistas? Los gauchos se formaban en tres filas: la primera era la de los "pelotudos", que portaban las pelotas de piedras grandes amarradas con un tiento. La segunda era la de los "lanceros", con facón y tacuara, y, la tercera, la integraban los "boludos" con sus boleadoras o bolas. Cuando los españoles cargaban con su caballería, los pelotudos, haciendo gala de una admirable valentía, los esperaban a pie firme y les pegaban a los caballos en el pecho. De esta forma, rodaban y desmontaban al jinete y provocaban la caída de los que venían atrás. Los lanceros aprovechaban esta circunstancia y pinchaban a los caídos.
En 1890, un diputado de la Nación aludió a lo que hoy llamaríamos "perejiles", diciendo que "no había que ser pelotudo", en referencia a que no había que ir al frente y hacerse matar. En la actualidad, resemantizada, funciona como muletilla e implica un tono amistoso, de confianza. El alcance del término es tan grande que, en el VI Congreso de la Lengua Española, realizado en 2013, el escritor argentino Juan Gelman la eligió como la palabra que mejor nos representa.
BONDI.
A fines del siglo XIX, los pasajes de tranvía en Brasil llevaban escrita la palabra bond (bono en inglés). Por eso, las clases populares comenzaron a referirse al tranvía como bonde (en portugués la “e” suena como nuestra “i”). A partir de entonces, el recorrido del vocablo fue directo: la trajeron los italianos que llegaban desde Brasil y, cuando el tranvía dejó de funcionar en Buenos Aires, se convirtió en sinónimo popular de colectivo.
CAMBALACHE.
Es el título del emblemático tango escrito por Enrique Santos Discépolo en 1935. Pero, ¿sabés qué significa exactamente esta palabra? Originalmente deriva del verbo cambiar y en nuestro país se utilizó para nombrar a las antiguas tiendas de compraventa de objetos usados. Este es el sentido que se le da en el tango cuando dice: “Igual que en la vidriera irrespetuosa de los cambalaches se ha mezclao la vida, y herida por un sable sin remache, vi llorar la Biblia junto al calefón”. Por eso, el significado se transformó en sinónimo de desorden o mezcla confusa de objetos.
CANA.
Existen diferentes versiones para explicar cómo surgió este vocablo que en lunfardo significa unívocamente policía. Una dice que proviene de la abreviatura de canario, que se empleaba en España para designar a los delatores. Aunque la historia más extendida lo ubica en el idioma francés, del término canne, y alude al bastón que portaban los agentes del orden. Como sea, cana pasó a nombrar a la policía y, más tarde, se empleó como sinónimo de cárcel (“ir en cana”). Hoy también se utiliza la expresión “mandar en cana” para decir, con picardía, que dejamos a alguien en evidencia.
CANCHA.
Apasionados por el deporte, los argentinos repetimos frases que ya forman parte de nuestra genética. “El domingo vamos a la cancha” es una de ellas. Como es sabido, cancha es el espacio que se destina a eventos deportivos y, en ocasiones, a algunos espectáculos artísticos. Pero lo que pocos conocen es que esta palabra proviene del quechua, lengua originaria en la que kancha significa lugar plano. La acepción que en la actualidad le damos a esta expresión llegó con la práctica de la lidia de toros y pronto se expandió a todos los deportes.
CANILLITA.
El origen de esta palabra es literalmente literario. La voz se toma de Canillita, una pieza teatral escrita por Florencio Sánchez en los primeros años del siglo XX. El protagonista es un muchacho de 15 años que trabaja en la calle vendiendo periódicos para mantener a su familia. Como sus piernas son muy flaquitas y lleva unos pantalones que le quedaron cortos por los que asoman sus canillas, lo llaman Canillita. Desde 1947, el 7 de noviembre se celebra el Día del Canillita en homenaje a la muerte del gran escritor uruguayo, autor de otra obra emblemática M’hijo el dotor.
CATRASCA.
Puede que, a menudo, muchos de los que utilizan esta palabra para referirse socarronamente a las personas torpes o propensas a los pequeños accidentes no tengan cabal idea de su significado literal. Sucede que esta expresión se establece como síntesis de la frase “Cagada tras cagada”. En la Argentina, se hizo popular en 1977 a partir de la película El gordo catástrofe, protagonizada por Jorge Porcel, quien personificaba un hombre que vivía de accidente en accidente y al que todos llamaban Catrasca.
CHABÓN.
Desde el tango El firulete, de Rodolfo Taboada, que dice “Vos dejá nomás que algún chabón chamuye al cuete y sacudile tu firulete…”, hasta After chabón, el último disco de la banda de rock Sumo, esta voz del lunfardo se instaló en la cultura argentina como sinónimo de muchacho, tipo o pibe. El término deriva de chavó (del idioma caló, usado por el pueblo gitano), que significa joven, muchachuelo. De allí provienen, también, algunas variantes como chavo y chaval, empleadas en diferentes países de habla hispana.
CHAMAMÉ.
La palabra chamamé proviene del guaraní chaá-maì-mé (“estoy bajo la lluvia” o “bajo la sombra estoy”). Según Antonio Sepp, musicólogo jesuita, los nativos se reunían bajo un enorme árbol y, en forma de ronda, hablaban y cantaban ordenadamente a lo largo de la noche; respetaban así la sabiduría de los años, sin negarles un lugar a los más jóvenes. Muchas veces terminaban danzando y desplazándose como en un rito de adoración o gratitud. Es en esos espacios de encuentro donde se cree que nació el chamamé, esa marca de identidad musical de la Mesopotamia.
CHAMIGO.
La oralidad reunió che y amigo en un solo término para dar origen a una tercera palabra: chamigo. En este caso, el vocablo che proviene del guaraní, y no del mapuche ni del valenciano, donde tiene otros significados. En guaraní, che es el pronombre posesivo mi, y por eso chamigo quiere decir mi amigo o amigo mío. Esta voz se emplea en Chaco, Corrientes, Misiones y Entre Ríos, provincias donde la cultura guaranítica tiene mayor peso. “El chamigo es algo más que lo común de un amigo, es esa mano que estrecha con impulso repentino”, canta el chamamecero Antonio Tarragó Ros.
CHANGO.
En el noroeste se usa la palabra chango, o su diminutivo changuito, como sinónimo de niño o muchacho. El término deriva de una voz quechua que significa pequeño. Una zamba dice “Cántale, chango, a mi tierra, con todita tu alma, con toda tu voz, con tu tonadita bien catamarqueña; cántale, changuito, lo mismo que yo”. Nieto, Farías Gómez y Spasiuk son solo tres de los Changos que ha dado el folklore argentino y que llevan este vocablo como apodo, indisolublemente unido a su apellido.
CHANTA.
Se trata de la abreviatura de la voz genovesa ciantapuffi, que significa planta clavos; es decir, persona que no paga sus deudas o que no hace bien su trabajo. Pero en nuestro país, cuando le decimos chanta a alguien, nos referimos a que no es confiable o creíble, que es irresponsable o no se compromete. Aunque también se asocia a la picardía si se emplea para nombrar a aquel que finge y presume cualidades positivas. En otras palabras, un chanta sería un charlatán, un chamuyero. En cambio, “tirarse a chanta” es abandonar las obligaciones o, como se dice en la actualidad, “hacer la plancha”.
CHAUCHA Y PALITO.
Se estima que esta frase nació en nuestro campo y se la usa para referirse a algo de poco beneficio económico o ínfimo valor. El palito alude al de la yerba que flota en el mate mal cebado: aquello que no sirve, que está pero molesta. En el caso de chaucha refuerza el sentido: para el gaucho, básicamente carnívoro, la chaucha era un vegetal sin importancia, barato, del que prefería prescindir. Además, en tiempos de la colonia, chaucha se denominaba una moneda de poco valor. Como decir “poco y nada”, pero referido unívocamente al valor monetario.
CHE.
Es una de las palabras que más nos identifica en el mundo. Casi como una seña personal. La usamos para llamar la atención del otro, para quejarnos o simplemente como interjección. La historia más difundida sostiene que es una voz mapuche que significa gente. Sin embargo, otra teoría señala que proviene de Valencia (España), donde le dan usos similares a los nuestros. Ernesto Guevara, ya que de Che hablamos, debe su apodo a la recurrencia con que empleaba la muletilla en su discurso coloquial.
CHORIPÁN.
A mediados del siglo XIX, los gauchos que habitaban las zonas rurales del Río de la Plata dieron origen a una de las minutas que más caracteriza los domingos de los argentinos: el choripán. El término, que es un acrónimo de chorizo y pan, nació en los tradicionales asados gauchescos cuando comer una achura entre dos trozos de pan empezó a ser costumbre. Hoy, a esta denominación que ya es un símbolo identitario de nuestro vocabulario, se le acoplaron dos sándwiches más: vaciopán y morcipán.
COLIFA.
Colifa es un término muy popular que empleamos para expresar, con cierta ternura, que alguien está loco, piantado o rayado. Aunque el sentido común nos lleva a pensar que proviene del término colifato, los estudiosos explican que coli deriva del vocablo italiano coló (que significa, justamente, chiflado). A su vez, colo es loco al vesre ()al revés en lunfardo). Entonces, colifato, y su apócope colifa, aparecen como transformaciones de ese término original que en el habla de la calle sumó sílabas con fines únicamente creativos.
CROTO.
La expresión `Croto` se remonta a la década del `20, cuando el entonces Ministro de Obras Públicas y Transporte, Crotto, implementó una especie de certificado de pobreza y cuyo portador podía viajar gratis en los tranvías y trenes. Hoy en día se denomina con este nombre a toda persona mal vestida que con su apariencia denota su estado de indigencia.
CUARTETO.
En cualquier lugar del mundo se denomina cuarteto a un conjunto de cuatro integrantes, pero para los argentinos se trata, además, de un género musical con influencias de la tarantela y el pasodoble. Este ritmo tropical, que comenzó a bailarse en las zonas rurales de la provincia de Córdoba durante la década del 40 y se popularizó en todo el país en los 90, es una creación cien por ciento argentina. Sus dos exponentes más emblemáticos, Carlos “La Mona” Jiménez y Rodrigo Bueno, convirtieron a este género en una alegre y festiva marca de identidad.
DEL AÑO DEL ÑAUPA.
Se trata de una expresión muy antigua y, decirlo así, puede parecer redundante. Porque ñaupa es una voz quechua que significa viejo o antiguo. En general, se emplea para aludir a un acontecimiento que data de tiempo atrás. La creencia popular considera que Ñaupa fue una persona que tuvo una existencia asombrosamente prolongada. Muy utilizado en la década del 30, suele asociarse al lunfardo, en especial cuando se dice que un tango es “del año del ñaupa”. Su equivalente en España es “del tiempo de Maricastaña”. La versión moderna sería "del año del orto"
DESPIPLUME.
Muchas veces, los medios de comunicación masiva logran instalar expresiones en el habla cotidiana gracias a memorables personajes de ficción y, también, a los guiones de algunas publicidades. Es el caso de despiplume, una voz que nació en la década del 70 en un spot de la famosa marca de coñac Tres plumas protagonizado por Susana Giménez. A través de un juego de palabras, la idea fue asociar el término despiole al producto. Sin dudas, lo lograron, pues si bien hoy la expresión casi no se usa, cualquiera sabe qué queremos decir cuando afirmamos que “esto es un despiplume”.
DULCE DE LECHE.
“Más argentino que el dulce de leche”, dice la expresión popular. Sin embargo, son varios los países que se atribuyen su creación. Nuestra versión cuenta que esta delicia nacional nace de una casualidad. En 1829, Juan Manuel de Rosas esperaba a Juan Lavalle, su enemigo político, en una estancia. La criada hervía leche con azúcar para cebar el mate y olvidó la preparación por largo tiempo en el fuego. Aún así, Rosas quiso probar la sustancia espesa y amarronada que se había formado en la olla. Para sorpresa de la criada, le encantó y decidió bautizarla dulce criollo.
EN PAMPA Y LA VÍA.
Quedarse sin un peso, agotar los recursos, tener que vender la casa… Cualquiera de estas circunstancias puede expresarse con el mismo dicho: “Me quedé en Pampa y la vía”. ¿Alguna vez escuchaste de dónde viene este dicho? Tiene una ubicación geográfica muy precisa porque la calle La Pampa se cruza con la vía del tren muy cerca del hipódromo de Buenos Aires. Cuenta la leyenda que los jugadores que apostaban a los caballos, cuando tenían un día de mala racha y lo perdían todo, se iban del barrio en un ómnibus que salía del cruce de Pampa y la vía.
FIACA.
La historia de esta palabra –que todos asociamos a la pereza y desgano– se origina en el habla de los almaceneros de barrio procedentes de Italia. En genovés, fiacún alude al cansancio provocado por la falta de alimentación adecuada. Y fueron estos comerciantes quienes diseminaron el término que, con el uso coloquial, se transformó en fiaca. Como habrá sido que se instaló, que una de las famosas Aguafuertes porteñas de Roberto Arlt se refiere al tema: “No hay porteño, desde la Boca a Núñez, y desde Núñez a Corrales, que no haya dicho alguna vez: ‘Hoy estoy con fiaca”.
GAMBETA.
Proviene de gamba, que en italiano significa pierna, y es un término que usamos en diferentes contextos. Por ejemplo, “hacer la gamba” es ayudar a otra persona. Claro que, si las cosas no salen bien, decimos que lo que hicimos fue “meter la gamba”. Puntualmente, gambeta refiere a un movimiento de danza que consiste en cruzar las piernas en el aire. Pero en el Río de la Plata funciona como metáfora de otro arte, el fútbol: porque en el campo de juego, gambeta es el movimiento que hace el jugador para evitar que el contrario le arrebate la pelota. Por eso, en el uso cotidiano, cuando sorteamos obstáculos decimos que gambeteamos.
GAUCHADA.
En nuestro lenguaje cotidiano, hacer una gauchada es ayudar a alguien sin esperar nada a cambio. La gauchada era una actitud típica de los gauchos, un gesto completo de solidaridad. Es que estos hombres cumplieron un rol clave en la guerra de la Independencia por su valentía, habilidad para cabalgar y gran conocimiento del territorio. Por el contrario, hacer una guachada es cometer una traición, aunque detrás de esta expresión haya un sentido más trágico que desleal. Y es que guacho refiere a la cría animal que perdió a su madre, y por extensión, a los niños huérfanos.
GIL.
A la hora de dirigirse a alguien en forma peyorativa, gil es una de las expresiones preferidas por los argentinos. Asociada a la ingenuidad o a la falta de experiencia, algunos sostienen que proviene de perejil, otra voz coloquial que en una de sus acepciones puede emplearse con un significado parecido, puesto que hasta hace unos años era una hortaliza tan barata que los verduleros directamente la regalaban. Sin embargo, gil proviene del caló, una antigua lengua gitana en la que gilí quiere decir inexperto.
GUACHO.
En el campo se denomina como guacho al ternero que queda huérfano.
GUARANGO.
Es lamentable, pero algunas palabras que usamos cotidianamente provienen de situaciones históricas de discriminación y exclusión. Es el caso de guarango, que si bien en la actualidad se emplea como sinónimo de grosero, maleducado o malhablado, fue instalada por los españoles de la conquista como referencia despectiva y racista hacia los nativos que hablaban en guaraní. Decirle guarango a la persona que emplea un vocabulario soez es ofensivo pero no por la adjetivación que pretende, sino porque su origen alude a una descalificación arbitraria.
GUASO.
La frecuencia con que se emplea el término guaso en Córdoba lo convierte en un cordobesismo. Pero ser guaso en esta provincia tiene por lo menos dos niveles. Cuando alude a un hombre: “El guaso estaba tomando algo en el bar”, la palabra solo sirve para definirlo como individuo masculino (en este caso, guaso funciona como sinónimo de tipo, chabón, etc.). Pero también se emplea para hacer referencia a alguien grosero o de poca educación: “No seai guaso vo’”. Y es tal la dinámica del vocablo que permite hiperbolizarlo, de manera que algo guaso pueda crecer hasta ser guasaso.
GUITA.
En lunfardo, el dinero tiene infinidad de sinónimos: mango, viyuya, morlaco, vento, mosca, tarasca. También existe un lenguaje propio para hablar de su valor: luca es mil, gamba es cien y palo es millón. Sin embargo, el origen del término guita es difícil de rastrear. Una de las versiones más difundidas sostiene que proviene del alemán, específicamente del germano antiguo, de la voz witta, usada para denominar algo fundamental sin lo cual no se puede vivir. A su vez, witta también proviene del latín vita que significa vida.
GURÍ.
¿Alguna vez te dijeron gurí o gurisa? Seguramente fue cuando todavía eras un chico. Porque el término proviene de la voz guaraní ngiri y significa muchacho, niño. Es una palabra que podemos escuchar en Corrientes, Misiones y Entre Ríos, y por supuesto también en la República Oriental del Uruguay. “¡Tu recuerdo ya no es una postal, Posadas! Ni tu yerbatal, ni tu tierra colorada. Con un sapukay siento que tu voz me llama porque tengo en mí, alma de gurí”, dice la letra del chamamé Alma de gurí.
HUMITA.
La humita es mucho más que un gusto de empanada. Pero son pocos los que saben que la palabra proviene de la voz quechua jumint’a, un alimento que preparaban los antiguos pueblos indígenas del continente (incas, mayas y aztecas). Hecho a base de choclo triturado, la preparación incorpora cebolla, tomate y ají molido, se sirve envuelto en las mismas hojas de la planta del maíz. Este delicioso y nutritivo plato es típico de Chile, Bolivia, Ecuador, Perú y el norte argentino.
IRSE AL HUMO.
“Se me vino al humo” es una imagen cotidiana en el habla de los argentinos. El dicho alude al modo en que los indígenas convocaban a los malones y figura en el Martín Fierro, de José Hernández: “Su señal es un humito que se eleva muy arriba / De todas partes se vienen / a engrosar la comitiva”. Pero también la registra Lucio V. Mansilla en Una excursión a los indios Ranqueles: “El fuego y el humo traicionan al hombre de las pampas”, escribe dando a entender que una fogata mal apagada o la pólvora que quemaban los fusiles bastaban para que lanzas y boleadoras acudiesen a la humareda.
LABURAR.
Laburar surge naturalmente del verbo lavorare (trabajar en italiano), que a su vez deriva de labor en latín, cuyo significado es fatiga, esfuerzo. La connotación negativa se encuentra también en los orígenes del término en español ya que trabajar proviene del vocablo latín tripalium, traducido como tres palos: un instrumento de castigo físico que se usaba contra los esclavos. De modo que si bien el laburo dignifica y es salud; el origen de su locución nos remonta a situaciones que poco tienen que ver con esos significados.
MATE.
La propuesta es natural en cualquier parte: “¿Y si nos tomamos unos mates?”. Esta infusión, la más amada por los argentinos, toma su nombre, como muchas otras palabras, de la lengua quechua. Porque mati es la voz que empleaban los pueblos originarios para referirse a cualquier utensilio para beber. Y es que mate tiene la particularidad de aludir al contenido, pero también al continente. Un término que para los rioplatenses significa mucho más que una bebida. Porque la mateada es un ritual, un espacio de encuentro y celebración.
MORFAR.
Proviene de la palabra italiana morfa que significa boca. Con el tiempo y el uso, la expresión adquirió nuevos sentidos: padecer, sobrellevar, sufrir: “Me morfé cuatro horas de cola”. En el ámbito del deporte, especialmente en el terreno futbolístico, suele emplearse el giro “morfarse la pelota”, algo así como jugar solo sin pasar el balón a los otros jugadores. Pero tan instalado estaba el término en la década del 30, que el historietista Guillermo Divito creó un personaje para la revista Rico Tipo que se llamaba Pochita Morfoni, una señora a la que le gustaba mucho comer.
MOSCATO.
Quizás los más jóvenes asocian el término a la famosa canción de Memphis La Blusera, Moscato, pizza y fainá. Sin embargo, el tradicional vino dulce, llamado así porque está hecho con uva moscatel, perdura más allá del blues local y sigue siendo un clásico de los bodegones y pizzerías de todo el país. El hábito llegó con los inmigrantes italianos a fines del siglo XIX, pero la costumbre de servirlo cuando se come una buena porción de muzzarella es propia de nuestro país y comenzó a establecerse allá por 1930.
NO QUIERE MÁS LOLA.
Lola era el nombre de una galleta sin aditivos que a principios del siglo XX integraba la dieta de hospital. Por eso, cuando alguien moría, se decía: `Este no quiere más Lola`. Y, desde entonces, se aplica a quien no quiere seguir intentando lo imposible.
ÑANDÚ.
De norte a sur y hasta la provincia de Río Negro, el ñandú es una de las aves que más se destaca en los paisajes de la Argentina. Este fabuloso animal de gran porte, que puede llegar a medir hasta 1,80 m de altura, toma su nombre de la lengua guaraní, en la que ñandú significa araña. La explicación alude a las semejanzas entre los elementos de la naturaleza. Los pueblos originarios veían un notorio parecido entre el plumaje del avestruz americano -y las figuras que se forman en él- y los arácnidos que habitan las regiones subtropicales.
NI EN PEDO.
Para ser tajantes, a veces decimos que no haremos algo "Ni en pedo", "Ni mamado", o “Ni ebrios ni dormidos”. Algunos sostienen que la expresión nació cuando Manuel Belgrano encontró a un centinela borracho y dormido. Enseguida, habría establecido una norma por la que “ningún vigía podía estar ebrio o dormido en su puesto”. Otra versión dice que, tras el triunfo en Suipacha, alguien alcoholizado propuso un brindis “por el primer Rey y Emperador de América, Don Cornelio Saavedra”. Mariano Moreno se enteró y lo desterró diciendo que nadie “ni ebrio ni dormido debe tener expresiones contra la libertad de su país”.
NO QUIERE MÁS LOLA.
Cuando no queremos más complicaciones, nos cansamos de participar en algo, o necesitamos cesar alguna actividad, decimos: “No quiero más lola”. En la Buenos Aires de 1930 se fabricaban las galletitas Lola. Elaboradas con ingredientes saludables, eran indicadas en las dietas de los hospitales. En ese contexto, cuando un enfermo podía empezar a ingerir otro tipo de alimentos, se decía que “No quería más lola”. Otro uso, más oscuro: cuando fallecía un paciente internado, obviamente, dejaba de comer. De ahí el dicho popular: “Este no quiere más lola”.
PANDITO.
Los mendocinos emplean muchos términos propios que pueden escucharse en su territorio y también, debido a la cercanía, en Chile (y viceversa). Una de las voces más representativas de este intercambio lingüístico es guón, apócope del huevón chileno. Existen algunas otras, pero menos conocidas. Por ejemplo, pandito. ¿Pero qué significa? Proviene de pando y quiere decir llano o poco profundo. “Me quedo en lo pandito de la pileta” o “Donde topa lo pandito”, que alude a donde termina el llano y comienza la montaña.
PAPUSA.
El lunfardo, la creatividad de la calle y el tango se ocupan de piropear y resaltar la belleza de la mujer. Quizá, una de las palabras que mejor lo hace sea papusa, empleada para referirse a una chica bonita, atractiva o espléndida. Este término, que también funciona como sinónimo de papirusa, se puede encontrar en clásicos del tango rioplatense como El ciruja, de Alfredo Marino, o ¡Che, papusa, oí!, de Enrique Cadícamo, que inmortalizó los versos “Che papusa, oí los acordes melodiosos que modula el bandoneón”.
PATOVICA.
Llamamos patovicas a quienes se ocupan de la seguridad de los locales bailables. Pero esta expresión nació lejos de las discotecas y cerca de los corrales avícolas. Allá por 1900, Víctor Casterán fundó en Ingeniero Maschwitz un criadero de patos y lo llamó Viccas, como las primeras letras de su nombre y su apellido. Alimentados con leche y cereales, los patos Viccas eran fornidos y sin grasa. La semejanza entre estos animales y los musculosos de los gimnasios surgió enseguida. Que los hercúleos custodios de los boliches terminaran cargando con ese mote, fue cuestión de sentarse a esperar.
PIBE.
Los rioplatenses suelen utilizar la expresión pibe como sinónimo de niño o joven. Existen diferentes versiones sobre su origen. La más difundida señala que proviene del italiano, algunos creen que del lombardo pivello (aprendiz, novato) y otros que se tomó del vocablo genovés pive (muchacho de los mandados). Pero la explicación española aporta el toque de humor. La palabra pibe, del catalán pevet (pebete), denominaba una suerte de sahumerio que gracias a la ironía popular y la subversión del sentido pasó a nombrar a los adolescentes, propensos a los olores fuertes.
PIPÍ CUCÚ.
Este argentinismo se usa para decir que algo es espléndido o sofisticado. La divertida leyenda cuenta que se popularizó en la década del 70 cuando Carlos Monzón llegó a París para pelear con el francés Jean-Claude Bouttier. Antes del combate, el argentino recibió la llave de la ciudad y, al tomar el micrófono para agradecer el honor, se dispuso a repetir el discurso que había ensayado largamente. La carcajada de la platea se desató cuando Monzón, en lugar de decir “merci beaucoup” (muchas gracias en francés) tal como lo había practicado, expresó algo nervioso: “pipí cucú”.
PIRARSE.
Pirarse es piantarse. Es decir, “irse, tomarse el buque”. Y literalmente así nace este verbo. El piróscafo era un barco a vapor que, en los primeros años del siglo XX, constituía la forma más rápida de viajar de un continente al otro. Por eso, la expresión “tomarse el piro” empezó a usarse para decir que alguien se marchaba de un lugar de manera apresurada. Sin embargo, el tiempo le otorgó otro significado: el que se iba, podía hacerlo alejándose de la realidad: “Está pirado”, “No le digas así que se pira”. Entonces, pirarse pasó a ser sinónimo de enloquecer.
PONCHO.
El poncho es una prenda sudamericana típica por definición que forma parte de la tradición criolla. Por simpleza, comodidad y capacidad de abrigo, es utilizado hasta el día de hoy en la Argentina, Chile, Ecuador y Bolivia. El origen de la palabra que lo denomina tiene muchísimas variantes, pero una de las más difundidas explica que proviene del quechua, punchu, con el mismo significado. Otra versión la relaciona con punchaw (día en quechua), como una analogía entre el amanecer de un nuevo día y la acción de emerger la cabeza a través del tajo del poncho.
PORORÓ.
Si algo destaca al maíz y a sus distintas preparaciones en todo el mundo, especialmente en Latinoamérica, es la gran cantidad de voces que lo nombran. Lo que en Buenos Aires se conoce como pochoclo y en otros países son rosetas de maíz; en Misiones, Corrientes, Entre Ríos, Chaco, Formosa y Santa Fe se le llama pororó. Esta palabra encuentra su origen en el guaraní. Es que los nativos le decían pororó a todo aquello que generaba un sonido estruendoso y, como es sabido, la preparación de este alimento, provoca la idea de pequeñas explosiones.
TANGO.
El tango es uno de nuestros géneros musicales y de danza más tradicionales. Sin embargo, la etimología de su nombre es objeto de fuertes controversias. Hay quienes dicen que el término proviene de tangomao, un africanismo con el que se definía a los traficantes de esclavos en la época colonial. De este modo, en América se llamó tango a los sitios donde se reunían los africanos para bailar y cantar. Otra teoría señala que el mismo vocablo entró en la segunda mitad del siglo XIX, desde Cuba y Andalucía, para denominar un género musical que en el Río de la Plata adquirió su propia idiosincrasia.
TENER LA VACA ATADA.
“Vos tenés la vaca atada”, le decimos a quien disfruta de un garantizado bienestar económico. El dicho nace en el siglo XIX, cuando en la Argentina se impuso el modelo agroexportador y muchos estancieros se enriquecieron gracias a la vasta cantidad de hectáreas que podían explotar. En aquellos tiempos, era común que los nuevos ricos viajaran a Europa con sus familias. Era costumbre que también llevaran a su personal de servicio y una vaca para obtener la leche para sus hijos durante el viaje. El animal tenía que viajar sujeto en un rincón de la bodega del barco. Esa es la famosa vaca atada.
TILINGO.
Hay palabras que, como si se tratara de una moda, aparecen y desaparecen del uso cotidiano según el contexto histórico. Es el caso de tilingo, la expresión popularizada por Arturo Jauretche, quien la instaló en el habla de los argentinos como un adjetivo para calificar a las personas que se preocupan por cosas insignificantes y ambicionan pertenecer a una clase social más alta. Además, este pensador emblemático del siglo XX actualizó el empleo de cipayo e introdujo los términos vendepatria y medio pelo.
TIRAR MANTECA AL TECHO.
Seguramente más de una vez le habrás dicho a alguien: “Dejá de tirar manteca al techo”. El giro busca expresar la idea de un gasto ostentoso e innecesario y su origen se ubica en la Buenos Aires de 1920. Por entonces, los jóvenes adinerados se divertían en los restaurantes de moda arrojando rulitos de manteca con el tenedor. Le apuntaban al techo y el objetivo era competir para ver quién era capaz de dejar pegados más trozos al cielo raso, o cuál de todos se mantenía adherido por más tiempo. Una práctica absurda de la que, afortunadamente, solo nos queda la expresión cotidiana.
TODO BICHO QUE CAMINA VA A PARAR AL ASADOR.
Tomado del Martín Fierro, el libro de José Hernández icono de la literatura gauchesca, este refrán se basa en la idea de que cualquier animal se presta para ser asado y comido. Sabido es que en la Argentina amamos los asados y todo el ritual que los envuelve. Pero, además, con el tiempo el dicho “Todo bicho que camina va a parar al asador” evolucionó sumando otros significados. Durante las décadas del 40 y 50, la frase fue utilizada también para hacer alusión a las cosas o personas cuyas acciones tienen un final previsible.
TRUCHO.
Desde hace algunas décadas es un término de uso ineludible en nuestro lenguaje cotidiano. Para los argentinos, las cosas falsas, tramposas o de mala calidad son truchas. Y dentro de esa categoría entran también las personas fraudulentas. Deriva de la palabra truchimán, muy común en el español antiguo y que refiere a personas sin escrúpulos. El empleo de trucho se hizo popular en 1986 cuando, a raíz de la crisis ecológica causada por algunas empresas en el río Paraná, el periodista Lalo Mir comentó en su programa radial que los funcionarios debían dar la trucha (cara) porque si no eran unos truchos.
VAGO.
Córdoba tiene su propia tonada, su propia forma de hablar y, claro, su modo particular para usar las palabras. En cualquier otra región, el término vago hace referencia a alguien perezoso, a un holgazán que nunca tiene ganas de hacer nada. Pero en esta provincia, vago puede ser cualquiera. Es que la palabra se utiliza para dirigirse a otra persona en forma totalmente desenfadada. Así, una frase como “El vago ese quiere trabajar todo el día” no encierra ninguna contradicción si es pronunciada dentro de los límites del territorio cordobés.
VIVA LA PEPA.
Contra lo que pudiese creerse, `viva la Pepa` no es el grito de alegría de un buscador de oro, sino el que usaban los liberales españoles en adhesión a la Constitución de Cádiz, promulgada el 19 de marzo de 1812, en la festividad de San José Obrero. Como a los José se los apoda Pepe, en vez de decir `viva la Constitución` -lo que conllevaba llegar a ser reprimidos- los liberales gritaban `viva la Pepa`. Hoy, en Argentina, su significado se ha desvirtuado y se parece a `piedra libre`.
YETA.
Significa mala suerte y se cree que deriva de las palabras napolitanas jettatura (mal de ojos) y jettatore (hombre maléfico que con su presencia produce daño a los demás). En 1904 se estrenó la obra ¡Jettatore!, de Gregorio de Laferrere, sobre un hombre con un aura funesta, y, desde entonces, los supersticiosos mantienen viva la palabra yeta. Por ejemplo, se emplea la expresión “¡Qué yeta!” en lugar de “¡Qué mala suerte!” ante una situación desafortunada. También se dice que alguien es yeta cuando se sospecha que trae mala suerte o que está enyetado cuando todo le sale mal.
ZAMBA.
No hay que confundir zamba, género folklórico argentino, con samba, música popular brasileña. Porque el simple cambio de una letra nos puede hacer viajar de una cultura a otra. La historia cuenta que durante la conquista española se denominaba zambo al hijo varón de un negro con una indígena. Por extensión, la música y la danza de esta comunidad pasó a llamarse zamba, ya que las coplas que se cantaban iban dirigidas a las mujeres. Esta danza proviene de la zamacueca peruana que, al llegar a la Argentina, incorporó el pañuelo como elemento característico.
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2019.07.21 21:43 saludybelleza Cómo medir el pene: técnicas médicas comprobadas.

Como medir el pene: técnicas médicas comprobadas.

Como medir el pene

Te has preguntado alguna vez si existe un método acerca de como medir el pene?
La dimensión del miembro sexual masculino ha sido siempre un motivo de preocupación entre los hombres alrededor del mundo. Aprende como medir el pene ya mismo y quítate las dudas!
hoy en dia se cree cree que mayor tamaño de pene equivale a mayor placer sexual.
Sin embargo, la longitud y el grosor del pene no han sido apreciados de la misma manera en la historia de la humanidad.
En la antigua Grecia, se apreciaba más a hombres con penes pequeños debido a que se creía que poseían mayor capacidad intelectual, creativa y artística.
Por el contrario, a los brutos, torpes o inferiores física y mentalmentte se les representaba con enormes falos desproporcionados anatómicamente.
En los tiempos modernos, se instauró el pensamiento global que la satisfacción sexual tiene una relación directamente proporcional con el tamaño de los órganos sexuales.
Se utiliza el término “órganos sexuales” ya que no solo importa el tamaño del pene del hombre, sino también los pechos, los glúteos y vulva en las mujeres.

Mientras más grande, mejor. ¿Cuán cierto es esto?

La mayoría de los estudios clínicos realizados no han encontrado una relación directa entre las dimensiones del miembro masculino y el orgasmo o placer sexual en ambos miembros de la pareja.
De hecho, algunos reportes confirman que muchas mujeres encuentran dolorosas las relaciones sexuales con hombres con penes muy grandes.
Sin embargo esto no modifica las creencias de que lo ideal es tener un gran pene, pero ¿realmente se sabe si un pene tiene el tamaño adecuado? ¿Cómo podemos medir las verdaderas dimensiones del falo?
El surgimiento del internet y las redes sociales nos han proporcionado a la comunidad en general una fuente ilimitada de información acerca de cualquier tópico, sobre todo en temas sexuales.
Lamentablemente, el soporte científico en la gran mayoría de estas publicaciones es nulo. Son muy pocos los blogs, artículos o vídeos que obtienen sus datos de investigaciones sensatas, provenientes de boletines indexados o de libros serios.
Esa realidad es la que vamos a cambiar en tamañodelpene.com
Al finaldel artículo podrán leer referencias concretas, obtenidas a través de pruebas clínicas formales y extraídas de las más reconocidas revistas de sexualidad a nivel mundial.

¿Cómo medir el pene?

Esta una pregunta que raya en lo polémico cuenta con absoluta seriedad.
Desde el punto de vista urológico, el tamaño del pene es un elemento clínico fundamental en la evaluación total de un paciente, tanto pediátrico como adulto.
Existen técnicas descritas para medir el pene desde los primeros días de vida hasta la adultez.
Si bien medir el tamaño del pene no genera demasiado interés para el adulto, el procedimiento de medir el pene en bebes y niños aporta mucha información acerca de la salud de los mismos y permite hacer diagnósticos precoces de cualquier anormalidad.

Toma de medida del amaño del pene dentro del útero materno

De hecho, Perlitz Yuri y colaboradores (Prenatal Diagnosis, 2011) realizaron un estudio en el cual medían el tamaño del pene dentro del útero materno.
Dicha medición se llevaba a cabo a través de una ecografía materna transvaginal realizada entre las semanas 14 y 35 de la gestación, utilizando como referencias el borde proximal de los cuerpos cavernosos y la punta del glande.
El estudio concluyó que estas medidas pueden ayudar en el diagnóstico precoz de malformaciones genitales, incluyendo el micropene (link a articulo interno: que es un micropene?) o escaso desarrollo dimensional, pudiendo así establecerse el tratamiento hormonal temprano y evitar futuras complicaciones. (1)

Medida del tamaño del pene en individuos ya nacidos

Ahora bien, cuando se desea medir el tamaño del pene en individuos ya nacidos, se describen algunas técnicas para ello.
Tomova Analia y colaboradores (Arch Pediatr Adolesc Med. 2010) publicaron un enorme estudio llevado a cabo en más de 6000 niños y adolescentes de Bulgaria.
En el estudio describen el desarrollo de los genitales externos en dichos grupos de la misma edad.
Para ello, además de medir los parámetros antropométricos clásicos como la talla y el peso, se midió el tamaño del pene y el volumen testicular.
La longitud del pene fue medida en estado de flacidez utilizando una cinta métrica rígida desde la unión de la piel entre el pene y el pubis hasta la punta del glande, excluyendo el tejido redundante del prepucio.
Es importante destacar que esta medida se realiza ejerciendo la máxima extensión no dolorosa posible del órgano sexual.
La circunferencia del pene se midió en la base del mismo con una cinta métrica flexible.
El volumen de los testículos se calculó a través de un orquidómetro de Parder. (2)
Esta técnica de medida parece ser la más aceptada en el mundo científico.
Gabrich Pedro y colaboradores ya lo habían descrito en su estudio sobre niños y adolescentes de Brasil (Jornal de Pediatria, 2007), en el cual utilizaron una regla rígida graduada en milímetros para medir la longitud del pene y un paquímetro para el diámetro.
Al igual que en el estudio de Tomova, la longitud del pene se midió en estado de flacidez con la máxima tracción posible sin causar dolor.
En cambio, la circunferencia se midió en la mitad del pene y no en la base. (3)
También se describen en este estudio varias mediciones de la longitud, las cuales son de suma importancia en los resultados finales, especialmente cuando se extrapolan al adulto.
Son cuatro las medidas que se analizaron, a saber:
Longitud flácida aparente (LFA o AFL): desde la unión de la piel del pene con la del pubis hasta la punta del pene.
Longitud flácida real (LFR o RFL): desde la unión de la piel del pene con la del pubis, deprimiendo la grasa local, hasta el extremo final del glande.
Longitud flácida aparente con máxima extensión (LFA max o AFL max): Desde la unión de la piel del pene con la del pubis hasta la punta del pene, ejerciendo la mayor extensión posible del mismo sin causar dolor.
Longitud flácida real con máxima extensión (LFR max o RFL max): Desde la unión de la piel del pene con la del pubis, deprimiendo la grasa local, hasta el extremo distal del glande, ejerciendo la mayor extensión posible del órgano sexual sin causar dolor.
Hasta el momento hemos descrito las técnicas de medición de las dimensiones del pene en estado de flacidez.
Esta medida es muy importante porque sirve como un buen predictor para determinar el tamaño final en estado de erección.
De hecho, Veale David y colaboradores (BJU Int, 2015) publicaron un ensayo en el cual desarrollan nomogramas amplios relacionando la longitud y la circunferencia del pene, tanto en flacidez como en erección, después de analizar a más de 15000 hombres británicos.
Las conclusiones de dicho estudio reportan que existe una correlación consistente, aunque débil, entre la longitud del pene flácido estirado y la longitud del pene en plena erección. (4)
Ya algunos años atrás, Chen J. y su equipo (International Journal of Impotence Research, 2000) fijaron la relación entre el tamaño del pene en flacidez y en erección, estableciendo pautas sobre como medir el pene según el siguiente esquema.
Se acostó al paciente en una camilla ubicada en un cuarto privado. Una vez alcanzada la máxima erección se utilizó una regla calibrada para medir la longitud y un cáliper para medir la circunferencia.
La longitud se midió dorsalmente (por donde transcurre la vena central del pene) apoyando la regla en el hueso del pubis, alcanzando el punto del meato uretral.
Como en todos los casos anteriores, se aplicó una extensión gentil del pene tomándolo por el glande hasta que el paciente refería cierta molestia. (5)
Uno de los estudios más recientes e interesantes acerca de las técnicas sobre como medir el pene lo llevo a cabo Davoudzadeh y colaboradores (Sexual Medicine Reviews, 2018), quienes no solo revisaron mucha de la literatura disponible al respecto, sino que realizaron sus propias mediciones.
El método de medición fue muy parecido al realizado en los ensayos previos, la diferencia más importante radica en que las medidas de longitud y circunferencia se llevaron a cabo con una cinta flexible en vez de una regla rígida calibrada. (6)
Podemos ver que existe una cantidad interesante de trabajos de investigación en los que se realizan mediciones del pene.
Ahora bien, ¿es posible realizar una adecuada medición del pene en casa?
Son pocos los hombres que están dispuestos a visitar al urólogo o cualquier otro médico para que le tomen las medidas a su miembro viril.
Es por ello que muchos hombre desean aprender cómo medir el tamaño del pene en la comodidad de sus hogares.

¿Qué dice la ciencia al respecto?

Herbenick D. y su equipo de trabajo (J Sex Med, 2014) publicaron un estudio de 1661 hombres americanos sexualmente activos quienes se midieron personalmente sus penes en plena erección, sin haber recibido entrenamiento previo para ello.
La idea inicial del ensayo era determinar la talla adecuada de preservativos que estos hombres necesitarían, aunque la data se aprovechó para evaluar las diferentes técnicas de medición del pene.
Los investigadores concluyeron en que las dimensiones reportadas eran consistentes con otras realizadas en ambientes controlados por personal calificado.
El más interesante de los resultados fue que la manera de alcanzar la erección en casa no es igual a la utilizada en un laboratorio y es probable que esto afecte las dimensiones finales del pene.
Es lógico si pensamos que la excitación lograda en casa, utilizando cualquier método al alcance y sin presiones externas, debe ser más eficiente para lograr una erección enérgica que la obtenida en un sitio de experimentación sabiéndose observado y controlado. (7)
Otro interesante estudio realizado en la comunidad homosexual y bisexual de los Estados Unidos se basó en mediciones realizadas por los propios participantes.
Grov Christian y colaboradores (Archives of Sexual Behavior, 2012) determinaron que las medidas fueron demasiado variables tanto en longitud como en circunferencia, aunque muchos confesaron no haber alcanzado erecciones potentes debido a la falta de excitación.
La mayor parte de los hombres que formaron parte del estudio y consiguieron medidas adecuadas lo hicieron en medio de un momento de excitación intensa e incluso durante la relación sexual. (8)

Recomendaciones: como medir el pene

Analizando los datos provistos por los distintos trabajos de investigación, podemos aportar las siguientes recomendaciones para el hombre que desee saber cuánto mide su pene:
Pese al bombardeo mediático referente a como medir el pene y su tamaño, el 90% de los hombres tiene un falo de tamaño normal.
Si tienes dificultades para alcanzar erecciones efectivas o realmente tienes un pene cuyas dimensiones están por debajo de la media, conversa con tu pareja y acude al médico.
Puedes a su vez probar determinados geles que ayudan lalubricación del pene, haciendo más placentera el acto sexual o la masturbación.
Referencias
Perlitz Y y colaboradores (2011). Prenatal sonographic evaluation of the penile length. Prenatal Diagnosis. 2011; 31(13): 1283-1285, doi:10.1002/pd.2885.
Tomova A y colaboradores (2010). Growth and Development of Male External Genitalia. Arch Pediatr Adolesc Med. 2010; 164(12): 1152-1157.
Gabrich PN y colaboradores (2007). Penile anthropometry in Brazilian children and adolescents. Jornal de Pediatria. 2007; 83(5): 441-446.
Veale D y colaboradores (2014). Am I normal? A systematic review and construction of nomograms for flaccid and erect penis length and circumference in up to 15,521 men. BJU International. 2014; 115: 978-986, doi:10.1111/bju.13010.
Chen J y colaboradores (2000). Predicting penile size during erection. International Journal of Impotence Research. 2000; 12: 328-333.
Davoudzadeh EP y colaboradores (2018). Penile Length: Measurement Technique and Applications. Sexual Medicine reviews. 2018; 6(2): 261-271.
Herbenick Debby y colaboradores (2014). Erectile Penile Length and Circumference Dimensions of 1,661 Sexually Active Men in the United States. The Journal of Sexual Medicine. 11(1): 93-101, doi:10.1111/jsm.12244.
Grov C, Wells BE y Parsons JT (2012). Self-reported Penis Size and Experiences with Condoms Among Gay and Bisexual Men. Archives of Sexual Behavior. 2012; 42(2): 313-322, doi:10.1007/s10508-012-9952-4
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2019.07.18 10:38 lostorico Recensione a Philipp Blom: La grande frattura. L'Europa tra le due guerre (1918-1938), Marsilio, 2019.

Recensione a Philipp Blom: La grande frattura. L'Europa tra le due guerre (1918-1938), Marsilio, 2019.

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Nel dire qualcosa su questo libro comincerei con tre osservazioni. La prima: è un libro scritto in modo estremamente avvincente. La narrazione è fluida e Blom riesce a tenere incollato il lettore alle pagine con un sapiente dosaggio di narrazione, sintesi ed esempi insoliti. La seconda: La grande frattura non è una storia d’Europa, ma essenzialmente è una storia culturale dell’Europa tra le due guerre comparata agli Stati Uniti. La terza: il libro ha un’impostazione decisamente originale. Ogni capitolo corrisponde ad un anno. Per ogni anno Blom ha scelto un evento o un personaggio significativo e a partire da quello ha allargato lo sguardo e ampliato il panorama delle osservazioni offerte al lettore.
Hobsbawm ha definito il trentennio 1914-1945 “Età della catastrofe”: la prima guerra mondiale seguita dalla più grande crisi economica che il mondo avesse conosciuto e da una seconda guerra mondiale sono sufficienti a giustificare la definizione. Se c’è stato un periodo nella storia contemporanea in cui vivere era per la maggioranza delle persone una faccenda complicata, quel trentennio occupa probabilmente il primo posto.
Anche La grande frattura di Blom restituisce il clima di incertezza, sacrifici e angoscia che imperversò in quel trentennio. Ma il suo sguardo è allo stesso tempo più articolato e più semplificato. Per lui i processi e i fenomeni che contraddistinguono i decenni tra le due guerre erano già presenti e attivi prima della Grande Guerra. La prima guerra mondiale ne accelerò bruscamente la maturazione e li impose. Da questo punto di vista Blom ha ragione: la tecnologia, il rinnovamento delle scienze, i partiti di massa, le ideologie (o almeno una di esse, il socialismo) erano già presenti e cominciavano a muovere i primi passi. Li avremo conosciuti compiutamente dopo la prima guerra mondiale. In effetti, giustamente, la prima guerra mondiale è l’elemento fondante del libro. Lo shell shock – i traumi psichici di guerra che colpiscono i soldati devastandone la mente – diventa metafora di un’epoca che resta irrimediabilmente orfana delle coordinate precedenti e non riesce a maturane di proprie: “molti aspetti caratteristici del ventennio tra le due guerre – osserva giustamente Blom – si spiegano solo a partire dal trauma, dalla sensazione di tradimento e dalla delusione” (p. 59).
I giovani che erano partiti per la guerra cantando, fiduciosi di poter dimostrare il proprio valore e immaginando avventure, restano avvinghiati in un mare di fango, immobilizzati in trincee che rendono il tempo monotono e vengono falcidiati da armi anonime e lontane: per loro si concretizza un inferno che è l’opposto dell’eroismo che avevano immaginato. La guerra rende queste sterminate masse d’uomini cinici, spaesati e brutali (si veda la testimonianza di Breton a p. 187). La spaventosa fornace della guerra, alimentata a carne umana, ha in sé il trinomio che caratterizzeranno i decenni successivi: violenza, macchine e decadenza.
Il capitolo dedicato a Magnitogrsk (corrispondente al 1929) incarna alcuni aspetti della prima e, soprattutto, della seconda. Che l’Unione Sovietica sia stato un posto tremendo in cui vivere è fuori discussione, ma l’aver iniziato a parlarne dopo il 1917 e a partire dalla rivolta di Kronstadt del 1923, intesa come prova del sogno di una società equa annegato nel sangue, pongono l’Autore in una prospettiva in parte distorta. Restano escluse dall’analisi il crollo dell’impero zarista e la guerra civile; resta fuori la NEP (cioè la consapevolezza che la spietatezza del “comunismo di guerra” doveva essere accantonato a data da destinarsi): Lenin era un uomo capace di decisioni drastiche, ma non era necessariamente una matrioska dalla quale, per forza, doveva venir fuori un Stalin. Ciò nulla toglie alla spietatezza del regime e ai costi umani spaventosi richiesti dall’industrializzazione forzata, illustrati egregiamente nei capitoli dedicati a Magnitogorsk e alla carestia che mise in ginocchio l’Ucraina nel 1932. (Blom però dimentica una “profezia” illuminante di Stalin: la sua affermazione del 1930 secondo la quale “tra dieci anni ci sarà una guerra e noi dobbiamo industrializzarci per essere pronti” riportata in uno dei libri che cita nella bibliografia).
Le macchine che divorano l’uomo non sono una prerogativa dell’Unione Sovietica. Con processi completamente diversi se ne rendono conto anche gli americani. Negli anni del dopoguerra, negli USA, l’industria automobilistica era stato il motore trainante dell’intera economia (p. 288 ss.). L’automobile aveva aperto orizzonti infiniti (incentivando la costruzione di strade), ampliato a dismisura la libertà dei giovani e, con la garanzia di avere un po’ di privacy (magari non proprio comoda), rivoluzionato i costumi e i rapporti di coppia. Ma la crisi del ’29 spezza bruscamente il sogno di una società inondata da macchine che semplificano la vita dell’uomo diminuendo la fatica e garantendo maggior tempo libero: i quattro anni di carestia che devastano l’Oklahoma nei primi anni Trenta (descritta stupendamente da Steinbeck in Furore) sono il frutto anche della meccanizzazione introdotta dai trattori. In Tempi moderni il genio di Chaplin si incaricherà di mostrare gli effetti di una società che trasforma gli uomini in schiavi di macchine (p. 26). Gli Stati Uniti sono un paese troppo vasto e variegato per essere ritratti in un’unica immagine. C’è l’America delle grandi città dove il proibizionismo (espressione di una lotta tra la tradizione e il progresso) ha trasformato in fungaie di locali illegali che fanno la fortuna di jazzisti di talento e di mafiosi come Al Capone; c’è la profonda America del sud, nella quale le teorie di Darwin potevano ancora scatenare risentimenti profondi e processi in tribunale; ci sono le università e Hollywood che accolgono a braccia aperte i talenti in fuga dal nazismo (quelli affermati e conosciuti, per gli altri, giovani ricercatori, gli spazi sono minori); c’è l’America che rinnega se stessa cercando di bloccare l’immigrazione. Nel descrivere questi e altri fenomeni Blom è maestro. Qui li ho elencati, ma con grande finezza ne illumina i chiaro-scuri, le ambiguità e la forza: nei primi anni Venti, col jazz, gli Stati Uniti sono già in grado di esportare sul continente europeo una musica fino a poco prima relegata ai ghetti dei neri. Una musica accolta benevolmente dalle élites colte di Parigi e Londra, ma avversata da una Vienna socialista e progressista e ormai orfana di un impero, capitale di un piccolo trancio di terra popolato da contadini di sentimenti tradizionali e cattolici; tollerata da una inquieta e inquietante Berlino, paradiso della prostituzione (soprattutto maschile), calamita per artisti disillusi dal ripiegarsi su se stessa di un’Austria smarrita e confusa e da una Londra dalla rigida legislazione in materia di morale.
Scrivere una storia culturale significa scrivere una storia di città. Una città come Berlino, ad esempio, non può ridursi a semplice capitale di ogni eccesso; attirava artisti da ogni dove e gli anni venti furono un decennio dorato (p 305). Vienna, sebbene disorientata dalla perdita dell’Impero, era stata capace di progettare il più grande quartiere popolare integrato dell’epoca: il Karl-Marx-Hof, costruito tra il 1927 e il 1930 e fiore all’occhiello dell’amministrazione socialista della città (p. 265 ss.) Parigi restava pur sempre Parigi e, grazie al franco debole, attirava artisti dagli USA a frotte. Erano artisti stanchi o insofferenti del proibizionismo, attratti dalla grandeur che la capitale francese aveva goduto prima della guerra. Americani e non solo trovano riparo nella capitale francese – talvolta grazie alla protezione di qualche munifico mecenate. Qui matura il dadaismo, un movimento dedito allo sberleffo e al non-senso che ha il suo corrispettivo dorato nei “flappers” londinesi (tra i quali spiccavano donne emancipate e che destavano scandalo). Dadaisti e “flappers” sono l’espressione di una “generation perdue” dalla guerra che rifiuta più o meno consapevolmente di fare i conti con la realtà durissima di quegli anni terribili. Agli occhi della generazione più giovane quella di coloro che avevano sciupato la propria giovinezza nel fango delle trincee era stata una generazione tradita dai padri, i cui valori non avevano più alcun senso. L’etica protestante del duro lavoro, di una morale un poco bigotta e del sacrificio era sentita come ridicola in tempi in cui tutto veniva percepito come provvisorio: meglio spassarsela come i “flappers” che potevano permetterselo (facendo la fortuna dei primi giornali di gossip) o andare fieri di un’arte che diventava la bandiera del disinteresse per quel che accadeva per le strade delle città italiane, insanguinate dalle squadracce fasciste, o, poco più tardi, di Berlino, da quelle brune.
Se l’onda d’urto della Rivoluzione russa aveva rischiato di travolgere il continente, Blom vede nel fascismo la contro-risposta della reazione, ma nelle pagine che dedica al fascismo la sua posizione è comunque molto diversa da quella di un Nolte. La sua chiave di lettura non è prettamente politica. Dedica spazio a Michele Schirru, l’anarchico sconfitto dal sogno americano che torna in Italia per per uccidere Mussolini, e il duce come uomo capace di dominare gli istinti e le aspettative delle masse anche attraverso i Patti Lateranensi che, garantendogli l’appoggio della Chiesa, gli conferiscono anche un’aureola di sacralità (non a caso qui l’A. si appoggia a Duggan). Questa impostazione serve all’A. anche per indicare le differenze tra fascismo e nazismo. L’Italia era un Paese povero e agricolo, la Germania, benché in ginocchio per le riparazioni e la crisi economica era la massima potenza industriale d’Europa. Il nazismo non cercò il sostegno della Chiesa come il fascismo italiano o austriaco dopo il 1934. A una tradizione completamente inventata popolata di Nibelunghi e affini i nazisti affiancarono e proposero una religione totalitaria che mescolava versioni volgarizzate del pensiero di Nietzsche, un antisemitismo diffuso nell’Europa centro-orientale che oltre ad avere connotazioni religiose e sociali (gli ebrei ricchi, installati nei posti di comando) trasformarono in razzismo biologico, razziale.
Nelle illusioni distopiche delle religioni totalitarie, di destra o di sinistra, furono in molti a cadere, anche ingegni di prim’ordine – che poi di solito si sarebbero disillusi anche con conseguenze tragiche. Blom ne individua la forza nella loro capacità di offrire qualcosa in cui credere, “qualcosa di più grande e sublime dell’individuo, una legalità storica” (p. 370). Sono affermazioni corrispondenti al clima di quei decenni. Il successo clamoroso dell’oscuro libro di Spengler, Il tramonto dell’Occidente sarebbe inconcepibile al di fuori di quel contesto (vedi p. 70 e ss.). Ma da questo punto di vista vi erano profonde differenze tra il comunismo e i movimenti nazi-fascisti. La rivoluzione russa sembrava concretizzare un sogno di giustizia sociale antico almeno quanto la rivoluzione francese e che una generazione ha creduto possibile realizzare; il fascismo offriva caso mai la garanzia di appartenere alla razza giusta, ariana, prediletta, destinata a grandi cose. (Non a caso le Olimpiadi del 1936 diventano un miracolo di propaganda di un regime che ha ricacciato indietro i soldati sfigurati dalla Grande Guerra e ridotti alla miseria più nera e presenta atleti dalla muscolatura statuaria). Ma sono orizzonti completamente diversi, che infatti, nella seconda guerra mondiale saranno contrapposti. Il libro di Blom si ferma alla vigilia della catastrofe della seconda guerra mondiale, un incubo che ha aleggiato per tutti gli anni precedenti dopo la prima e si chiude con una serie di considerazioni molto assennate e condivisibili sui lasciti della Grande Guerra e sulle differenze tra “la crisi sistemica” del ’29 e quella di oggi. Vi sono pagine illuminanti. Tra le molte e a solo titolo di esempio, alcune relative all’immigrazione negli Stati Uniti illustrano molto bene lo stato d’animo di coloro che in qualche modo sono – o si sentono – già integrati e il disprezzo e il rigetto che provano e manifestano verso i nuovi arrivati o coloro che cercano di entrare nel Paese (p. 359 e ss.)
La grande frattura di Blom è una splendida introduzione alla storia dell’età della catastrofe. Anche se la storia dell’economia, centrale per la comprensione di quel periodo, resta in qualche modo sullo sfondo, i riferimenti sono puntuali, precisi e affidabili. Il libro è ricchissimo di informazioni e di percorsi originali. Ed è un libro che consiglio davvero con piacere.
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2019.07.15 19:22 lostorico Recensione: Philipp Blom, La grande frattura. L'Europa tra le due Guerre (1918-1938), Marsilio, 2019.

Nel dire qualcosa su questo libro comincerei con tre osservazioni. La prima: è un libro scritto in modo estremamente avvincente. La narrazione è fluida e Blom riesce a tenere incollato il lettore alle pagine con un sapiente dosaggio di narrazione, sintesi ed esempi insoliti. La seconda: La grande frattura non è una storia d'Europa, ma essenzialmente è una storia culturale dell'Europa tra le due guerre comparata agli Stati Uniti. La terza: il libro ha un'impostazione decisamente originale. Ogni capitolo corrisponde ad un anno. Per ogni anno Blom ha scelto un evento o un personaggio significativo e a partire da quello ha allargato lo sguardo e ampliato il panorama delle osservazioni offerte al lettore.
Hobsbawm ha definito il trentennio 1914-1945 “Età della catastrofe”: la prima guerra mondiale seguita dalla più grande crisi economica che il mondo avesse conosciuto e da una seconda guerra mondiale sono sufficienti a giustificare la definizione. Se c'è stato un periodo nella storia contemporanea in cui vivere era per la maggioranza delle persone una faccenda complicata, quel trentennio occupa probabilmente il primo posto.
Anche il libro di Blom restituisce il clima di incertezza, sacrifici e angoscia che imperversò in quel trentennio. Ma il suo sguardo è allo stesso tempo più articolato e più semplificato. Per lui i processi e i fenomeni che contraddistinguono i decenni tra le due guerre erano già presenti e attivi prima della Grande Guerra. La prima guerra mondiale ne accelerò bruscamente la maturazione e li impose. Da questo punto di vista Blom ha ragione: la tecnologia, il rinnovamento delle scienze, i partiti di massa, le ideologie (o almeno una di esse, il socialismo) erano già presenti e cominciavano a muovere i primi passi. Li avremo conosciuti compiutamente dopo la prima guerra mondiale.
In effetti, giustamente, la prima guerra mondiale è l'elemento fondante del libro. Lo shell shock – i traumi psichici di guerra che colpiscono i soldati devastandone la mente – diventa metafora di un'epoca che resta irrimediabilmente orfana delle coordinate precedenti e non riesce a maturane di proprie: “molti aspetti caratteristici del ventennio tra le due guerre – osserva giustamente Blom – si spiegano solo a partire dal trauma, dalla sensazione di tradimento e dalla delusione” (p. 59).
I giovani che erano partiti per la guerra cantando, fiduciosi di poter dimostrare il proprio valore e immaginando avventure, restano avvinghiati in un mare di fango, immobilizzati in trincee che rendono il tempo monotono e vengono falcidiati da armi anonime e lontane: per loro si concretizza un inferno che è l'opposto dell'eroismo. La guerra rende queste sterminate masse d'uomini cinici, spaesati e brutali (si veda la testimonianza di Breton a p. 187).
La spaventosa fornace della guerra, alimentata a carne umana, ha in sé il trinomio che caratterizzeranno i decenni successivi: violenza, macchine e decadenza. Il capitolo dedicato a Magnitogrsk (corrispondente al 1929) incarna alcuni aspetti della prima e, soprattutto, della seconda. Che l'Unione Sovietica sia stato un posto tremendo in cui vivere è fuori discussione, ma l'aver iniziato a parlarne dopo il 1917 e a partire dalla rivolta di Kronstadt del 1923, intesa come prova del sogno di una società equa annegato nel sangue, pongono l'Autore in una prospettiva in parte distorta. Restano escluse dall'analisi il crollo dell'impero zarista e la guerra civile; resta fuori la NEP (cioè la consapevolezza che la spietatezza del “comunismo di guerra” doveva essere accantonato a data da destinarsi): Lenin era uno capace di decisioni drastiche, ma non era necessariamente una matrioska dalla quale, per forza, doveva venir fuori un Stalin. Ciò nulla toglie alla spietatezza del regime e ai costi umani spaventosi richiesti dall'industrializzazione forzata, illustrati egregiamente nei capitoli dedicati a Magnitogorsk e alla carestia che mise in ginocchio l'Ucraina nel 1932. (Blom però dimentica una “profezia” illuminante di Stalin: la sua affermazione del 1930 secondo la quale “tra dieci anni ci sarà una guerra e noi dobbiamo industrializzarci per essere pronti”).
Le macchine che divorano l'uomo non sono una prerogativa dell'Unione Sovietica. Con processi completamente diversi se ne rendono conto anche gli americani. Negli anni del dopoguerra, negli USA, l'industria automobilistica era stato il motore trainante dell'intera economia (p. 288 ss.). L'automobile aveva aperto orizzonti infiniti (incentivando la costruzione di strade), ampliato a dismisura la libertà dei giovani e, con la garanzia di avere un po' di privacy (magari non proprio comoda), rivoluzionato i costumi e i rapporti di coppia. Ma la crisi del '29 spezza bruscamente il sogno di una società inondata da macchine che semplificano la vita dell'uomo diminuendo la fatica e garantendo maggior tempo libero: i quattro anni che devastano l'Oklahoma nei primi anni Trenta (descritta stupendamente da Steinbeck in “Fuore”) sono il frutto anche della meccanizzazione introdotta dai trattori. In Tempi moderni il genio di Chaplin si incaricherà di mostrare gli effetti di una società che trasforma gli uomini in schiavi di macchine (p. 26).
Gli Stati Uniti sono un paese troppo vasto e variegato per essere ritratti in un'unica immagine. C'è l'America delle grandi città dove il proibizionismo (espressione di una lotta tra la tradizione e il progresso) ha trasformato in fungaie di locali illegali che fanno la fortuna di jazzisti di talento e di mafiosi come Al Capone; c'è la profonda America del sud, nella quale le teorie di Darwin potevano ancora scatenare risentimenti profondi e processi; ci sono le università e Hollywood che accolgono a braccia aperte i talenti in fuga dal nazismo; c'è l'America che rinnega se stessa cercando di bloccare l'immigrazione. Nel descrivere questi e altri fenomeni Blom è maestro. Qui li ho elencati, ma con grande finezza ne illumina i chiaro-scuri, le ambiguità e la forza: nei primi anni Venti, col jazz, gli Stati Uniti sono già in grado di esportare sul continente europeo una musica fino a poco prima relegata ai ghetti nei neri.
Una musica accolta benevolmente dalle élites colte di Parigi e Londra, ma avversata da una Vienna socialista e progressista e ormai orfana di un impero, capitale di un piccolo trancio di terra popolato da contadini di sentimenti tradizionali e cattolici; tollerata da una inquieta e inquietante Berlino, paradiso della prostituzione (soprattutto maschile), calamita per artisti disillusi dal ripiegarsi su se stessa di un'Austria smarrita e confusa e da una Londra dalla rigida legislazione in materia di morale.
Scrivere una storia culturale significa scrivere una storia di città. Una città come Berlino, ad esempio, non può ridursi a semplice capitale di ogni eccesso; attirava artisti da ogni dove e gli anni venti furono un decennio dorato (p 305). Vienna, sebbene disorientata dalla perdita dell'Impero, era stata capace di progettare il più grande quartiere popolare integrato dell'epoca: il Karl-Marx-Hof, costruito tra il 1927 e il 1930 e fiore all'occhiello dell'amministrazione socialista della città (p. 265 ss.) Parigi restava pur sempre Parigi e, grazie al franco debole, attirava artisti dagli USA a frotte. Erano artisti stanchi o insofferenti del proibizionismo che erano attratti dalla grandeur che la capitale francese aveva goduto prima della guerra. Americani e non solo trovano riparo nella capitale francese – talvolta grazie alla protezione di qualche munifico mecenate. Qui matura il dadaismo, un movimento dedito allo sberleffo e al non-senso che ha il suo corrispettivo dorato nei “flappers” londinesi (tra i quali spiccavano donne emancipate e che destavano scandalo)
Dadaisti e “flappers” sono l'espressione di una “generation perdue” dalla guerra che rifiuta più o meno consapevolmente di fare i conti con la realtà durissima di quegli anni terribili. Agli occhi della generazione più giovane quella di coloro che avevano sciupato la propria giovinezza nel fango delle trincee era stata una generazione tradita dai padri, i cui valori non avevano più alcun senso. L’etica protestante del duro lavoro, di una morale un poco bigotta e del sacrificio era sentita come ridicola in tempi in cui tutto veniva percepito come provvisorio: meglio spassarsela come i “flappers” che potevano permetterselo (facendo la fortuna dei primi giornali di gossip) o andare fieri di un'arte che diventava la bandiera del disinteresse per quel che accadeva per le strade delle città italiane, insanguinate dalle squadracce fasciste, o, poco più tardi, di Berlino, da quelle brune.
Se l'onda d'urto della Rivoluzione russa aveva rischiato di travolgere il continente, Blom vede nel fascismo la contro-risposta della reazione, ma nelle pagine che dedica al fascismo la sua posizione è comunque molto diversa da quella di un Nolte. La sua chiave di lettura non è prettamente politica. Dedica spazio a Michele Schirru, l'anarchico sconfitto dal sogno americano che torna in Italia per per uccidere Mussolini, e il duce come uomo capace di dominare gli istinti e le aspettative delle masse anche attraverso i Patti Lateranensi che, garantendogli l'appoggio della Chiesa, gli conferiscono anche un'aureola di sacralità (non a caso qui l'A si appoggia a Duggan).
Questa impostazione serve all'A. anche per indicare le differenze tra fascismo e nazismo. L'Italia era un Paese povero e agricolo, la Germania, benché in ginocchio per le riparazioni e la crisi economica era la massima potenza industriale d'Europa. Il nazismo non cercò il sostegno della Chiesa come il fascismo italiano o austriaco dopo il 1934. A una tradizione completamente inventata popolata di Nibelunghi e affini i nazisti proposero una religione totalitaria che mescolava versioni volgarizzate del pensiero di Nietzsche, un antisemitismo diffuso nell'Europa centro-orientale che oltre ad avere connotazioni religiose e sociali (gli ebrei ricchi, installati nei posti di comando) trasformarono in razzismo biologico, razziale.
Nelle illusioni distopiche delle religioni totalitarie, di destra o di sinistra, furono in molti a cadere, anche ingegni di prim'ordine – che poi di solito si sarebbero disillusi anche con conseguenze tragiche. Blom ne individua la forza nella loro capacità di offrire qualcosa in cui credere, “qualcosa di più grande e sublime dell'individuo, una legalità storica” (p. 370). Sono affermazioni corrispondenti al clima di quei decenni, ma da questo punto di vista vi erano profonde differenze tra il comunismo e i movimenti nazi-fascisti. La rivoluzione russa sembrava concretizzare un sogno di giustizia sociale antico almeno quanto la rivoluzione francese e che una generazione ha creduto possibile realizzare; il fascismo offriva caso mai la garanzia di appartenere alla razza giusta, ariana, prediletta, destinata a grandi cose. (Non a caso le Olimpiadi del 1936 diventano un miracolo di propaganda di un regime che ha ricacciato indietro i soldati sfigurati dalla Grande Guerra e ridotti alla miseria più nera e presenta atleti dalla muscolatura statuaria). Ma sono orizzonti completamente diversi, che infatti, nella seconda guerra mondiale saranno contrapposti.
Il libro di Blom si ferma alla vigilia della catastrofe della seconda guerra mondiale, un incubo che ha aleggiato per tutti gli anni precedenti dopo la prima e si chiude con una serie di considerazioni molto assennate e condivisibili sui lasciti della Grande Guerra e sulle differenze tra “la crisi sistemica” del '29 e quella di oggi. Vi sono pagine illuminanti. Tra le molte e a solo titolo di esempio, alcune pagine relative all'immigrazione negli Stati Uniti illustrano molto bene lo stato d'animo di coloro che in qualche modo sono – o si sentono – già integrati e il disprezzo e il rigetto che provano e manifestano verso i nuovi arrivati o coloro che cercano di entrare nel Paese (p. 359 e ss.)
La grande frattura di Blom è una splendida introduzione alla storia dell'età della catastrofe. Anche se la storia dell'economia, centrale per la comprensione di quel periodo, resta in qualche modo sullo sfondo, i riferimenti sono puntuali, precisi e affidabili. Il libro è ricchissimo di informazioni e di percorsi originali. Ed è un libro che consiglio davvero con piacere, ve lo consiglio.
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2019.05.28 23:16 lostorico Anni duri. Anni di Speranze e di battaglie. Anni inquieti nell'ultimo libro di Giovanni de Luna

Giovanni De Luna La Repubblica inquieta. L'Italia della Costituzione: 1946-1948, Feltrinelli, 2017, pp. 301.
Comè stato possibile che l'Italia disastrata e ferita dalla seconda guerra mondiale abbia realizzato una Costituzione tra le meglio riuscite e durature d'Europa? Disoccupazione dilagante, distruzioni, campi minati, collegamenti interrotti; ferite di guerra particolarmente dure viste la durata e l'asprezza del conflitto sul nostro territorio. De Luna traccia questo quadro con pennellate rapide e sicure per inserirlo in un contesto più ampio. L'Italia impoverita dalla guerra è in realtà un Paese povero da sempre. La sua economia è ancora profondamente ancorata a un'agricoltura in molte zone tradizionale, lavorata da contadini spesso poverissimi con alte concentrazioni di analfabeti per i quali il dilatto è l'unico linguaggio comprensibile e parlato mentre l'italiano è la lingua dello Stato, della burocrazia, di entità ostili (p. 25, ma anche, per la necessità dei politici di "dialettizzare" parole italiane, p. 241) che vivono in condizioni igieniche spaventose e fanno i conti con una mortalità infantile elevatissima (del 1951 è l'Inchiesta sulla miseria in Italia).
Uno dei dei tratti distintivi del libro è la compresenza di "due italie": il rapporto tra classi dirigenti e classi popolari, il rapporto, confronto e contrapposizione tra Nord e Sud, tra città e campagna, tra cultura alta e cultura-folklore-mentalità popolare. Sono i nodi irrisolti della nostra storia, le tare che nel pensiero di Parri e del Partito d'Azione comprendevano non soltanto il fascismo ma anche la storia precedente, quella del liberalismo post-unitario, a suo parere non compiutamente democratico. Parri si scontra immediatamente con la forza di questi problemi. Le più incisive delle sue riforme vengono accantonate; Croce si scaglia contro la critica all'Italia liberale portando il peso della sua autorevolezza a un'interpretazione del fascismo come parentesi storica, chiusa la quale il Paese poteva riprendere il cammino interrotto dall'Italia prefascista (non rendendosi conto che quell'Italia era stata seppellita dalla Grande Guerra, dal fascismo e poi dalla Resistenza); il Vaticano fa sentire la propria influenza e altrettanto fa la monarchia, completamente screditata nel Nord, ma ancora fortissima al sud.
Il progetto di Parri di democratizzare il Paese attraverso le forze vive della Resistenza fallisce in breve tempo e la DC diventa il baricentro della vita politica italiana. È attraverso di essa che, gradualmente, l'eredità pesante del fascismo, riesce a traghettare nell'Italia repubblicana. Alcuni fermenti che agitano il Paese si muovono in questo senso: il separatismo siciliano, pur effimero, maschera i maneggi delle élites tradizionali per il controllo dell'isola; l'esplosione fulminea dell'Uomo Qualunque che coagula timori profondi verso i propositi di rinnovamento, è di fatto una zattera che traghetta veloce verso il porto sicuro della DC; la pronta riorganizzazione dei notabilati locali al Sud che si erano adagiati nel fascismo costituiscono gli elementi di quella continuità che riesce a infiltrarsi in pressoché tutti gli apparati dello Stato e che, sia pure in mezzo a convulsioni notevoli, riesce a "normalizzare" il Paese. Una continuità che è anche nelle mentalità, nei legami famigliari che degenerano nel familismo, nelle pratiche di una politica che passa attraverso il notabile di turno che si è riciclato. Il fascismo "aveva provato" a "nazionalizzare gli italiani" (pp. 29-30), ma il tentativo era fallito e tutt'al più si era risolto con una "nazionalizzasione della burocrazia". Dunque quel nodo, ancora aggrovigliato, traghetta nell'Italia repubblicana pressoché intatto.
Il governo Parri non era riuscito a contenere la febbre politica che la Resistenza ha immesso nel corpo della società. La guerra non era stata vissuta da tutti allo stesso modo. E su questo si innesta un'altra diversità. Nell'Italia del centro-nord, dove storicamente sono state presenti forti connotazioni di classe con organismi ben funzionanti, la virulenza dell'occupazione nazista riattiva e accelera la politicizzazione di contadini e operai. L'8 settembre è la data cruciale che costringe tutti a fare i conti con la propria coscienza e spinge a prendere posizione. La Resistenza nasce certamente dal crollo delle istituzioni e dalla fuga ignominiosa del re e degli alti gradi dell'esercito, ma è resa possibile da un retroterra ricco di storia associativa, sindacale, conflittuale, politica. La Resistenza si incarica del riscatto degli italiani. Ne è ben consapevole De Gasperi che di fronte all'uditorio alla Conferenza di Pace di Parigi, non certo benevolo nei confronti dell'Italia, getta sul tavolo tutto il peso del riscatto etico, morale, civile e politico, portato dalla Resistenza. Se De Gasperi può affrontare a testa alta quell'udiotorio è grazie all'inoculazione della politica partecipata e democratica della Resistenza. E ne è consapevole (pp. 152-53).
Il dopoguerra è segnato da una "resa dei conti" coi fascisti di Salò (e con gli squadristi della prima ora) e da turbolenze frutto dei sentimenti di parte dei partigiani che sentivano la "Resistenza tradita". Il problema della violenza politica che dilaga è di grande importanza storica e storiografica. Dopo aver chiarito che il numero dei fascisti soppressi nei mesi immediatamente successivi non fu superiore a quello che si conta in altri Paesi (facendo intrinsecamente e giustamente piazza pulita sciocchezze alla Pansa, per capirci), l'A., si sofferma in varie tappe su questo fenomeno: il ritorno in montagna a Santa Libera; la progressiva espulsione dei partigiani dalla polizia partigiana, sostiuiti da ex fascisti; l'uso della forza da parte di Scelba, l’occupazione della prefettura di Milano per protestare contro la destituzione del prefetto della Resistenza Troilo, fino ai moti nei giorni tragici dell’attentato a Togliatti sono fenomeni che segnalano l'insofferenza e la frustrazione di larghe fasce della popolazione sulle quali si carica il peso di una politica economica di stampo liberista priva di contrappesi e che lievitano in contesti di povertà diffusa. Il mercato nero alimenta al Sud un rapporto contraddittorio con gli Alleati: invasori in Sicilia, protettori e garanti di ripresa economica ma anche soggetti di cui si possono sfruttare le risorse a Napoli e altrove, interlocutori alla pari nelle città del Nord liberate prima del loro arrivo. Le loro ingerenze nella vita politica sono pesanti e nette, così come non avevano mancato di trattare la popolazione – e soprattutto le donne – come "merce di scambio".
Sono dinamiche che mettono in difficoltà il Partito comunista che se da un lato vede riconosciuti e premiati gli sforzi profusi nella Resistenza con una impressionante crescita di iscritti e militanti, dall'altra fatica enormemente a gestirli e a fornire loro una formazione politica dopo vent'anni di sistematica diseducazione praticata dal fascismo: i rigurgiti insurrezionali di una parte dei partigiani e che fermenta in alcuni settori della base del partito offrono il bersaglio alle accuse di "doppiezza" del PCI, ritenuto democratico per ragioni tattiche, ma pronto a scatenare una rivoluzione appena possibile. È una tesi presente anche in alcune frange del partito e che ne condiziona l'agire politico. Inoltrre, assieme alle iniziative conservatrici e reazionarie del Ministro degli Interni Scelba, gli intenti pacificatori dell'amnistia Togliatti vengono stravolti da sentenze assurde che condonano fascisti colpevoli di reati gravissimi mentre dall'altra parte sono i partigiani ad essere messi sotto processo. Tutto questo spiega il diffuso malcontento della base e i rigurgiti insurrezionali. Di fatto, però le alternative sono poche. L'irrigidirsi del clima internazionale negli schieramenti della guerra fredda isola il PCI: in caso di insurrezione l'URSS non muoverà un dito in soccorso ai comunisti italiani (p. 218) e la DC ha buon gioco a tenere sulla difensiva l'alleato e, dal maggio 1947 dopo l'estromissione dal governo, avversario comunista.
Così, mentre la sinistra si indebolisce a causa dell'implosione del Partito d'Azione e per la defezione di una parte del partito socialista che si scinde per dar vita al Partito socialdemocratico filo-americano, la DC, al contrario, si rafforza assorbendo consensi dalla destra. Il partito di De Gasperi può contare sulle strutture della Chiesa, sulle parrocchie, sulla propaganda dei parroci, sull'attivazione di una forte efficiente rete di soccorso e col sostegno, anche materiale, sempre più deciso degli USA, sull'appoggio di potenti organizzazioni come la Coldiretti.
Entrambi i partiti, comunista e cattolico avvertono l'esigenza di porsi anche come strumenti di pedagogia verso iscritti, militanti e verso la società; una pedagogia che va oltre la sfera dell'azione politica e che mostra una somiglianza sorprendente solo in apparenza. L'etica e la morale dei comunisti non è meno severa e intransigente di quella dei cattolici (p. 241 e ss.). Ma mentre i primi (anche se in parte affascinati) rigettano la propaganda filo-americana, nei secondi solo i settori più conservatori la contestano: gli USA come paese della libertà, delle ricchezze che lo rendono un idilliaco paradiso di "cuccagna" e il Paese delle possibilità "di farcela" sono miti potenti che soppiantano con facilità le critiche all'eccessiva liberalità delle donne, ad una vita superficiale e consumistica. Al Sud soprattutto, ma non solo, si conoscono bene i drammi dell'emigrazione.
Tuttavia, la pedagogia dei partiti procede in modo contraddittorio. Nel processo di radicamento di partiti il rispetto di tradizioni, sub-culture e credenze viene accortamente rispettato se non assecondato. I partiti di massa riescono in quegli anni a gettare le basi per la costruzione interi spaccati trasversali della società: il PCI ci riuscirà compiutamente in Emilia e nelle altre "regioni rosse". Tuttavia, puttosto che modificare la società, i partiti scelgono di inglobarla così come si presenta e di gestirla al prezzo di larghe concessioni alle élites locali e di un mantenimento sostanziale dello status quo (p. 137). Nel caso del PCI il fenomeno è forse meno evidente perché il partito è forte dove già preesisteva una sociabilità ricca in un contesto dinamico; nel caso della DC, al contrario diventa palese: la riforma agraria varata tra il 1947 e il 1950 è "un anacronismo economico [...] rispetto a un modello di capitalismo maturo, ma elemento politicamente decisivo per l'organizzazione del consenso" (p. 244).
Dunque, in modo per certi aspetti simili e per altri divergenti, i partiti di massa si pongono al centro della piramide tra lo Stato e i cittadini, filtrando dall'alto in basso e dal basso in alto impulsi e direttive. È questo fenomeno di assorbimento della società civile che ha come risvolto positivo l'esito della Costituzione. Mentre si combattevano i su tutto i due schieramenti collaborano alla redazione della Carta Costituzionale con un sorprendente spirito di concordia. Dietro di loro incombe l'ombra cupa del fascismo e della catastrofe a cui ha condotto. Perciò, con mirabile alchimia fondono i grandi filoni del pensiero liberale (le libertà individuali), le istanze del mondo del lavoro di derivazione marxista e un'assistenza e previdenza puù ad appannaggio del cattolicesimo sociale. Lo fanno cercando di blindare la Costituzione in modo tale che impedisca derive autoritarie e uomini soli al comando. Lo fanno con la consapevolezza di dover rinuciare ciascuno a qualcosa e lo accettano in nome di un progetto, di un'idea di società e di convivere che è frutto di una profonda conoscenza della storia del nostro Paese.
In questa recensione non sono riuscito nemmeno a sfiorare la ricchezza del libro. De Luna ha penna sensibile e ritmo scorrevole. Intreccia con grande maestria chiaro-scuri, balzi all'indietro e in avanti della nostra storia usando una molteplicità di fonti (ma, piuttosto stranamente, non quella dell'Archivio Centrale dello Stato) dosandola con accortezza. La Repubblica inquieta è un libro che avvince e si legge come un romanzo e che merita di essere letto e meditato.
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2019.01.11 11:28 MarcDuQuesne Lavoratori all'estero, quanto ha pesato sulla vostra carriera la differenza di cultura/lingua?

tl;dr redditors italiani all'estero, come avete colmato la vostra inevitabile mancanza di soft-skills (meno dimestichezza con la lingua e cultura rispetto a un autoctono) e quanto questa ha influenzato la vostra carriera?
premessa: vivo in Olanda da 6 anni e, dopo aver completato un PhD in fisica, lavoro come [scientific] software developer in una piccola azienda, e sto lentamente virando verso data science. La mia esperienza sino ad ora e' stata piu' che positiva (ma non avendo mai lavorato in Italia o altrove non ho modo di avere un modo di comparare la cultura del lavoro olandese a e.g. quella italiana). In generale la cultura aziendale e' molto individualista ed orizzontale: sin dall'inizio sono stato incoraggiato a prendere posizioni forti e non avere problemi ad esprimerle (questo e' un carattere olandese che va oltre all'ambito strettemente lavorativo). Analogamente, l'indipendenza e intraprendenza sono letteralmente punti di merito nella mia valutazione di fine anno. La mia azienda e' molto bene organizzata, con procedure chiare che aiutano a tracciare il progresso della propria carriera e a formalizzare e raggiungere obiettivi.
I colleghi, con i quali sin da subito ho parlato olandese, sono molto competenti e collaborativi, e sia il mio manager sia il capo dell'azienda sono assolutamente disponibili. Non e' nella cultura olandese l'idea di costruire rapporti di 'amicizia profonda' sul lavoro: ognuno ha le sue proprie attivita' fuori, e anche quando organizziamo attivita' interne (LAN parties, birre o altro) queste non sono state occasione di 'vera' condivisione, ma rimangono semplicemente attivita', anche divertenti, fatte insieme. Allo stesso tempo, un posto di lavoro e' una comunita'. Un collega ha portato la sua figlia di 3 mesi in ufficio per presentarla a tutti.
Uno delle difficolta' che io, come tanti lavoratori expat e non, ho avuto all'inizio e' stato inserirmi nell'insieme di queste cose, imparare come portare il mio contributo e naturalmente costruire un piano per me stesso. La mia ambizione, ora, non e' solo quella di sviluppare le mia competenze tecniche ma anche e soprattutto quella di imparare ad inserirmi completamente in questo ambiente. Credo che questo sia potenzialmente persino piu' importante.
Ieri ho discusso con un altro expat americano la nostra esperienza lavorativa e il sottile ruolo delle soft-skills (tra cui la padronanza della lingua e della cultura, e in dipendenza da esse la capacita' di create una rete di persone e progetti) nelle nostre carriere. Lui e' qui da 25 anni, e lavora nelle vendite, ed ha naturalmente un punto di vista completamente diverso dal mio. Tuttavia, la nostra conversazione mi ha fatto pensare. Sono stato assunto primariamente per le mie conoscenze tecniche. In questo momento della mia carriera e per il ruolo che ricopro, le mie soft skills sono di importanza secondaria, ma con il tempo diventeranno naturalmente sempre piu' importanti: nel gestire un team di persone, nel negoziare un progetto con un cliente, ruoli che ho l'ambizione di ricoprire entro poco tempo.
Mi chiedevo se qualcuno (specialmente tra i lavoratori all'estero) avesse voglia di condividere la sua esperienza riguardo al ruolo delle soft-skills nella sua carriera. Nel realizzare i vostri piani, quale ruolo hanno avuto le difficolta' di cui sopra? Cosa fareste se poteste tornare indietro?
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2018.09.04 09:09 martinomh Analisi e retroscena sul caso Viganò in un'intervista a Austen Ivereigh, biografo di Papa Francesco

Roma. “Silenzio e preghiera per le persone che cercano soltanto la scandalo”, una “muta di cani selvaggi” davanti alla quale Gesù rimase in silenzio. Ecco la risposta del Papa al memoriale di mons. Carlo Maria Viganò diffuso ormai una settimana fa. Risposta implicita ma chiara, quella data dal Papa all’alba di Santa Marta, ieri mattina. “La decisione di Francesco di rimanere in silenzio di fronte al J’accuse di Viganò è un modo astuto per permettere agli attori di questa insurrezione di essere smascherati, sia in Italia sia negli Stati Uniti”, dice al Foglio Austen Ivereigh, biografo di Jorge Mario Bergoglio. “Ora sappiamo chi sono, cosa pensano, come agiscono e quale è stato il loro gioco. Negli Stati Uniti, una manciata di vescovi si è affrettata a dichiarare credibile Viganò, senza dire una sola parola a favore del Papa. Questi non sono conservatori nel senso classico della parola, ma tradizionalisti militanti convinti che Francesco sia un eretico, sono determinati a farlo cadere a ogni costo”. Ivereigh è convinto che il “comunicato” dell’ex nunzio negli Stati Uniti sia un falso e che non vi siano “mai state sanzioni significative o pubbliche imposte da Benedetto XVI al cardinale Theodore McCarrick”. Quella di Viganò, insomma, “è diffamazione”. I danni che il documento ha fatto, però, sono enormi: “Si è cercato di deviare la rabbia popolare sull’insabbiamento da parte del Papa, costringendolo alle dimissioni. E dato che la gente era incline a credere all’insabbiamento è stata portata a ritenere valide le accuse. La conseguenza è che il popolo di Dio è stato istigato a rivoltarsi contro il suo Papa da uomini potenti che hanno seminato divisione e confusione. E’ quello che fanno i dèmoni. Ma tutto è stato fatto in modo confuso e alla fine queste ‘rivelazioni’ serviranno alla causa di conversione pastorale. Ogni crisi – aggiunge il biografo di Bergoglio – indebolisce gli avversari di Francesco e rafforza il suo piano di riforme”.
Cile e dintorni
Obiezione: l’anno per il Papa non è stato facile, ha in qualche modo dovuto salire al suo Calvario, tra le note vicende cilene, i rapporti della Pennsylvania, la ferita australiana che stenta a rimarginarsi. “A Francesco piace citare un apocrifo attribuito a Don Chisciotte che dice ‘ladran los perros, Sancho, señal de que avanzamos’ (i cani latrano, Sancho, segno che stiamo avanzando, ndr), dice Ivereigh: “La resistenza è la prova che la riforma sta mordendo e il Cile ne è l’esempio più drammatico. Qui si è passati nel giro di pochi mesi da una gerarchia episcopale prima arroccata in un arrogante diniego e poi assalita quotidianamente dalla polizia. Il tutto come conseguenza dell’intervento del Papa. Penso – aggiunge il nostro interlocutore – che la crisi degli abusi sessuali sia un dono che lo Spirito Santo ci sta dando. La dura prova del fallimento istituzionale che c’è stato ci aiuta a mettere Cristo, e non l’istituzione, al centro. Come nella nostre vite, i grandi fallimenti sono anche opportunità di conversione”. Seconda obiezione: Thomas Reese, gesuita e già direttore di America, non proprio il prototipo del perfetto tradizionalista, ha scritto che il silenzio del Papa, pur evangelico quanto si vuole, non basta. La mole di accuse, peraltro avanzate da un arcivescovo, non da un blogger con molto tempo libero, è talmente ampia che servirebbe qualcosa di più che un no comment. “Di solito concordo con Reese, ma non in questo caso”, risponde Ivereigh.
“Ho scritto un articolo basato su uno scritto di Jorge Mario Bergoglio del 1990, ‘Silencio y Palabra’, che spiega esattamente perché il Papa è rimasto in silenzio”, spiega Austen Ivereigh. “Non è il silenzio di chi vuole evadere la domanda, non è il silenzio della colpa o dello stallo, ma è il silenzio che costringe a uscire allo scoperto chi è rimasto nascosto. Rimanendo in silenzio, Francesco non solo è rimasto indenne dalle sparate dell’accusa e della contro-accusa, ma ha conservato il suo ruolo di responsabile della crescita spirituale della chiesa e garante della sua unità. E’ molto difficile da fare quando sei tu stesso l’oggetto dell’accusa, ma non c’è nulla di nuovo: negli anni Ottanta e Novanta non ha mai voluto difendersi dall’accusa di essere stato complice della dittatura militare argentina. Il tempo gli ha dato ragione, perché la verità vince quando le dai tempo e spazio. Proprio questo è ciò che ha fatto il Papa quando ha esortato i giornalisti, in aereo, a indagare sulle affermazioni di Viganò. Per me – dice Ivereigh – è stato un momento straordinario nella storia del papato e dei media, e potrebbe dare l’idea di un modello che sarà adottato in futuro”.
Il problema è che dall’altra parte dell’Oceano la faccenda viene presa sul serio, e ogni giorno che passa ci sono vescovi che sembrano ammiccare più all’ex nunzio che schierarsi dalla parte del Papa. Non rischia di essere sottovalutato il “problema americano” di Francesco? “La settimana trascorsa dalla pubblicazione della lettera di Viganò ha evidenziato una divisione molto netta tra i vescovi degli Stati Uniti, che qualcuno ha paragonato a una guerra civile, altri a uno scisma. Io però non penso che nessuna di queste due metafore funzioni: i vescovi che hanno dato l’endorsement a Viganò non vogliono separarsi dalla chiesa, ma vogliono purificarla da ciò che considerano un cancro, e cioè l’omosessualità e le tesi liberal. Il punto non è che i vescovi siano in guerra l’uno con l’altro, anche perché molti di loro stanno affrontando la questione in modi diversi. Per molti di loro, poi, il papato a malapena esiste. Una delle cose che il documento di Viganò sottolinea bene è l’estremo turbamento che lui e altri come lui sentono per la nomina di vescovi pastorali nello stile di Francesco anziché di guerrieri culturali, i cultural warriors. Sentono che Bergoglio sta minando la gerarchia costruita con tanta cura sotto Giovanni Paolo II”.
Da: https://www.ilfoglio.it/chiesa/2018/09/04/news/il-papa-sta-minando-la-gerarchia-di-vescovi-voluta-da-wojtyla-parla-austen-ivereigh-212132/
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2018.04.26 00:23 HakimenLAN El contraataque de Cambridge Analytica tras el escándalo con Facebook: "No somos el villano de un film de James Bond"

Cabe resaltar que Cambridge Analytica estuvo involucrada en asuntos como 'Brexit' y la campaña de Donald Trump.
Lo triste del caso es que Facebook se vio arrastrado y el pobre Mark tuvo que enfrentarse al senado americano.
{src= https://www.youtube.com/watch?v=Vru1iXZRHes} Uno de los directores de Platzi (la plataforma de aprendizaje web) dio un resumen de todo este rollo hace un mes. Es interesante para todos los que gusten de tecnología porque arrastra un problema gigante causado por el uso del paradigma BIG DATA
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2018.03.08 10:55 Antistene 8 Marzo 1917: quando le donne russe fecero la Storia.

Tra falsi storici e oblio della memoria pochi in questo 8 marzo ricordano come e perché questa data fu scelta per celebrare la "giornata delle donne". Dall'8 all'11 marzo 1917 ( dal 23 febbraio al 26 febbraio secondo il calendario giuliano), la Russia fu attraversata da una serie di tumulti e manifestazioni che avrebbero finito per abbattere il secolare dominio dei Romanov. Ebbene l'8 marzo le prime a scendere in piazza per le strade di Pietrogrado (San Pietroburgo) furono le donne. Donne stanche, affamate, sole. I mariti in guerra, il duro inverno, la scarsità dei generi alimentari di base fecero affluire per le strade migliaia di russe che nel corso della giornata si unirono agli operai in sciopero e a tutti coloro che chiedevano pane per lo stomaco e carbone per le stufe. Uomini e donne stanchi di una guerra senza fine che aveva già falcidiato due milioni di russi, stanchi di una monarchia asserragliata nei palazzi del potere, stanchi di una società nella mani di una burocrazia corrotta e di una nobiltà reazionaria. La manifestazione iniziata pacificamente degenerò nel pomeriggio. La capitale divenne un terreno di battaglia tra scioperanti e polizia. Il fronte interno era saltato. Il 10 marzo dopo due giorni di tumulti durissimi Nicola II inviò l'esercito a reprimere i rivoltosi. Ma i soldati della riserva fraternizzarono col popolo, passando alla causa dei ribelli. Era scoppiata la "Rivoluzione di Febbraio" e nessuno poteva più fermarla. Di lì a poco il dominio dei Romanov ebbe fine.
Clara Zetkin, della Lega Spartachista tedesca, che dal 1910 aveva raccolto l'idea del partito socialista americano di organizzare una giornata mondiale delle donne, proposte, durante i lavori della Seconda conferenza delle donne comuniste a Mosca (1921), di fissare la data all'8 marzo, in ricordo di quelle donne russe che per prime scesero in strada a San Pietroburgo. Donne che, come tante altre prima di loro, hanno scritto pagine storiche decisive. Donne che ne scriveranno altre per la loro emancipazione e per quella di tutta l'umanità.
Fonte
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2018.01.22 09:16 sempiternum Film in uscita questa settimana - 4/18

Buongiorno ItalyTV! È Lunedì e nuovi film sono in uscita, eccone alcuni.

My Generation

Data di uscita: 22/01/2018
Genere: Documentario, Biografico
Paese: Gran Bretagna
Regia: David Batty
Cast: Michael Caine
Trama: Michael Caine, icona del cinema britannico, interpreta ed è il narratore di My Generation, la storia vivida e stimolante del suo percorso nella Londra degli anni sessanta. Basato su racconti personali e su splendide riprese d'archivio, questo documentario vede Caine viaggiare nel tempo e dialogare con i Beatles, Twiggy, David Bailey, Mary Quant, i Rolling Stones, David Hockney e altre celebrità. Il film è stato meticolosamente assemblato negli ultimi sei anni e racconta la nascita della cultura pop a Londra attraverso gli occhi del giovane Michael Caine: "Per la prima volta nella storia, i giovani della classe operaia lottavano per se stessi e dicevano: siamo qui, questa società è anche nostra e non vogliamo andarcene!". My Generation integra l'audio delle conversazioni di Caine con le altre celebrità con materiale inedito d'archivio per riportare il pubblico nel cuore degli anni sessanta. In una struggente sequenza, vediamo Caine guidare nella Piccadilly Circus di oggi in sovrapposizione a riprese originali degli anni sessanta, a creare un singolare effetto di viaggio nel tempo.
TRAILER (ITA)

Pagine nascoste

Data di uscita: 22/01/2018
Genere: Documentario
Paese: Italia
Regia: Sabrina Varani
Cast: Francesca Melandri
Trama: Per scrivere il suo ultimo libro "Sangue giusto", la scrittrice Francesca Melandri affronta per la prima volta l'eredità del padre, aderente al fascismo durante il ventennio. Un passato che le era sconosciuto e che, attraverso ricerche in Italia e in Etiopia, la figlia indaga e rielabora per il suo nuovo romanzo, confrontandosi infine con le rimozioni della memoria di un paese e del suo passato coloniale.
Trailer (ITA)

Fabrizio De André - Principe Libero

Data di uscita: 23/01/2018
Genere: Biografico
Paese: Italia
Regia: Luca Facchini
Cast: Luca Marinelli, Valentina Bellè, Elena Radonicich
Trama: Fabrizio De André - Principe libero, il film diretto da Luca Facchini, con Luca Marinelli nei panni del grande cantautore genovese, mette in scena il racconto di una personalità unica che ha segnato la storia della canzone e della cultura italiana.
Trailer (ITA)

Bigfoot junior

Data di uscita: 25/01/2018
Genere: Animazione
Paese: Belgio, Francia
Regia: Jeremy Degruson, Ben Stassen
Cast: Christopher L. Parson, Marieve Herington, Joe Ochman
Trama: Il duo di registi Jeremy Degruson e Ben Stassen (Il _Cast_ello magico), firma una nuova emozionante avventura animata con protagonista il temerario figlio di Bigfoot. Bigfoot Junior si chiama Adam e non ha mai conosciuto suo padre. Quando un giorno scova una pista che può condurlo dal genitore scomparso, il ragazzino spettinato - zaino in spalla e scarpe comode - si inoltra nel folto della foresta alla ricerca di una creatura magica e leggendaria. Bigfoot non combacia con i racconti dell'orrore che lo dipingono un gigantesco mostro famelico, ma si rivela un padre affettuoso e giocherellone, impaziente di mostrare al figlioletto gli smisurati poteri dei "Piedoni". Perché mai, allora, ha abbandonato la sua famiglia? Per proteggerla da un'organizzazione senza scrupoli intenzionata a utilizzare il suo DNA per condurre abominevoli esperimenti scientifici. Quello che Adam non sa è che gli uomini dell'organizzazione lo hanno seguito per stanare e catturare Bigfoot Senior.
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Chiamami col tuo nome

Data di uscita: 25/01/2018
Genere: Drammatico, Sentimentale
Paese: Italia, Francia, Brasile, USA
Regia: Luca Guadagnino
Cast: Armie Hammer, Timothée Chalamet, Michael Stuhlbarg
Trama: Chiamami col tuo nome, il nuovo film di Luca Guadagnino basato sul famoso romanzo di André Aciman, è una struggente storia d'amore e amicizia, sullo sfondo della bassa padana durante la calda estate del 1983. Nonostante la sua giovane età, il diciassettenne americano Elio Perlman (Timothée Chalamet), si dimostra un musicista colto e sensibile, più maturo e preparato dei suoi coetanei. Passando, infatti, il suo tempo a trascrivere e suonare musica classica, leggere, e flirtare con la sua amica Marzia (Esther Garrel).
Figlio di un eminente professore universitario (Michael Stuhlbarg) specializzato nella cultura greco-romana che ogni anno ospita uno studente straniero impegnato nella stesura della tesi di post dottorato, Elio attende nella villa XVII secolo di famiglia l'arrivo di un nuovo allievo di suo padre. A risalire il vialetto per trascorrere le vacanze estive nella tenuta Perlman è il giovane Oliver (Armie Hammer) un ventiquattrenne statunitense bello e affascinante. I suoi modi disinvolti colpiscono immediatamente l'adolescente impacciato, che comincia ad affacciarsi all'amore. Gli incontri tra i due giovani sono permeati da un'intensità unica e palpabile: tra lunghe passeggiate, nuotate e discussioni, nel corso di un'estate che cambierà per sempre le loro vite, nasce tra loro un desiderio travolgente e irrefrenabile.
Trailer (ITA)

Downsizing

Data di uscita: 25/01/2018
Genere: Commedia, Drammatico, Fantascienza
Paese: USA
Regia: Alexander Payne
Cast: Matt Damon, Neil Patrick Harris, Kristen Wiig
Trama: Il regista Alexander Payne ambienta Downsizing nella sua città natale, Omaha, in Nebraska. In un futuro non molto lontano, gli esseri umani sperimentano una soluzione inedita all'eccessivo consumo energetico che ha impoverito il pianeta: una procedura di rimpicciolimento all'avanguardia in grado di ridurre temporaneamente le dimensioni di un uomo di circa un ottavo, permettendogli così di risparmiare le risorse a disposizione. Una coppia di sposi (Matt Damon e Kristen Wiig), in crisi coniugale, decide di sottoporsi al processo con la speranza di una vita migliore, ma quando sua moglie si tira indietro all'ultimo momento, all'uomo non resta che unirsi a una piccola comunità di suoi simili e affrontare da solo le difficoltà che derivano dalle nuove misure ridotte.
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Edhel

Data di uscita: 25/01/2018
Genere: Drammatico, Fantasy
Paese: Italia
Regia: Marco Renda
Cast: Gaia Forte, Roberta Mattei, Mariano Rigillo
Trama: Edhel è una bambina nata con una malformazione del padiglione auricolare che fa apparire le sue orecchie "a punta". Affronta il disagio chiudendosi in se stessa e cercando di evitare qualunque rapporto umano che non sia strettamente necessario. La scuola e i compagni, per lei, sono un incubo. L'unico posto in cui si sente felice è il maneggio in cui Caronte, il suo cavallo, la aspetta tutti i pomeriggi così come faceva con suo padre prima che morisse in un incidente di gara. Edhel vive con la madre Ginevra. Il rapporto tra le due è difficile e conflittuale. Ginevra preme perché la figlia si operi, correggendo quel difetto che la separa da una “normalità” convenzionale. Lo desidera per il bene della figlia, affinché possa essere felice come le sue coetanee. L'incontro con Silvano, il bizzarro bidello che inizia Edhel al mondo del fantasy, convince la ragazza della possibilità che quelle orecchie siano il chiaro segno della sua appartenenza alla nobile stirpe degli Elfi. Da quel momento in poi, Edhel inizierà a credere nella magia di poter essere finalmente se stessa.
Trailer (ITA)

Finalmente Sposi

Data di uscita: 25/01/2018
Genere: Commedia
Paese: Italia
Regia: Lello Arena
Cast: Monica Lima, Enzo Iuppariello, Nunzia Schiano
Trama: Enzo e Monica, dopo un breve momento di popolarità per aver partecipato ad un reality show, decidono di sposarsi. O meglio Monica decide di sposarsi, Enzo fino a quel momento era totalmente preso dalla sua discutibile carriera di allenatore di calcio giovanile. Monica sogna, come ogni ragazza, un matrimonio perfetto. Tutto dev'essere speciale, ma spesso le cose speciali sono quelle più costose. Monica decide tutto lei: l'abito da sposa, il ristorante, le bomboniere, il viaggio di nozze, l'arredamento per la casa. Enzo, dopo un'analisi accurata del bilancio familiare, valuta che, con i dovuti sacrifici, entro cinque anni riusciranno a pagare tutti i debiti contratti con il finanziamento che dovranno richiedere. In più a pochi giorni dal matrimonio, Enzo e Monica ricevono la notizia che il centro commerciale dove lavorano a breve chiuderà. Monica non ne vuole sapere nulla, e la brutta notizia non deve rovinare il giorno più bello della sua vita. Ma passati i festeggiamenti i due neo sposini, anziché partire per il viaggio di nozze a Miami, si vedono irrimediabilmente costretti a prendere un pullman con destinazione Wolfsburg dove troveranno Ciro, cugino di Enzo, che li aiuterà a cercare una stabilità e un futuro che la loro amata città non gli può assicurare.
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Gli invisibili

Data di uscita: 25/01/2018
Genere: Biografico, Drammatico, Storico, Guerra
Paese: Germania
Regia: Claus Räfle
Trama: Berlino, 1943. Il regime nazista ha ufficialmente dichiarato la capitale del Reich "libera dagli ebrei". Tuttavia alcuni di loro sono riusciti in un'impresa apparentemente impossibile: sono diventati 'invisibili' agli occhi delle autorità. Tra questi Cioma, Hanni, Eugen e Ruth, quattro giovani coraggiosi troppo attaccati alla vita per lasciarsi andare ad un triste destino. Questo film racconta la loro incredibile e commovente storia vera, rivelando un capitolo poco conosciuto della resistenza degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.
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La testimonianza

Data di uscita: 25/01/2018
Genere: Drammatico
Paese: Austria, Israele
Regia: Amichai Greenberg
Cast: Ori Pfeffer, Rivka Gur, Hagit Dasberg Shamul
Trama: Yoel, un ricercatore che studia l'Olocausto, è nel mezzo di una battaglia legale, ampiamente ripresa dai media, contro interessi potenti in Austria. La questione riguarda un brutale massacro di ebrei che ebbe luogo verso la fine della Seconda guerra mondiale nel villaggio di Lendsdorf. Un'influente famiglia di industriali, sulle cui terre avvenne la strage, sta progettando di costruire un complesso immobiliare proprio in quel luogo. Yoel sospetta che il loro scopo sia quello di insabbiare il caso per sempre, ma ha difficoltà a trovare le prove definitive per fermare il progetto. Mentre svolge le sue ricerche sull’incidente, Yoel esamina testimonianze secretate di sopravvissuti all’Olocausto e, scioccato e sorpreso, ritrova una testimonianza resa dalla madre, di cui non sospettava l’esistenza. In essa, la donna confessa un fondamentale segreto del proprio passato. Yoel, che sta svolgendo una doppia ricerca, personale e scientifica, è intrappolato tra muri di silenzio. Da storico incrollabilmente dedito alla verità, decide di continuare le ricerche anche a costo di rovinare la propria vita personale e professionale.
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L'uomo sul treno

Data di uscita: 25/01/2018
Genere: Thriller, Azione
Paese: USA, Gran Bretagna
Regia: Jaume Collet-Serra
Cast: Liam Neeson, Vera Farmiga, Dean-Charles Chapman
Trama: L'uomo sul treno, l'action-thriller diretto da Jaume Collet-Serra, racconta una corsa contro il tempo, una caccia serrata sui binari in cerca di un misterioso sconosciuto. Ogni giorno, da dieci anni, l'assicuratore Michael McCauley (Liam Neeson) sale su un treno di pendolari per andare al lavoro. I volti nascosti dietro libri tascabili e pesanti ventiquattrore diventano familiari all'uomo, che dice di essere un buon osservatore oltre che un passeggero affezionato; e il solitario viaggio quotidiano diventa quasi uno spostamento in compagnia.
Un giorno come tanti Michael viene avvicinato dalla sedicente psicologa Joann (Vera Farmiga), che impettita sul sedile accanto gli propone una sfida apparentemente innocua: identificare un passeggero “fuori posto”, una persona che viaggia sullo stesso treno e risponde a determinate caratteristiche, prima della fermata successiva. Intrigato, Michael accetta la sfida, ma finisce coinvolto in una pericolosa cospirazione criminale che potrebbe costare la vita a lui e agli altri passeggeri del convoglio.
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Made in Italy

Data di uscita: 25/01/2018
Genere: Drammatico
Paese: Italia
Regia: Luciano Ligabue
Cast: Stefano Accorsi, Kasia Smutniak, Fausto Sciarappa
Trama: Terzo film da regista del cantante e musicista Luciano Ligabue, Made in Italy è ispirato all'omonimo concept album uscito nel novembre del 2016. Stefano Accorsi è il protagonista Riko, un uomo di specchiate virtù e comprovata sfortuna: in_Cast_rato in un lavoro che non ha scelto, a malapena in grado di mantenere la casa di famiglia. Può contare però su un variegato gruppo di amici, su una moglie che, tra alti e bassi, ama da sempre, e un figlio ambizioso che frequenta l'università. Nonostante questo, Riko è un uomo arrabbiato, pieno di risentimento verso una società scandita da colpi di coda e false partenze. Quando le uniche certezze che possiede si sgretolano davanti ai suoi occhi, all'uomo non resta che reagire, prendere in mano il suo presente e ricominciare, in un modo o nell'altro.
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Paradise

Data di uscita: 25/01/2018
Genere: Drammatico
Paese: Russia, Germania
Regia: Andrei Konchalovsky
Cast: Yuliya Vysotskaya
Trama: Un film che è un monito: storie di vita quotidiana durante la Seconda guerra mondiale per ricordare "che questo è stato". Rai (Paradise) è un lungometraggio sui destini incrociati di tre personaggi nel tempo triste di una guerra senza precedenti: Olga, un'aristocratica russa emigrata e ora parte della Resistenza francese; Jules, un collaborazionista francese; Helmut, un ufficiale di alto rango delle SS.
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Tutti gli uomini di Victoria

Data di uscita: 25/01/2018
Genere: Commedia, Drammatico, Sentimentale
Paese: Francia
Regia: Justine Triet
Cast: Virginie Efira, Vincent Lacoste, Melvil Poupaud
Trama: Victoria è un avvocato penalista che deve districarsi quotidianamente tra tanti drammi: dal calo del desiderio sessuale, compensato con incontri casuali e fugaci, agli assalti di un ex marito che prova a sfruttare, anche economicamente, i risvolti scabrosi della loro passata relazione. Accetta di difendere un suo amico, affidandosi a due improbabili testimoni, uno scimpanzé e un cane dalmata, vince e inciampa in un nuovo dramma.
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Oleg e le arti strane

Data di uscita: 26/01/2018
Genere: Documentario
Paese: Spagna
Regia: Andrés Duque
Trama: Oleg Nikolaevich Karavaichuk (1927-2016) è stato un leggendario ed eccentrico compositore russo. Bambino prodigio cresciuto sotto il regime di Stalin, frequentò il Conservatorio di Leningrado e sfuggì all'oppressione del KGB scrivendo musica per il cinema, lavorando al fianco di registi come Sergej Paradžanov e Kira Murátova. All'età di 89 anni, Karavaichuk era ancora una figura attiva, controversa e sconcertante nella cultura russa. Andrés Duque è il primo straniero che sia riuscito a conquistare la fiducia del musicista; il risultato è un omaggio anticonvenzionale e toccante, un film poetico in cui l'artista rapisce lo spettatore con parole, gesti e note di pianoforte del tutto inaspettati, portandolo a percepire la bellezza liberatoria delle dissonanze in folgoranti improvvisazioni dal vivo.
Trailer (ITA)
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